Lo aspettavamo dal primo giorno e finalmente è arrivato. Boyhood di Richard Linklater è uno strazio che dura 167 minuti. Sì, grande l’interpretazione di Ethan Hawke, che strappa più di qualche sorriso, credibile Lorelein Linklater, figlia del regista, che interpreta la sorella del protagonista. Ma queste tre ore che si annunciavano epiche finiscono per annoiare già dopo i primi sessanta minuti. Con una trama prevedibile all’inverosimile. E un fastidioso sottinteso: quello di voler piacere a tutti i costi, di voler rappresentare tutti, attaverso luoghi comuni e un po’ di retorica. Il risultato è quello di sentirsi asfissiati e intrappolati per forza in uno spazio stretto come la gabbia di una cavia.

L’idea di fondo era geniale e lo stesso regista aveva dichiarato di non sapere cosa sarebbe potuto accadere. In realtà non è accaduto niente. Solo il dispiacere di vedere Ethan Hawke invecchiare brutalmente, seguito dalla telecamera per ben dodici anni, dall’età di nove fino all’inizio del college. Linklater non è Opalka. Non c’è nessun pensiero dietro. C’è solo lui che registra un ragazzo a distanza regolare di un anno. Lo prende e lo mette in una casa con genitori, parenti e amici finti. Una pallida imitazione di Truman. Poteva usare family footage e sarebbe stato più onesto. Questa via di mezzo che pretende di essere onesta è solo una soluzione facile, dove facile non sta nè per puro, nè per minimale. E’ un film su un meccanismo, più che su un contenuto. Tutti volti e fatti comuni. Boyhood: uno, nessuno, centomila.

Federica Polidoro

 

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.