Per la terza mostra al Museo Gucci di Firenze, Francesca Amfithatrof, curatrice del Contemporary Art Space del Museo, ha completamente rivoluzionato lo spazio dedicato alle mostre temporanee, con l’allestimento di Cindy Sherman: Early Works, mostra realizzata con opere provenienti dalla collezione di François Pinault, proprietario  del marchio Gucci e grande collezionista dell’artista americana.
Murder Mystery People e Bus Riders sono due lavori che la Sherman aveva realizzato nel 1976, appena uscita dal college. Già in questi lavori giovanili emerge la tipica attitudine dell’artista a essere sia regista che attrice dei propri scatti, una modalità che avrebbe contraddistinto tutta la sua carriera.
Mentre Murder Mystery People era stata allestita nello spazio “Hallwalls“, a Buffalo (New York), Bus Riders trovata posto all’interno di un autobus: in entrambi i casi le fotografie scattate in studio dei vari personaggi erano state ritagliate come silhouette e attaccate alle pareti; è per questo motivo che i lavori sono stati poi ristampati dall’artista nel 2000.

Nella sala video del Gucci è invece proiettata la pellicola animata Doll Clothes, lavoro realizzato nel 1975 come compito d’esame alla State University of New York di Buffalo: la Sherman interpreta una figurina in biancheria intima, sorta di bambola di carta, intenta a provare vari abiti; racchiusa all’interno di un packaging/atelier, quando proverà a uscirne vi sarà subito ricollocata da una grande mano umana, metafora della società consumistica e dominatrice. Questo ed altro ci racconta Francesca Amfithatrof nell’intervista per ArtribuneTelevision

– Valentina Grandini

Cindy Sherman: Early Works
Museo Gucci, Firenze
fino al 9 giugno 2013
www.gucci.com

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Valentina Grandini
Profilo: Valentina Grandini (Pietrasanta, 1978) è storica dell’arte, curatrice indipendente, art advisor, fotografa e organizzatrice di mostre ed eventi legati all’arte contemporanea. Dal maggio 2011 collabora con Artribune. Dal 2008 svolge l’attività di art advisor collaborando con collezionisti privati alla creazione, all’incremento e alla gestione delle proprie collezioni, seguendo il lavoro di artisti italiani e stranieri, soprattutto delle ultime generazioni. Dal 2005 al 2008 ha lavorato per la Galleria Enrico Fornello di Prato e ha collaborato con istituzioni pubbliche e private creando progetti espositivi. Dal 2007 cura e progetta allestimenti artistici per alberghi, aziende e privati, con fotografie proprie ed opere d’arte contemporanea. Tra gli alberghi si ricordano l’Hilton Garden Inn, l’Hotel Brunelleschi, l’Hotel De La Ville ed il Demidoff Country Resort di Firenze, l’Una Hotel Versilia di Lido di Camaiore ed il Principe di Piemonte di Viareggio.
  • Enrica

    Non se ne puo piu.Il nulla condito da parole vane.

  • Giorgio Menasti

    Capisco Gucci ,Pinault,e Sherman ne hanno tutti da guadagnare in termini di ritorno di immagine,branding…A noi non rimangono che le foto.Le stesse da 40 anni ,banali e irritanti.Con buona pace per R.Krauss.

  • Angelov

    Ma Sherman non era un generale americano che ha dato il nome ad uno dei più popolari carri armati della seconda guerra mondiale?
    E’ Chindy sua nipote, forse?
    Ah, allora tutto è chiaro…

  • Antonella

    Bu, non capisco il perché di queste critiche.
    Io trovo che il lavoro di C.S. sia estremamente comunicativo e questi primi lavori hanno un’atmosfera che rimanda ad un’immaginario dadaista e fantastico alla Méliès. Penso che questo lavoro sia molto più pensato e serio di tante “soluzioni” che vedo in giro, ma probabilmente qualcuno di voi saprà argomentare il perché del suo disincanto.

  • Gloria

    Semplicemene non mi incantano.Ovunque nel web ne trovo di piu interessanti.E non hanno bisogno di essere argomentate.

    • Antonella

      Be’ Gloria certo ora disponiamo di una quantità di imgs via web, e non solo, che ci rendono sempre più pronti e critici nella loro fruizione. Pero’ bisogna saper contemplare anche il contesto storico e sociale, i lavori qui in oggetto sono degli anni 70′, ed e’ con quei parametri che bisogna misurarsi (anche se io personalmente penso siano imgs ancora molto attuali ). Anche perché bisogna pure capire chi “copia” chi.

  • Gloria

    E’ piu semplice.Non ho piacere a vederle.Ho bisogno di guardare immagini che mi attirino,che sollecitino il mio interesse nel loro apparire.Immagini che abbiano la forza e il coraggio di abbandonarsi allo sguardo senza proferire parola,contando solo ed esclusivamente su quanto gli è proprio,l’essere immagine.

