Walter Santagata è scomparso prematuramente, a soli 68 anni, nella notte tra il 13 e il 14 agosto 2013. Lo avevamo già salutato con poche righe di cordoglio, ricordando alcuni passaggi salienti della sua carriera nel campo delle politiche e delle economie legate ai beni e le attività culturali. Una figura di peso, che ha lasciato contributi preziosi e ha prodotto riflessioni puntuali intorno a un tema forte, centrale nel dibattito sul futuro del Paese e ancor più urgente in questi anni di crisi: la cultura come volano dell’economia e come asset strategico di una società che punta – o dovrebbe puntare – sulle proprie eccellenze: genio artistico, straordinarietà del paesaggio, industria creativa, buon vivere. Riflessioni sull’Italia di ieri, di oggi e di domani, in un momento in cui quest’Italia appare fragile, disorientata, tanto scollata dal proprio passato quanto priva di un orizzonte certo.

In questo stralcio di intervento, raccolto e pubblicato da Reteconomy, Santagata lancia alcuni interrogativi, partendo da un’analisi della realtà di Torino, che diventa però metafora di tutte le grandi città italiane. Punto primo: l’importanza di scommettere sulla produzione di nuove culture, condizione necessaria – va da sé – anche ai fini della conservazione; punto secondo: in cinquant’anni abbiamo moltiplicato le istituzioni culturali presenti, in maniera disomogenea ma diffusa, sul territorio nazionale. Il risultato? Più musei e meno artisti. Perché? Una sola, preoccupante domanda fa da sfondo a queste due questioni: “Chi produce oggi cultura a Torino? Ma potrei dirlo anche di Roma, di Milano, di Venezia, di Napoli o di Firenze. Dove sono gli artisti? Dove sono gli scrittori, i compositori, i poeti, gli imprenditori culturali, i designer?”. In breve, che fine ha fatto l’Italia delle grandi innovazioni artistiche, del rischio imprenditoriale, dell’intelligenza creativa e della qualità produttiva? Se lo chiede Santagata e lo chiede al Paese. Di chi sono le responsabilità se, nonostante il fiorire di fondazioni, commissioni speciali, spazi museali, accademie e scuole speciali, non ci sono artisti italiani di rilievo sulla scena internazionale?
Un tema politico, innanzitutto. Su cui continuare a riflettere. Il lavoro portato avanti da professionisti come Walter Santagata resta un’eredità da custodire e mettere a frutto. Guardando a quello che eravamo e a quello che potremmo, ancora, diventare. Per un’idea della cultura in continua espansione ed evoluzione.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • giuseppe pennisi

    sono stato suo successore alla Presidenza del Comitato Tecnico Economia della Cultura ed al Consiglio Superiore MIBAC. Ne ho un ricordo bellissimo di persona di grande cultura, grande integrità e grande disponibilità ad aiutare gli altri Una grande perdita Giuseppe Penisi

  • un critico italiano

    Cordoglio per la prematura scomparsa di Walter Santagata e per la sua levatura intellettuale. Debbo dire però che, almeno per la mia esperienza, alla teoria ed alle tesi, tra cui quelle esposte in questo video, non hanno fatto seguito concrete azioni di appoggio alle varie realtà ed ai singoli desiderosi di modificare la staticità del sistema torinese e di quello italiano, nonostante il peso politico ed il prestigio che il docente torinese aveva sempre più assunto a partire dalla metà degli anni Novanta

  • effe

    Quello che dice Santagata in questo breve video è sacrosanto, ottima l’idea di ricordarlo così. Ero presente al convegno della Fondazione CRT in cui pronunciò, con pacatezza, quelle parole molto dure, ma del tutto fondate, e ricordo le facce piuttosto livide e tirate di qualcuno fra quelli al suo fianco sul palco dei relatori, e tra il pubblico, per il contrasto stridente fra le sue parole e le solite frasi fatte sul mitico “sistema torinese”, ancora una volta, generosamente, sparse al vento prima del suo intervento.
    Non capisco poi cosa Santagata avrebbe potuto e dovuto fare, secondo ‘un critico italiano’, e sarebbe interessante saperlo, perché io da solo non ci arrivo.

  • Marco Perciballi

    Grazie a Dio esistono altri validissimi giovani professionisti che possono continuare la missione intrapresa da Walter Santagata, due per tutti: Lucio Argano e Alessandro Bollo.
    Sarebbe auspicabile che di ogni grande personalità si raccogliesse e reinterpretatasse l’eredità adattandola alle mutate esigenze socio-politiche.
    Solo aprendo un varco nell’opinione pubblica si può sperare di incidere sulle istituzioni.
    Marco Perciballi