Domenica peccaminosa in compagnia del danese Lars Von Trier, che dopo la sessione fotografica si defila dalla conferenza stampa. Indossava una maglietta nera con la palma di Cannes e la scritta “Persona Non Grata”: così fu definito nel 2011 dal festival francese, venendo espulso per via di alcune sue dichiarazioni bollate come filonaziste, in occasione della presentazione di Melancholia.
Con Von Trier arrivano i primi applausi sonori di questa 64° Berlinale, grazie alla piacevole sorpresa che Nymphomaniac ha riservato agli spettatori. Nessuno pensava di divertirsi così tanto, perchè il regista sullo sfondo della storia, che ruota intorno al persnaggio di una ninfomane, costruisce un dialogo assurdo tra due personaggi improbabili, utili ad allentare la tensione erotica: un modo per fare da contraltare al rischio di uno scivolone nel pornografico tout court.

Il film dura, nella versione “breve”, quasi due ore e mezza. Che però non si sentono proprio. Anzi, quando finisce si resta con una gran voglia di vedere il seguito. Anche l’edizione corta non si risparmia in quanto a cunnilingus, primi piani vaginali, particolari pelvici, ma il tutto è incastonato in un contesto talmente surreale da perdere la connotazione più strettamente fisica, per entrare nell’ antropologico, nel sociologico, nell’eziologico. Per di più, con il continuo intervento ludico di citazioni letterarie, filosofiche, favolistiche, illustrative. In fondo è questo che più colpisce: l’atteggiamento infantile del regista, che ha una grande idea e vorrebbe enciclopedizzarla. Si tratta di una versione di Von Trier un po’ greenawayana, ma meno greve rispetto al regista inglese. Anzi, un po’ superficiale. Perchè con la volontà di metterci un po’ di tutte le nozioni possibili, questo ptimo capitolo di Nymphomaniac prende l’aspetto del sussidiario. Sarà per questo che il film funziona. Che diverte. Che comunque dissacra. E lo fa in una maniera veramente e piacevolmente scoretta.

Federica Polidoro
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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.
  • angelov

    Ma si! che si possa finalmente affermare, e liberamente, che tutti si nasce a seguito di una bella sc.p..a molto piacevole ed attraversando una v..gi.a: evviva tutte le mamme ed i papà…

    • Ivan Bloch

      Così liberamente che non riesci neanche a scrivere scopata e vagina. Che tristezza.

      • angelov

        Peccato ti sia sfuggita l’ironia del mio commento, ma si…dai, sarà buona la prossima…