Nel febbraio del 2013 un gruppo di studiosi, direttori di musei, artisti, registi, donne e uomini della cultura italiana, scrivevano una lettera aperta a Massimo Bray – in quanto intellettuale, manager della cultura e candidato alla Camera per il Partito del Democratico – affinché si facesse portavoce dell’esigenza di un radicale cambiamento di rotta nella gestione della cultura in Italia. Una lettera che esprimeva l’esigenza “di dar linfa e risorse ad un dicastero, un dipartimento o un’agenzia nazionale” che si occupasse specificamente di cultura. Massimo Bray rispose, a sua volta, con una lunga lettera d’impegno, provando a fare il punto su una questione decisamente poco dibattuta in campagna elettorale: una sorta di manifesto, animato da alcuni principi cardine. “La cultura prima di tutto“: questo il suo slogan. Una dichiarazione d’intenti molto chiara. Racchiusa già nella frase conclusiva della lettera: “Investire in Cultura significa rispettare il nostro passato e garantirci, al contempo, una prospettiva per il futuro. Investire in Cultura non è infatti nient’altro che investire negli italiani“.

Oggi, a distanza di due mesi da quello scambio di missive, Massimo Bray occupa la poltrona di Ministro della Cultura. Le intenzioni hanno modo, adesso, di tramutarsi in azioni (governo e maggioranza permettendo). Ma quali sono i punti fermi, gli obiettivi primari, le prospettive base che identificano il Bray pensiero? In calce il link col testo della lettera di febbraio, mentre dalla viva voce del Ministro, in questa breve intervista datata 9 febbraio 2013, emergono già alcune risposte: dall’urgenza di arrestare i tagli, in controtendenza rispetto all’esperienza del governo Monti, alla necessità di investire nella ricerca e nel lavoro, con la consapevolezza che è proprio la cultura ad avere il compito di ridisegnare un’idea di Nazione.
Cultura troppo spesso ai margini, in Italia; che va invece riportata al centro. Più strumenti, più incentivi, più formazione e stipendi dignitosi per i docenti. E poi, i privati: non spetta a loro prendersi cura dei beni culturali dello Stato. Una posizione, quella del ministro, rigorosa e poco allineata ai trend del presente. Forse utopica, probabilmente datata. Ma è il governo del Paese, secondo la sua visione, a doversi fare carico di restauri e gestione di beni e monumenti. Sacrosanto: ma le risorse? Non è vero che non ci sono. Vanno semplicemente destinate ad alcune priorità. E la cultura è una di queste.

– Helga Marsala

La risposta di Massimo Bray alla lettera aperta sulla cultura

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.