Era da quindici anni che non accadeva. L’ultima volta con Gianni Amelio, che nel 1998 con Così ridevano si conquistava il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Da allora nessun altro film italiano si era aggiudicato il trofeo per il miglior film. Fino a questa 70esima edizione, almeno. Che a sorpresa, contro ogni previsione, regala all’Italia il prestigio di un nuovo oro. Tre erano le produzioni italiane in concorso: L’Intrepido di Amelio (che stavolta fa cilecca e non porta a casa nessun premio), Via Castella Bandiera di Emma Dante (che si merita la Coppa Volpi per Elena Cotta, miglior attrice) e Sacro Gra di Gianfranco Rosi, trionfatore assoluto. Un riconoscimento per qualcuno un po’ forzato, nell’ambito di un Festival non troppo eslatante e privo di picchi straordinari, ma che ad ogni modo gratifica e fa ben sperare. Con una particolarità, non di poco conto: Sacro Gra è il primo documentario ammesso in concorso nella storia della Mostra del Cinema, insieme a The Unknown Known di Errol Morris, anch’esso inserito quest’anno dal direttore, Alberto Barbera.

Non una tradizionale opera narrativa, dunque. Non una sceneggiatura tra fiction e letteratura, come d’abitudine, ma un’indagine di taglio sociale, condotta attraverso la lente dell’esploratore urbano: un esercizio di visione e di lettura di un frammento di realtà, strutturato attraverso una serie di micro stotrie, raccolte lungo il grande raccordo anulare capitolino, vero protagonista del film. Un approccio alla città, ai persaonaggi (o meglio, alle persone), ai loro luoghi, alle loro biografie, alle loro vite, che Bernanrdo Bertolucci, presidente di giuria, ha definito “francescano”: sguardo pieno di purezza, sobrietà, qualità, pulizia, umanità, rigore. Ed è proprio a tutti i suoi protagonisti che Rosi ha voluto dedicare il  film, sottolineando l’importanza di una scelta atipica da parte dei giurati: “È stato un atto di coraggio rompe breccia che divide documentario e opere di finzione: documentario è cinema. Ho iniziato ad amare Roma attraverso il raccordo. Il premio lo dedico tutto ai personaggi del film che mi hanno lasciato entrare nella loro vita con generosità immensa“.

Una scena di Sacro Gra
Una scena di Sacro Gra

Aggiungendo, a proposito del senso profondo di queste piccole storie che sbocciano lungo le arterie nascoste del raccordo, intorno alla metropoli: “Più che crisi economica oggi c’è crisi di identità, così i personaggi di Sacro GRA è come se raccontassero la loro storia uscendo dal pantano quotidiano di Roma. E’ come se la vita sociale iniziasse fuori da questa città”.
Lo ascoltiamo in una videointervista, insieme a Nicolò Bassetti, paesaggista e urbanista che ha lavorato al suo fianco. Nel 2008 Rosi aveva già vinto a Venezia la sezione Orizzonti, con il suo Below Sea Level: il prestigioso premio di quest’anno giunge, come meritato riconoscimento internazionale, nel cuore di una carriera interamente votata all’arte del documentario.

– Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.