L’ispirazione arrivò dopo una visita alla Cappella di Santa Maria del Rosario, a Vence, in Costa Azzurra: una chiesetta cattolica progettata a decorata da Matisse tra il 1949 e il 1951. Folgorato dalla bellezza degli interni – spazi spogli e nitidi pervasi dalle luci delle grandi vetrate colorate – Tokujin Yoshioka, celebre artista e designer giapponese, ebbe un’intuizione. La sua Rainbow Church sarebbe nata da lì a poco, sul filo di quelle suggestioni luminose: 12 metri d’altezza, per un’imponente installazione monolitica, composta da 500 prismi di cristallo, da cui filtrano i raggi solari. L’ambiente intorno si satura così di un bagliore arcobaleno, avvolgendo i visitatori come in uno spazio mistico, surreale. L’opera è stata al centro di una grande personale, dal titolo Crystallize, allestita fino a fine gennaio 2014 al Museum Of Contemporary Art di Tokyo. Lavori arrivati dall’intero percorso di ricerca di Yoshioka, che da anni si orienta allo studio dei cristalli, delle loro proprietà rifrangenti e  del processo da cui si originano, in natura.

La mostra di Tokyo immergeva il pubblico dentro un ampio spazio – duemila metri quadrati, suddivisi in tre zone – completamente candido, disegnato da luci, riflessi, concrezioni cristalline. Un paesaggio magico in cui sperimentare la meraviglia di alcuni fenomeni naturali, dalla scopmposizione di una luce bianca nello spettro cromatico, alla formazione dei cristalli, indotta tramite un processo chimico: i piccoli solidi, dotati di un’architettura atomica regolare e reticolare, germogliano intorno a un corpo immerso in una soluzione salina sovrasatura, ramificandosi. Così accade, ad esempio, nella sorprendente Spider’s Thread, la silhouette sospesa di una sedia, formata da sette fili trasparenti. Intorno alla sottile struttura, lentamente, crescono intrecci di cristalli, costruendo il volume dell’oggetto, così che il processo di morfogenesi appartenga al tempo e alla natura, e non all’azione diretta dell’artista.
La serie Ray of Light è invece composta da sculture prismatiche trasparenti, dal design essenziale e la bellezza vitrea, da cui giungono fasci arcobaleno orientati verso le pareti della galleria. In mostra anche le due famose sedie Honey-pop e PANE chair , parte di una corposa produzione design (1989-2014) che include progetti per marchi prestigiosi, da Issey Miyake a Swarovski, da Kartell a Moroso e Desalto.
Una foto scattata all’interno dello spazio espositivo, di fronte alla ieratica Rainbow Church, è stata scelta di recente dalla nota pop singer giapponese Juju, come cover del live album Gift.

Helga Marsala

www.tokujin.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Alberto Perilli

    Bellissimo dossier sui papà nell’ultimo numero di Focus…
    Ve lo consiglio…