Cildo Meireles, viaggio al centro di un teatro estetico. Un film della Tate

Versione integrale di un documentario prodotto dalla Tate, dedicato a Cildo Meireles. Uno tra i più noti artisti sudamericani del secondo Novecento, che ha influenzato con autorevolezza e genialità il linguaggio dell’installazione. E che Milano celebra con una mostra all’Hangar Bicocca

Cildo Meireles, Marulho, 1991-1997 - Photo: Sophie Mutterer and Filipe Braga - Courtesy Cildo Meireles

Monumentali (oppure microscopiche), teatrali, drammatiche, interattive, sinestetiche, spettacolari, sospese tra pensiero politico, indagine umana, fisicità vibrante e potenza del concetto. Le installazioni di Cildo Meireles le abbiamo viste, in questo weekend milanese targato miart, negli spazi imponenti dell’Hangar Bicocca, a disegnare un teatro estetico coinvolgente: spazio del rischio e della sorpresa, avvolto da un buio scenico enfatico, in cui tutti i recettori sensibili e i canali della percezione vengono chiamati in causa. Disorientando, seducendo, accogliendo o respingendo. Ed è un fatto di vista, di olfatto, di tatto, di udito, di gusto, di equilibrio, di orientamento, di presenza; e ancora di pesi, volumi, densità, temperatura, texture, colori, scansione del tempo e misura dello spazio: esserci, completamente, per mettersi alla prova, per perdersi, per trovarsi altrove, per cambiare prospettiva. Perchè “quello che vedi non è esattamente quello che è“. E la “questione generale dell’arte“, in fondo, sta tutta qui.

Cildo Meireles, brasiliano, classe 1948, è uno dei più grandi artisti sudamericani viventi. Uno che fin dagli anni Sessanta ha contribuito a definire le evoluzioni del linguaggio contemporaneo, essenio pioniere nel campo dell’installazione, autore di opere grandiose e indimeticate. A lui la Tate, in collaborazione con l’Arts Council England, ha dedicato questa produzione audiovisiva, firmata nel 2008 dal regista Gerald Fox. Un ritratto ravvicinato e autentico, in forma di documentario, che segue l’artista fin nel cuore del suo lavoro, tra un commento ed un racconto, nei cantieri, nei laboratori, tra le opere e i materiali, accanto ai collaboratori, lungo le strade di Rio de Janeiro e nei luoghi del suo quotidiano. Là dove si accendono intuizioni, idee, suggestioni, destinate a tramutarsi in forme e strutture universali, cariche di pathos.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.