Nelson Mandela, da prigioniero a Presidente. L’ultima mostra-tributo, a Parigi

Nella notte in cui si è spento il grande Nelson Mandela, un ricordo che risale a pochi mesi fa: Parigi, nei mesi della malattia, tra i ricoveri continui in ospedale, omaggiava l’ex Presidente del Sud Africa con una mostra allestita negli spazi del Municipio cittadino

Nelson Mandela

Si chiudeva lo scorso 27 luglio la grande mostra dal titolo “Nelson Mandela: de prisonnier à Président”, ospitata dall’Hôtel de Ville di Parigi, nell’ambito de “Les Saisons Afrique du Sud – France 2012 & 2013”, progetto di crossing culturale tra Francia e Africa. A organizzare l’evento erano il Museo dell’Apartheid di Johannesburg e la Fondazione Nelson Mandela, insieme al Comune di Parigi, che a Mandela aveva offerto la cittadinanza onoraria. Un tributo importante, per un uomo che da sempre avevca incarnato il senso della lotta più autentica e appassionata in difesa dei diritti umani e a favore dell’uguaglianza tra le razze.
Primo Presidente nero della Repubblica del Sud Africa, premio Nobel per la pace nel 1993, Mandela fu leader, guerrigliero ed attivista contro il regime del suo Paese, prima con la pratica di disobbedienza non violenta, poi sostenendo le ragioni della lotta armata. Un regime, quello sudafricano, istituito nel dopoguerra dall’etnia bianca e fondato sulla politica di segregazione razziale: alla popolazione nera veniva sistematicamente negato ogni diritto politico, sociale e civile.
La sua lotta indefessa contro la vergogna dell’Aparthenid, che fu lotta di liberazione, di giustizia e di orgoglio identitario, gli costò la libertà: lunghi anni di carcere, prima da giovanissimo e poi nella maturità, dall’età di 47 anni, chiuso in una cella angusta, talmente piccola da non riuscire a starvi completamente disteso. Una finestrella munita di sbarre e una porta di legno coperta da una inferriata di metallo erano le due soglie che lo separavano dal mondo, e che non avrebbe varcato prima dell’11 febbraio 1990. Mandela aveva 72 anni quando uscì di prigione. L’anno dopo sarebbe diventato Presidente del suo Paese: era l’inzizio di un complesso percorso di riconciliazione nazionale e internazionale.

Quella minuscola gabbia in cui aveva trascorso 27 anni, era stata riprodotta a grandezza naturale e poi installata nel cortile del Municipio di Parigi, la scorsa primavera: un segno forte, che inaugurava il percorso espositivo, condensando tutta la durezza, la fatica, la privazione e insieme l’altissima tensione morale che avevano attraversato la biografia di questo grande uomo.
Nelson Mandela si è spento a 95 anni, la sera del 5 dicembre 2013. A riuonare, in una notte di riflessione e di commozione, sono brani dei suoi discorsi, frammenti di arringhe, frasi, esortazioni. Parole austere, come queste, pronunciate cinquant’anni fa: “Ho nutrito l’ideale di una società libera e democratica, in cui tutte le persone vivono insieme in armonia. Questo è un ideale per cui vivo e che spero di realizzare. Ma se è necessario, è un’ideale per il quale sono pronto a morire”.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Angelov

    Leggendo “Lungo cammino verso la libertà”, ci si può rendere conto della levatura universale di questo straordinario uomo, che è riuscito a trasformare ciò che era speranza in sogno avverato, per se e per ogni altro uomo e donna non solo sudafricani.