Cyberpunk e nomadismo, tra le campagne romagnole. I Mutoid secondo Zimmerfrei

Un estratto del film dedicato da Zimmerfrei alla Mutoid Waste Company e alla loro comunità romagnola, fondata oltre vent’anni fa a Sartancangelo. Il ritratto di una compagnia di viaggiatori ed artisti, celebri per l’inconfondibile estetica punk ed il riuso creativo di rottami

Mutoid Waste Company

Nomade, selvatica, anarchica, creativa. La Mutoid Waste Company nasce a Londra nel 1986 e dal 1991 fonda un suo quartier generale a Sartancangelo di Romagna, con gente arrivata via via dall’Inghilterra, dalla Scozia, dall’Irlanda, dal Canada, dall’Australia: da allora, l’accampamento dei Mutoid è divenuto parte dell’identità culturale cittadina, accolto e difeso dai residenti come patrimonio collettivo.
Viaggiatori per vocazione, senza fissa dimora, i Muitoid cercano continui input e risorse in giro per il mondo, portando avanti una filosofia di vita e di lavoro spartana, indipendente e comunitaria, misto di suggestioni freak, punk e cyberpunk. Quella dei Mutoid è l’arte del riuso per eccellenza: le loro sculture e installazioni nascono dall’assemblaggio di rifiuti inorganici – ferro, plastica, gomma, fibra di vetro, alluminio, rame, ottone – che un lavoro di ricerca, raccolta, lavorazione artigianale e reinvenzione fantastica trasforma radicalmente, sull’onda di un processo di metamorfosi spettacolare. Ne vengono fuori imponenti creature meccaniche, cyborg zoomorfi, mostri volanti, automobili sospese, bambole metalliche e robotici titani, che celebrano la bellezza dei rottami e il potere trasfigurante della prassi creativa più libera e disobbediente.

Nel 2013 la vecchia amministrazione di Sartancangelo aveva intimato la demolizione del campo dei Mutoid, in quanto agglomerato extraurbano abusivo, e il conseguente ripristino dell’area: ricorso regolarmente presentato, col sostegno dell’opinione pubblica, e puntualmente respinto dai giudici del Tar, con un’udienza dello scorso 7 novembre. Mutonia, per la legge, doveva sparire. Dopo ben ventitré anni di gioiosa permanenza. Una brutta storia, conclusasi però con un lieto fine. Nonostante la vittoria in tribunale, l’amministrazione comunale ha infine annunciato che non procederà con lo sgombero: “Ci siamo attivati da subito per avviare un percorso che porti alla regolarizzazione del campo”, ha spiegato all’indomani della sentenza il commissario Clemente Di Nuzzo. “Sono state coinvolte le varie Soprintendenze, che hanno detto che i Mutoid sono un esempio unico e devono restare a Santarcangelo. Ci sono stati vari incontri tecnici per trovare una soluzione”. Battaglia vinta, dunque, nonostante lo smacco giudiziario e le molte traversie.
Intanto, la straordinaria esperienza del Campo di Santarcangelo è diventata anche un film, Hometown Mutonia, firmato dal collettivo Zimmerfrei: presentato al 43simo Festival Internazionale del teatro di Santarcangelo, poi approdato all’ottavo Festival Internazionale del Film di Roma, lo scorso 25 marzo è stato infine riproposto dalla galleria Monitor per un evento speciale all’Anthology Film Archive di New York. “Nel girare il documentario abbiamo provato a essere lievi, poco indiscreti, ad abbandonare lo spirito del reporter che cerca l’effetto, lo spettacolo. Abbiamo cercato di capire e di farci capire, di dialogare“: così commentavano il loro film Zimmerfrei; un film dedicato non tanto al fenomeno artistico Mutoid, quanto al loro spazio di vita, di lavoro, di libertà e di solidarietà, in questo angolo remoto d’Italia. Spazio in cui adulti e bambini vivono in simbiosi col paesaggio, come in un’unica famiglia allargata. E la regola per sopravvivere è una, semplicissima, dal sapore punk: “do it yuorself”. Saper usare le mani, essere in grado di costruirsi da soli quello che serve. Tutto il resto è superfluo. E anche l’arte, a Mutonia, è un fatto di mani, di scambi, di rigenerazioni, di autosufficienza. Bastarsi, essere comunità, essere spazio vitale in perpetua mutazione.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Emanuela

    Sono felicissima per come tutta la comunità santarcangiolese ha difeso queste “creature” con un affetto tutto romagnolo, generoso, aperto e sincero. Santarcangelo ha adottato i Mutoid w c come figli di un espressione anarchica e gioiosa, nella piena libertà di espressione che si riconosce agli artisti, senza pregiudizi e senza conformismi. Lunga vita ai mutoid e ai cittadini romagnoli che hanno difeso il loro spirito libero difendendo l’arte e la vita, il sogno e la realtà. Grazie grazie grazie. Forse non è un caso che il grande Fellini respirasse quest’aria… Vi amo tutti

  • kia

    e dove si potrà vedere tutto?