“La bellezza salverà il mondo. E’ quello che scrive Dostoevskij. Ed è una delle ultime cose che pensa il principe Miškin, ne «L’Idiota», mentre per una lunghissima notte veglia, assieme al carnefice, il corpo assassinato di Nastassja Filipovna. Questa immagine mi riporta sempre con una certa violenza al lavoro di due artisti che ho conosciuto negli anni, Giuseppe Gallo e Andrea Mastrovito. Nella loro opera ritrovo quella tensione magnetica che pone la bellezza nel medesimo bilico dostoevskiano fra esaltazione e fallimento“. Parole di Gian Maria Tosatti, che introducono il nuovo appuntamento del ciclo di incontri “La costruzione di una cosmologia”.
Strutturato in una serie di appuntamenti, divisi per capitoli tematici – quello in corso al Museo Hermann Nitsch di Napoli è un focus sul “ruolo sociale dell’artista” – il progetto si sviluppa attraverso dialoghi fra artisti, chiamati a intavolare una riflessione critica sullo stato dell’arte contemporanea in Italia: coppie a confronto, un giovane e un maestro, per degli incontri dialettici che, senza inibizioni, senza manierismi, senza luoghi comuni o giri di parole, tirino fuori degli spunti forti, essenziali per un dibattito che sia calato nell’attualità e proietato al futuro.

Interrogandosi dunque sul senso dell’essere artista oggi, sul peso di un’azione intellettuale rispetto alle vicende del presente e alla definizione di una nuova estetica, “La costruzione di una cosmologia” assume di volta in volta differenti prospettive. La prima, quella politica, è stata sviscerata da Alfredo Pirri e Giuseppe Stampone. Adesso, nella giornata dell’8 luglio, saranno Giuseppe Gallo e Andrea Mastrovito ad esplorare il concetto di “bellezza”: qual è il punto in cui la ricerca della bellezza smette di essere una necessità personale e diventa un compito, che conferisce all’artista un ruolo, una responsabilità verso la comunità cui appartiene?
Nell’attesa di assistere al talk, Artribune Television pubblica un ampio estratto del primo incontro. E così, a seguire, tutti gli appuntamenti si susseguiranno qui, per una condivisione allargata degli spunti emersi. Il primo volume de “La costruzione di una cosmologia” è curato da Gian Maria Tosatti, per la città di Napoli.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Angelov

    Citare Dante piuttosto che Pasolini o Bertolt Brecht, come artisti che hanno vissuto parallelamente al percorso artistico, uno dichiaratamente politico, è molto interessante, ma ci sono due cose che vorrei far notare: la prima è la tendenza strisciante a trasformare la politica in una forma di estetismo, con risultati a dir poco catastrofici; la seconda, è di far notare che un artista come Hermann Nitsch, le cui opere fanno da cornice a questo incontro, pur non essendo artista dichiaratamente politico, è diventato un “caso politico”, una specie di patata bollente da gestire, nel momento che le istituzioni hanno dovuto entrare in contatto con il suo lavoro, assecondando esigenze culturali legittime e motivate, ed organizzare addirittura un museo a lui dedicato; è un esempio di artista che ha saputo dissimulare importanti valenze politiche e sociali nel suo lavoro, ma che molti, ancor oggi, sono pronti a giudicare come un esempio di “arte degenerata”.
    Ed anche in questo caso, Napoli ha dimostrato una maturità culturale non riscontrabile altrove in Italia.