Che ci azzecca un gallo su una colonna di Trafalgar Square? La colonna è quella su cui, cinquant’anni fa, avrebbe dovuto prendere posto la statua equestre di re Guglielmo IV, mai portata a termine: rimasta vuota, accoglie dal 1998 sculture temporanee di artisti internazionali, allestite ognuna per diciotto mesi. E il gallo, per l’appunto, è quello progettato dalla tedesca Katharina Fritsch per questa prestigiosa commissione. Alto 4,70 metri, tutto in acciaio inossidabile e fibra di vetro, completamente blu. Un blu oltremare che tanto ricorda il celebre blu Klein, e che sa subito di infinito, di trasmutazioni alchemiche, di armonie cosmologiche e paesaggi stellari.
Imponente, impettito, austero, e insieme un pelo buffo, il gallo della Fritsch agli inglesi non è piaciuto granché. Perché mai portare sul suolo britannico quello che resta il simbolo per eccellenza della Francia, istallandolo in una delle piazze simbolo della capitale? Una provocazione? Un’ingenuità? Se poi consideriamo che a pochi metri di distanza si erge la statua dell’Ammiraglio Nelson, l’eroe che sconfisse l’armata di Napoleone proprio durante la battaglia di Trafalgar… Beh, l’affronto è detto fatto! E se di coincidenza si tratta, il caso è certamente singolare.
E però, lei, l’artista, dice che il riferimento alla Francia non era nei suoi intenti; mentre loro, i londinesi – in special modo quelli della Thorney Island Society, paladini della tradizione british – fanno fatica a comprendere. Alla fine, nonostante il tentativo di qualcuno di farle rivedere il progetto, l’idea è rimasta quella, difesa con ostinazione e portata a compimento.

Come interpretare, dunque, la titanica scultura? La prima cosa che conta, per la Fritsch, è l’impatto visivo dei suoi monocromi ispirati a un comunissimo bestiario: gatti, serpenti, topi, elefanti… Figure imponenti, virate con colori fluo o appiattite nei bianchi e nei neri uniformi, per unire al senso della meraviglia la percezione di un riflesso: ritrovare un’idea, un tratto umano, una memoria personale nelle sembianze di un animale. Parallelamente, la sfida è quella di estrapolare dal reale dei soggetti – animali, ma anche personaggi noti, icone sacre, simboli politici e culturali – calarli nel neutro del filtro monocromo, affidarli a una perfezione innaturale e quindi aprirli a molteplici interpretazioni. Enfatizzando il gap tra realtà e rappresentazione, tra immagine e oggetto.

Nello specifico, sono tre i concetti che si incarnerebbero nell’opera. Rigenerazione, risveglio, forza. Insomma, il gallo blu sarebbe una specie di nobile guerriero o sentinella, presenza celeste che osserva dall’alto la città, un po’ dominandola, un po’ sorvegliandola. Questo in teoria. Perchè poi c’è chi, per esempio, ha ipotizzato “potesse servire da abominevole monito sul pericolo del cibo geneticamente modificato”: parole del sindaco di Londra, Boris Johnson, pronunciate durante il suo discorso inaugurale, pochi istanti prima di tirare giù il drappo. E c’è infine chi ci ha visto semplicemente un gioco, la bizzarria di un’artista contemporanea.
In realtà, la scultura pare interpretare bene i tre concetti di cui sopra, lasciando immaginare il canto all’alba che saluta il risveglio della metropoli, nella fierezza della posa, nella purezza del colore e nell’annuncio di una nascita nuova. E, Gallia o non Gallia, l’effetto è quello di reinventare la grande piazza con un tale effetto onirico, fantastico, surreale, da sfiorare la poesia. Hann/Cock è il gallo venuto da altri cieli e altre dimensioni, che si posò su un basamento solitario per raccontare ai londinesi nuove storie e differenti geografie. E no, la Francia qui non c’entra: le coordinate, semmai, sono quelle di qualche galassia ignota…

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Roby

    sembran tutte delle trovate… banali ricette:
    fuori scala, colori fluo, moltiplicazione modulare, un po’ d’occhio nell’allestimento

  • Roberta Minnucci

    Uno dei migliori progetti per la Fourth Plinth in assoluto. Bellissimo.