L’efficienza di una struttura ospedaliera si misura anche dalla qualità dei servizi aggiuntivi. Quelli dedicati ai bambini, per esempio. Ambienti progettati ad hoc, attività mirate, spazi e iniziative che aiutino i baby pazienti ad affrontare il disagio e la malinconia di un’esperienza di ricovero. Anche architettura e design, in tal senso, contribuiscono a fare la differenza. Al Royal London Hospital di Whitechapel, antichissimo ospedale londinese, istituito nel 1740, lo studio Cottrell & Vermeulen, in collaborazione con il designer Morag Myerscough, ha progettato una enorme child-room per il gioco, lo didattica e la ricreazione. Straordinario il concept: i piccoli diventano ancora più piccoli, dal momento che tutti gli oggetti sono in versione oversize.
Arredamento in scala gigante, per un mondo lillipuziano che sprigiona il senso della meraviglia, come in una fiaba. La super altezza della stanza viene accordata alla misura esagerata del battiscopa e a quella dei vari complementi d’arredo: sedia, lampada, televisore, giocattoli, pupazzi, tappeto persiano e un anche una grande casetta-globo, dove rifugiarsi e giocare e conversare. Tutto esagerato. Alle pareti spiccano poi dei raffinati wallpaper, con pattern di piccoli animali e micro decorazioni.

Non manca lo zampino di un artista/designer, Chris O’Shea, che insieme al collettivo Nexus Interactive Arts ha ideato una mega tv sul cui schermo gira Wiggle Woodland, gioco interattivo con cui i bimbi vengono catapultati dentro un libro di favole, dipingendo, ascoltando musica, interagendo con simpatici animali e passando dalla pioggia, al sole, alla neve fino all’arcobaleno. Infine, la designer tessile Betty Fraser Myerscough ha creato i maxi pupazzi di Eddie the Tiger e Twoo the Wise Owl (la Tigre e il Gufo saggio); Luke Morgan ha quindi scritto una storia su di loro, che i piccoli possono ascoltare dalla voce dell’animatore Felix Massie sotto la grande story-chair, luogo dedicato alla narrazione e all’ascolto.
Un progetto corale eccellente, oasi di gioia e di calore, che contribuisce a rendere il nosocomio londinese una struttura sanitaria d’avanguardia. Bellissima utopia, per i malconci ospedali pubblici italiani.

– Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • lp

    mi viene da piangere a pensare ai reparti pediatrici e non degli ospedali italiani. non ci vorrebbe poi chissà quale sforzo economico per avere almeno un paio di strutture attrezzate per alleggerire la brutalità di un ricovero e della malattia almeno ai bambini…

    • Angelov

      Non è solo una questione di sforzo economico: si è perso il senso dell’umanità e ci si sta avvicinando a quella condizione sociale definita “homo homini lupus”.