    Il potere delle immagini è noto all’uomo da sempre.Prima ancora di essere conscio della potenza delle immagini l’uomo le ha “semplicemente” realizzate ( tradotte ).Lo ha fatto per necessità.cultuali,politiche,per misurare il mondo e se stesso.
    Platone ne ha colto il pericolo e ha desiderato porle sotto il governo delle idee e a nulla è servito Aristotele a ricordargli che l’uomo senza immagini pensare non puo.
    Nel corso dei secoli l’uomo ha continuato a produrre immagini,per necessità o “diletto”, e chi delle immagini ha colto il pericolo ha voluto depotenziarle quando non distruggerle.
    Cosa fà l’arte contemporanea con le immagini ? Le pone sotto il dominio del Logos per gestirle.A partire da Duchamp,molta produzione artistica non avendo come referente il mondo ma la cultura ( la riflessione sull’idea di se stesso e del suo agire ) ha prodotto immagini,comportamenti,processi,modalità che solo in ultima istanza precipitano in un immagine.L’immagine diventa la risultante di un progetto,di una volontà ragionata ( volontà di potenza ) che nutre l’illusione di potersi determinare.
    L’arte contemporanea,anzicche concedersi il lusso di abbandonarsi alla produzione indifferenziata di immagini ( quello che succede nel web,con risultati tra i piu diversi,e che non hanno pretesa alcuna…) si guarda allo specchio.Quello che vede,in quello specchio non è un uomo,ma l’idea di se stesso.Produce immagini che volendo essere riconosciuti come artistici/culturali ricorrono alle supposte profondità del pensiero. Un pensiero che valuta,discerne,con una libertà e ribaltamento dei codici espressivi che per la “semplice” apparenza non ha interesse.Maggiore la profondità del pensiero,minore la valenza delle immagini.
    L’arte contemporanea si fa epifania del pensiero,un pensiero ..che si pensa,all’infinito.Molto contemporaneo.
    Certo rappresenta bene l’uomo contemporaneo.Ma è un vicolo cieco,appunto,come è cieco l’uomo che non vede,ma pensa incessantemente.
    Quella di Sherman è un’operazione,un progetto,una modalità che perquanto possa essere “interessante” per qualcuno,precipita in immagini che non attirano.Poste al di fuori di luoghi e contesti che ne raccontino la natura,si perdono nella sterminata produzione attuale.Non fanno nulla per sedurre.Non ne hanno bisogno.Sono esposte ,pubblicate,analizzate da critici e curatori.
    Sono loro i referenti alla quale si rivolge.
    L’arte contemporanea interessa a ben pochi.Gratificati dall’essere in pochi in grado di relazionarsi con l’immaginario che l’arte produce.
    Ma quell’immaginario si squaglia una volta varcate le soglie del Museo,svanisce se non si legge la Firma,evapora se qualcuno non ci ricorda che abbiamo visto un’ opera d’arte.

    Tu avresti la stessa attenzione per immagini che trovi nel web? ti domanderesti del contesto storico e sociale di cui sono il frutto?
    Ha senso di fronte ad un immagine farsi delle domande che rinviano…ad altre domande,incessantemente,piuttosto che abbandonarsi ad esse ,al solo sguardo che nulla chiede se non ,guardare?

    Scusami la lunghezza del commento.

    • Antonella

      Ciao Gloria, il tuo intervento mi trova ampiamente d’accordo, e su tutta la linea.
      Non ti scusare della “lunghezza” dell’intervento, poiché certe cose non si risolvono in un botta e risposta formato sms.
      Semplicemente, nonostante in sintonia sull’argomentazione, ci troviamo in antitesi sulla conclusione: io trovo le imgs di C.S. funzionali a se stesse, senza oratori che le illustrino, te invece le ritieni efficaci solo perché appunto supportate da un corollario di: sponsor, strutture, relatori, etc… che ne confermano l’efficacia.
      Io mi faccio una domanda: “Ciò che vedo mi colpirebbe se non conoscessi la sua provenienza, e se non ci fosse nessuno a presentarmelo?”, in questo caso specifico la mia risposta e’: “SI”, ma questa e’ la mia risposta.

  • zippo

    Gloria, condivido qlc di quello che hai scritto ma non capisco il rivolgersi alla filosofia classica: I concetti di verità e bellezza erano completamente diversi. come le immagini di cui parlano i greci antichi sono diverse per quantità e qualità (hegel docet) anche il senso estetico, spirituale e culturale dell’opera vivono su fondamenti diversi … non trovi? per es. con i romantici abbiamo cominciato a pensare l’artista come opera d’arte della natura e con i marxisti come risultato della società … il Novecento con le nuove tecnologie (come appunto la foto) lascia una libertà espressiva prima impensabile. Basta essere originali e chiunque può essere artista: tutti hanno diritto ad un quarto d’ora di celebrità! Il valore allora non sta più nella bellezza (arte classica) ma nell’interessante (arte moderna e contemporanea): Hirst e Koons sono i più bravi perchè sono i più costosi. per questo entrano nei musei. I grandi collezionisti e mercanti (comprese le 2 sorelle d’asta) determinano il valore dell’arte. Pollock e Rothko sono più importanti della pittura veneziana o fiamminga?!? poi, per entrare nel gusto personale, a me il cammino di C.S. piace, intrigano molte sue foto ma solo se messe in relazione con la sua storia e il suo progetto: Inter-agire – intelligenza (lasciare interagire il logos) – trovare relazioni e significati nuovi ed interessanti: l’arte è diventata soprattutto questo, con buona pace delle belle arti e di un’estetica ormai perduta!

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