Notte di festa, di suoni, di veglia e di comunità. Notte Bianca, come ce ne sono centinaia, oramai, in tutta Europa; ma la notte delle notti, quella in bianco per eccellenza, trascorsa nel nome della cultura e della creatività, resta sempre lei, la prima, che inaugurò le danze undici anni fa, a Parigi. Qui, ogni 5 di ottobre, la città s’apparecchia per la sua Nuit Blanche, evento strepitoso che tramuta la metropoli in uno sfavillante palcoscenico, acceso dal tramonto all’alba. Musica, arte contemporanea, performance, teatro, dj set: coinvolti interi quartieri, le rive della Senna, le piazze, monumenti storici, hotel, musei, gallerie, concentrando tutta l’energia nelle poche ore rubate al sonno e consacrate alla bellezza. E si tratta spesso di allestimenti d’impatto, con grandi insallazioni luminose e sonore, con artisti locali ma anche star internazionali: quest’anno, sotto la direzione di Chiara Parisi e Julie Pellegrin, sfilano nomi eccellenti dell’art system globale, tra maestri e mid career d’Oriente e d’Occidente, da Fujiko Nakaya a Martin Creed, da Hassan Khan a Cai Guo Quiang, in un tripudio di concerti per campane, esposioni pirotecniche, mega luna park urbani e mirabolanti live set en plain air.

Ma in questa notte di luminosi landscape, così scenografica e avvolgente, c’è anche qualcosa che procede sottovoce, tra sussurri e cinguettii, appena udibile, appena visibile: notte di leggerezza e inconsistenza, in cui flussi video e materia sonora raccontano piccole storie di voli, di boschi, di rami, di piume, d’aria e di vento, di minime dimensioni ed ampie distanze. Si chiama Les Oiseau il progetto promosso da RadioArteMobile a Parigi, per questa nuova edizione della Nuit Blanche. Un progetto italiano, dunque, ma che attinge da un bagalio vasto di produzioni e di percorsi: artisti giovani o storicizzati, giunti da pogni parte del mondo, dediti a linguaggi diversi ma qui trovatisi a condividere, per una notte sola, memorie volatili e senza peso.
Una lunga playlist, da assaporare negli spazi de La Gaîté Lyrique, diventa colonna sonora laterale e impercettibile di questa notte di festa. Quasi un ultrasuono, un’altra narrazione.

Da il bosco ha qualcosa da dire di Gianfranco Baruchello, in cui il vuoto di uno spazio di natura si satura di suoni di uccelli, fino a tramutarsi in frastuono, a quella Porta Capuana a Napoli di Jimmie Durham e Maria Thereza Alves, su cui al calar delle sera piccoli uccelli migratori si posano, mentre il canto s’impasta col rumore sordo della città. Oppure, dalla nascita di una famiglia di piccioni, annidati in una finestra della casa di H.H. Lim e osservati durante la crescita, mentre una pioggia battente scandisce il trascorrere dei giorni, al gracchiare di corvi che Richard Crow ha catturato e cucito nelle sue composizioni, come un ipnotico richiamo nel mezzo di un tramonto dark.

E poi Alvin Curran, Cesare Viel, Francesco Cavaliere, David Bertocchi, Thomas Köner, Donatella Landi, Stephen Vitiello… e ancora una lunga carrellata di lavori sperimentali, dedicati a brevi traiettorie celesti. Tra questi anche il lavoro del giovane lituano Arturas Bumsteinas, Gwizdaly, in cui convivono scrittura e field recordings: una serie ininterrotta di fischettìi, registrati all’aperto, diventa materia prima intorno a cui si costruiscono nuove partiture fatte di sibili, di fruscii, di fiati, per un’esperienza assolutanente pura, aniconica e in simbiosi col paesaggio. Il danese Goodiepal, invece, resta su una poetica dell’oggetto e della nostalgia, lavorando al suo Mechanical Bird per ben dieci anni: un uccello meccanico capace di cinguettare, come un prezioso carillon trovato per caso, dentro una wunderkammer di qualche secolo fa. E infine Filippo Leonardi, con il suo progetto in progress “Volounico”: “Il colombo non conosce il viaggio andata e ritorno, può solo tornare alla sua colombaia“, scrive l’artista. Un gioco di destino e di obbedienza, d’istinto e di disciplina, di perdita, di volo e di ancoraggio, che Leonardi documenta montando una microcamera sul volatile ammaestrato: sarà il piccolo dispositivo a registrare, e poi restituire, lo sguardo dell’animale sulla città, durante il viaggio di ritorno verso casa.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.