Si è conclusa questa IX edizione di Lago Film Fest, festival giovane e di qualità, improntato alla ricerca, che ospita ogni anno, sulla riva del Lago di Revine Lago, decine di corti, documentari, sceneggiature e film d’animazione, giunti da tutto il mondo.
Ecco i nomi dei due vincitori assoluti, comunicati stanotte insieme ad alcune menzioni speciali. Trionfa per la sezione Nazionale, con acclamazione unanime, Of Your Wounds (Sulle tue Ferite), diretto e montato da Nicola Piovesan (che ha anche co-curato l’ottima fotografia, insieme a Luca Cottionelli). Il film, girato nel 2012 in Svezia, ha già portato a casa una sfilza di premi; ve lo mostriamo qui, nella sua versione integrale.
Atmosfere sospese, enigmatiche, gonfie di inquietudine, a metà tra apparizione surreale e racconto noir: in pochi minuti l’opera restituisce tutto il disagio e il senso d’oppressione che violentano la biografia di un bambino, restando, come cicatrici, per tutta l’esistenza: gli abusi, le aggressioni domestiche, le minacce, la paura che s’impasta con l’amore e non si allenta. Come una catena, come un giogo, come una lama sul viso o un masso che preme sul petto.

A quel masso e a quelle ferite Piovesan dà una consistenza visiva e narartiva, avvolgendoli in un mistero senza risposta. Il taglio sul volto di lei cresce, quasi fosse un virus che la divora, mentre la pietra è un monolite silenzioso, piovuto da un cielo trapuntato di ricordi. Quei ricordi, per tutta la durata della storia, si mescolano al tempo presente, mentre la macchina filmica confonde e sovrappone i piani, le identità, le cronologie, in un’audace intreccio tra infanzia ed età adulta, tra la condizione di figli/fratelli e quella di genitori/compagni. Ossessivo, cupo, minaccioso, generatore di efficaci tensioni affettive, Of Your Wounds è dedicato “a tutti coloro che portano il peso e i segni di una tragica infanzia“, perchè “possa non accadere più“. L’incubo si scioglie, insieme al rovo di cicatrici, nel sorriso finale, velato di nostalgia: lo sguardo è rivolto al tempo che fu – quello dei giochi e di un dolore custodito troppo a lungo – mentre la morte arriva, come un sollievo, a chiudere il sipario. “Our father is dead. It’s over“. Finita l’esperienza del terrore, comincia quella della riconciliazione. Con un passato che non smette di bruciare.

Per la categoria “Internazionale” la spunta invece The Mass Of Men (qui su un estratto), cortometraggio firmato dal francese Gabriele Gauchet, un’amara riflessione sul rapporto malato tra individuo e sistema, raccontando la lenta deriva verso cui conduce la macchina infernale della burocrazia: dopo le tappe di Locarno e San Sebastian, l’opera si aggiudica anche questo riconoscimento riuscendo a rappresentare “la quintessenza del cinema di domani, la rottura degli schemi consueti e dei limiti della narrazione tradizionale”.
La giuria, composta dall’americana Aemilia Scott, dal brasiliano Aly Muritiba, dal francese Matthieu Darras, dall’italo-irlandese Tomás Sheridan, dallo svizzero Michael Frei, ha quindi assegnato diverse menzioni: ancora tra gli internazionali viene citato il francese Les Lézards di Vincent Mariette, istantanea di un appuntamento al buio dentro una sauna turca, tra due estranei conosciutisi sul web; per la categoria “Nuovi Segni”, dedicata alla sperimentazione più radicale, pari merito tra Aparición, del belga Méryl Fortunat-Rossi, che cattura il ritorno sul campo del mitico torero José Tomas, nell’arena di Valencia, e Boogodobiegodongo dell’inglese Peter Millard, bizzarro corto d’animazione immaginato con gli occhi di bambino.

Les Lézards, di Vincent Mariette
Les Lézards, di Vincent Mariette

L’onirico Vanish, diretto da Daniel Schwarz e Davideo Cairo, riceve la menzione speciale come miglior film della sezione “Veneto”, con la produzione della factory trevigiana Fabrica; per la sezione “Unicef”, dedicata al pubblico dei più piccoli, convince il corto argentino Luminaris, firmato da Juan Pablo Zaramella. Premiato anche l’autore della migliore sceneggiatura, in concorso per il “Premio Rodolfo Sonego”: Tommaso Sacchini, con Il rappresentante costruisce una storia affascinante, dedicata a un uomo che un giorno, passeggiando per le vie del mercato, si accorge di una misteriosa voce narrante che lo accompagna nel cammino. La menzione assegnata dal pubblico, infine, va a Hazel (2012), dello svizzero Tamer Ruggli.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.