Post-Krieg usciva nel febbraio dello scorso anno, per Disco Dada Records: ultima fatica di Simona Gretchen, giovane e defilata stella della scena indie italiana. Il senso di questo breve concept-album, racchiuso in circa mezz’ora di suoni cupi e di voci roche-taglienti, è già tutto nel titolo: “krieg”, ovvero conflitto, è la parola che detta timbro, luce, ritmo, tensioni, direzioni, all’intero lavoro. Una luce oscura, un tragitto disteso tra inconciliabili opposti. Il viaggio procede nel segno di polemos e di un incontenibile panta rei, lasciando che i contrasti vengano, si intreccino, si eccedano.
Ipsirandosi a testi liricamente maudit, come l’Eliogabalo di Antonin Artaud, Simona mette in fila domande sospese, destinate a tormentare l’esistenza: l’avventura dell’identità e della differenza, la carne e lo spirito, i sensi o l’ascesi, l’ossessione o la libertà, la memoria o la dimenticanza, la presenza o la dissoluzione, l’artificio e la natura. Post-Krieg avanza tra ballate dark e intonazioni blues, tra groove blumbei e testi visionari, tra distorsioni di basso, incalzare di batterie e lamenti di piano elettrico.
Così, dalla preghiera ipnotica della title track alla disperazione malinconica di Everted (part III)*, spezzata da cori lontani e conclusa con una enfatica, bellissima coda strumentale, si passa attraverso la danza marziale di Hydrophobia, l’epica melodia di Everted (part II), la nenia dolce-amara di Enoch, sorta di danza rinascimentale, l’ossessiva Pro(e)vocation e la violenza nichilista di Everted (part I).
Nel complesso un tetro rituale – forse funebre, forse iniziatico, certamente spirituale – che mette insieme la vita e la morte, facendone un impasto necessario.

Oggi, Simona Gretchen – che al disco aveva già abbinato un artwork di Eeviac, immagine di un pube ornato di piume di pavone, sintesi di maschile e femminile – sforna anche un video, costruito intorno a Everted (part II) e firmato dal bravo Stefano Poletti, tra i videomaker più apprezzati in ambito musicale indie. Interamente girato in green screen e poi elaborato in postproduzione grafica, il lavoro descrive una vicenda al femminile, ambientata in un paesaggio desertico e caliginoso. Due eserciti, come le metà di una stessa identità simbolica, si scontrano nella schizofrenia della battaglia, tra processioni militari, esecuzioni crudeli, marce severe, coreografie al chiaro di luna. Fino alla liberazione delle candide anime, in direzione del cielo.
Fiabesco, romanticamente gotico, il racconto bene interpreta il mood del disco, non eguagliandone, però, l’efficacia. La scelta di puntare su una teatralità edulcorata e illustrativa, giocata su alcuni clichè, tradisce il coté più autentico e feroce del lavoro musicale. Ascoltare Post-Krieg dinanzi al mistero di un cielo scuro, resta forse la migliore delle suggestioni.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.