Arte e politica. Tra violenze, battaglie, repressioni, rivendicazioni sociali e contorte dinamiche del potere. La rassegna Glocal Tales II, ospitata a Brescia negli spazi di Motel b e curata da Francesca Guerisoli, procede attraverso una serie di tappe monografiche, dedicate ad artisti che fanno della propria ricerca uno strumento di lettura critica del presente, partendo dall’analisi di specifici contesti geografici e culturali. La pratica e il pensiero dell’arte come azione politica, presa di posizione sul reale, continuità o sovversione, costruzione o conflitto. Dopo la prima edizione internazionale, in cui si sono succeduti i lavori di Regina José Galindo, Oliver Ressler, Ciprian Mureşan e Teresa Margolles, questo secondo ciclo, tutto italiano, ospita a scaglioni i video di Raffaella Crispino, Pietro Mele, Chiara Mu, Giuseppe Stampone. E appare casualmente e straordinariamente attuale l’opera presentata sabato 4 gennaio da Chiara Mu, giusto all’indomani dell’esplosione di un nuovo clamore mediatico legato ai fatti del G8 di Genova: P&V (Police and Violence), un video di circa dieci minuti che documenta una performance del 2009, si trasforma con perfetto tempismo in un duro commento sulla storia dei pestaggi della scuola Diaz. Storia finita di recente, con la solita lentezza giudiziaria ad annacquare gli iter processuali ma non le ferite.

Così, alle condanne in via definitiva per l’irruzione del 21 luglio 2001, tra lo scorso Natale e Capodanno sono seguiti gli arresti di 11 dei poliziotti coinvolti. Le dinamiche sono note: le forze dell’ordine circondarono e sfondarono la scuola-dormitorio, aggredendo gli ospiti e introducendo prove false (molotov artigianali e altri strumenti di guerrigilia) per giustificare la “macelleria messicana” – così la definì l’allora vicequestore di Roma, Michelangelo Fournier – e gli 87 feriti gravi che ne scontarono l’orrore. L’immenso raduno genovese, nato per manifestare il proprio “no” alle nuove logiche del mercato globale, allo strapotere della finanza, all’uccisione delle culture locali e degli spazi di democrazia, si era trasformato in un inferno senza eguali. Fiamme, botte, lacrimogeni ad altezza uomo, vetrine spaccate, incendi, scontri disumani. E poi la morte, all’improvviso.
Nessuna indulgenza, oggi, per quegli ultimi tre superpoliziotti finiti ai domiciliari, che avevano chiesto i servizi sociali: pene alternative negate. E sulla stampa è polemica, tra chi plaude e chi si indigna per la durezza della magistratura.

Genova, G8 - 2001
Genova, G8 – 2001

A indignarsi invece per l’inspiegabile blitz, per i volti insanguinati, per le braccia alzate in segno di resa, per i colpi alle teste e alle costole, e per quel disegno volto a screditare un intero movimento di protesta, è invece Chiara Mu. Il lavoro esposto a Brescia nasceva nel 2009, nell’ambito della mostra Police and Violence (Sassoon Gallery, Peckham), una riflessione sui fatti accaduti durante il G20 di Londra, culminati con l’assassinio di Ian Tomlinson per mano della polizia londinese. In un tragico, doloroso parallelo con l’inferno che aveva messo a ferro e fuoco Genova – tra le voci pacifiche dei no global, gli eccessi di infiltrati, black block e teppisti, la morte assurda del ventenne Carlo Giuliani, l’intervento mal gestito, oppressivo e pieno di zone d’ombre della polizia – l’artista porta a galla le sue memorie di attivista, presente a quel fatidico G8, combinando un’azione live alla proiezione di una testimonianza video.

Genova, G8 - 2001 - blitz alla scuola Diaz
Genova, G8 – 2001 – blitz alla scuola Diaz

Invitato il pubblico a prendere posto su alcune sedie al centro della stanza, Chiara afferra una mazza e inizia a sorpresa il suo rituale. Colpi violenti alle gambe, le spalliere, le strutture delle sedie, facendo sobbalzare i presenti e inducendoli via via ad alzarsi, a scappare. Solo due ragazze restano al loro posto, resistendo, tra risate nervose, urla e sussulti d’imbarazzo: la rottura del bastone impedirà all’artista di fare piazza pulita, completando il progetto. Quindi, la seconda fase: parte la videoproiezione e in sala cala il silenzio, di botto. Dopo l’illogica esplosione di aggressività, nervosismo, ilarità e incredulità, le parole di una militante tedesca torturata dalla polizia a Genova danno improvvisamente peso e direzione a quel fragore. Tutti zitti, ad ascoltare.
La lunga notte della Diaz rivive nelle memorie sensibili della giovane donna, nelle sue pause, nei tremori, nel terrore che filtra, nel non senso che permane. E il rito si chiude, dall’azione all’ascolto, mettendo insieme i pezzi di un pensiero d’angoscia, di sospetto, di passione politica e di rabbia sociale. A concludere Glocal Tales II, il prossimo 18 gennaio, saranno due video di Giuseppe Stampone. Anche lui ospite di Artribune Television, per un nuovo link con la rassegna bresciana. P&V (Police and Violence), insieme a Stigma, altra opera di Chiara Mu, resteranno  in mostra da Motel b fino al 17 gennaio.

Helga Marsala

Motel b
via Montebello 21 – piano cortile, Brescia
Chiara Mu – opening sabato 4 gennaio 2014, ore 18.30
fino al 17 gennaio 2014
www.motelb.org

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Angelov

    La nostra Cultura si può ben vantare del fatto che, per mezzo del pensiero di Cesare Beccaria e degli illuministi a lui contemporanei, con un anticipo di decenni su tutte le altre nazioni, veniva stabilito che la tortura e la pena di morte dovessero essere abolite, perché ne era dimostrata l’inutilità ai fini del progresso umano e sociale.
    E proprio per questa ragione, in Italia ancora oggi non esiste una Legge contro la tortura, appunto perché si dovrebbe vivere in una nazione all’avanguardia in questo settore: infatti da più di un secolo ne dimostrammo l’inutilità, e fummo i primi in questo, etc
    Ma siccome non esiste una legge che la vieta, per questo si continua a praticarla.
    In questo modo, ancora una volta, è l’Ipocrisia a rivelarsi il vero peccato capitale nazionale.