Scene di vita quotidiana, in una famiglia borghese di Milano, nel lontano 1989. Cadeva il Muro di Berlino, cambiavano i destini dell’Occidente e la vita scorreva, inquieta e normale, nelle famiglie e tra le persone. Questo piccolo, prezioso corto di Francesca Coppola è un pezzetto di memoria, un frammento biografico immaginato daccapo, in forma di racconto, per fare i conti ancora e ancora con il senso della propria storia. Dandogli forma, struttura: quella di un film, come un viaggio intimo ma non esclusivo, comune a chissà quante storie, quanti altri destini affini.
I “fenicotteri” sono quelli che Alice andava a sbirciare col papà, in un parco vicino casa, prima di godersi un giro sulle giostre e due passi mano nella mano. Giusto un dettaglio impresso nella mente, di quei ricordi che si saturano d’emotività e poi si associano a qualcosa di più grande: un legame, una relazione, il tempo trascorso insieme, quando si era vicini, sotto uno stesso tetto, tra coccole, routine e affettuose fughe pomeridiane.
Fenicotteri è il ritratto di una famiglia qualunque e di un amore speciale, quello tra una bimba e suo padre; ed è la storia di un’inquietudine, di una pausa sommessa, di un’intuizione confusa. Perchè quando un matrimonio si spezza, dentro una bolla di silenzi e di tensioni, un bambino sa già quello che accade, senza bisgono di parole. Sa già tutta la sofferenza, tutta la solitudine, tutto il tormento di uno squarcio che verrà.

E allora, più che mettere in scena la vicenda di una seperazione, Fenicotteri restituisce il timbro straordinario di questa sensibilità. La percezione della fine, un attimo prima che l’amore finisca. Ed è questo il segreto del film, selezionato ne 2013 per la rassegna New Directors/New Film del MoMa e del Lincoln Center di New York. Esattamente questa ambiguità, questa energia indefinita che circola, senza risolversi mai, per tutti e quindici i minuti scanditi da immagini eloquenti e da dialoghi ridotti all’osso. Succede poco e niente. E a parlare sono gli occhi di Alice, i gesti di Paolo, i rituali stanchi di Marianna – con un altro bambino in arrivo – la cappa di malinconia e il desiderio di tenersi, di appartenersi, di restare in piedi, come il più solido dei muri.
E invece crollava, in quei giorni, il Muro di Berlino, come crollava la famiglia della piccola Alice. Un parallelo che riecheggia in lontananza, ma che Francesca Coppola non manca di sottolineare: “Il Muro di Berlino è stata la caduta finale di una idea politica che era morta da anni e che fu sepolta con evento una epico e pieno di significativo“, raccontava in un’intervista su i-italy.org. “In un certo senso quacosa che rispecchia il matrimonio di Paolo e Marianna. E’ durato a lungo, eppure si è concluso con un’azione decisa: uno dei due esce di casa e si chiude la porta alle spalle. Il muro che crolla è per me è un simbolo che rappresenta la fine di un matrimonio“.
Ed eccola la fine, dopo una sequenza di scene affidate a una splendida fotografia, nella luce calda e nostalgica di un’estate agrodolce, indimenticata.

Fenicotteri, 2013 - un film di Francesca Coppola
Fenicotteri, 2013 – un film di Francesca Coppola

L’ultimo gesto, quello del crollo, della caduta, ancora una volta non viene mostrato. Nè parole, nè immagini. La massima sottrazione possibile. Alice nel suo letto, gli occhi sbarrati, la casa nel silenzio e un rumore appena. Uno strappo. Una valigia chiusa nel mezzo della notte. Qualcuno se ne va – forse il papà, forse la mamma – lasciandosi alle spalle l’ultimo abbraccio, l’ultimo pasto, l’ultimo nodo nel cuore.
Francesca Coppola vive da qualche anno a New York. Dopo aver collaborato alla produzione di diversi film e documentari, lavorando anche con importanti istituzioni – dalla Weinstein Company al Tribeca Film Institute – ha iniziato il suo percorso con la regia. Fenicotteri è il suo primo film con un taglio personale, una prova delicata per imparare a raccontarsi, nello spazio tra l’emozione e la visione. 

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.