Tra i protagionisti di quest’ultimo art week bolognese, Christian Jankowski è ospite della Fondazione del Monte, fino al prossimo 16 febbraio, per una personale dal titolo Magic Numbers, realizzata in collaborazione col MAMbo, in occasione de La Grande Magia, opere scelte dalla collezione Unicredit. Ed è proprio la magia il tema che unisce, come una linea invisibile e continua, la collettiva del Museo d’Arte Moderna di Bologna e il piccolo, prezioso progetto messo su dalla Fondazione emiliana. Fulcro del focus su Jankowski è una nuova produzione, realizzata ad hoc coinvolgendo alcuni dirigenti dell’Istituto di origine bancaria: Marco Cammelli (Presidente), Giuseppe Chili (Financial Advisor), Maura Pozzati (Consigliere d’amministrazione con delega alla cultura), Adelfo Zaccanti (Executive Manager), Giorgia Agrimano (referente area erogazioni) e Marco Emiliani (referente area amministrativa), hanno interagito con quattro maghi – Gianni Loria, Andrea Baioni, Pino De Rose, Pier Paolo Geminiani – mettendo in scena un surreale meeting costruito intorno all’intrigante, intelligente, affasicnante accostamento tra il mondo della magia e quello della finanzia. Sortilegi di numeri e di mani, fra trucchi di speculatori e show di prestigiatori, mescolando destino, volontà, furbizia, velocità, logica, creatività, rapporto tra verità e finzione, tra potenza dell’illusione e precarietà del reale.

A cotè, una serie di opere realizzate tra il 1996 e il 2002, tutte sul tema del magico e dell’occulto, e sempre con quel tratto riconoscibile nell’estetica dell’artista tedesco: vocazione relazionale, analisi dei meccanismi sociali, passione per il sistema dei mass media e della comunicazione visiva contemporanea. Da In My Life as a Dove, (1996), storia del mago che trasformò l’artista in colomba, a In Director Poodle (1998), in cui è il direttore di un museo a trasformarsi in un barboncino bianco, fino a Flock (2002), numero epico con cui l’assistente di David Copperfield trasformò il pubblico di una mostra in un gregge di pecore.
Infine, Telemistica, prodotto nel 1999 per la Biennale di Venezia di Harald Szeemann, opera geniale che consacrò Jankowski come uno degli artisti emergenti più intensi e interessanti degli anni Novanta. Un video semplice, che incolla allo schermo: nient’altro che la diretta di alcune trasmissioni andate in onda, ai tempi, su delle tv locali, quei classici programmi di cartomanzia in cui il pubblico interviene, telefonicamente, chiedendo di sapere qualcosa sull’amore, la salute, il lavoro o la fortuna. Le stelle o le carte raccontano il presente ed il futuro, mentre astrologi esperti li interpretano, dando risposte a chi è in cerca di un conforto, di un’illusione, di un’altra verità.

Christian Jankowski, Telemistica, 1999
Christian Jankowski, Telemistica, 1999

In questo caso a intervenire è un giovane artista internazionale, selezionato per la Biennale di Venezia. Christian è il suo nome: col suo italiano stentato interroga questo e quello sulle sorti del suo prossimo progetto artistico, per il quale ha “poco budget ma molta volontà”. Conversazioni assurde, con documentazione nuda e cruda: una collezione di domande, risposte, rassicurazioni, false preveggenze e ingenuità, con cui esplorare un mondo traboccante di creduloneria e furbizia, romanticismo popolare e uno straordinario gusto kitsch.
In questo estratto è l’energica Barbara ad alzare la cornetta. Tra consigli dispensati con destrezza e un’attenta lettura dei tarocchi, la donna non nasconde l’orgoglio per essere entrata nel curriculum di un artista invitato in Biennale. Cose che non capitano tutti i giorno, mica bazzecole. E alla fine, Barbara non ha dubbi: “Caro Chstistian, il destino è dalla tua parte. Sarà dura, ci saranno momenti difficili, ma non dovrai buttarti giù. Ce la farai”. Parola di cartomante.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.