Un’immersione tra le ultime ricerche visive di Corpicrudi, collettivo genevose in campo da diversi anni, che ha conquistato via via una maggiore maturità artistica – anche grazie alle collaborazioni col mondo della danza, della musica, del teatro – oltre i cliché più estetizzanti degli esordi. Il progetto Posthumous, pensato per la galleria Corpo 6 di Berlino e curato da Fabio Campagna, si concentra sulla produzione video, affrontata sempre in una chiave installativa, tralasciando l’aspetto fotografico e performativo che completa il lavoro del gruppo.
Un unico livello cromatico: bianco e nero costante, tenue, bagnato da una luce diurma, chiarissima, e tutto risolto in una radicale assenza di contrasti. Al centro alcune figure femminili angelicate, diafane, protagoniste de sei video, che arrivano dal corpus de Le Vergini, pensato nel 2011 per la galleria Guidi&Schoen di Genova, e dallo special project Sinfonia in Bianco minore, ospitato nel 2012-13 dalla Basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo, con la produzione di Traffic Gallery. Un solo inedito, dal titolo L’Ascesa (post.).

La cifra poetica di Corpicruidi emerge con chiarezza da questa selezione, in cui la narrazione simbolica si sviluppa attraverso alcune chiavi tematiche e stilistiche: l’elemento femminile, protagonista fin dagli inizi della loro ricerca, è qui strumento di misurazione e di contemplazione spazio-temporale, racchiudendo in sè i caratteri di fluidità, ciciclità, grazia e immaterialità; mentre una certa necessità di purezza elimina qualunque ricaduta narrativa, psicologica o carnale. Il senso del percorso rivelato ultimamente dalle azioni di Corpicrudi, sta tutto in una specie di alchimia votata all’astrazione, per una dissoluzione verso una dimensione pulviscolare, fatta di evocazioni e di memorie liquide, spersonalizzate. Dall’iconografia del corpo come presenza uterina, alla sua elevazione in quanto segno immateriale.

Da qui i movimenti ciclici, i loop e la predilezione per un andamento rituale, coreografico. Da qui quella grana nostalgica, come di vecchi filmati in Vhs, malinconicamente immersi in una luce passata. E da qui quel persistere di primi piani ravvicinati, di inquadrature fisse, di storie prive di diegesi, tra silhouette sempre perfette, consegnate ad una stasi armonica. Tutto molto teatrale, di una teatralità svuotata di qualsiasi enfasi o climax.
Il paesaggio, come quinta scenica, è anch’esso spazio simbolico, tra una temporalità non cronologica e un’idea di natura infinitamente generativa.

Helga Marsala

Corpicrudi, Posthumous
a cura di Fabio Campagna
fino all’11 novembre 2013
Corpo 6 Galerie – Herzbergstrasse 55, Lichtenberg, Berlino
www.corpo6.com

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.