Georgia O’Keeffe e l’astrazione. A Vienna

Kunstforum, Vienna – fino al 26 marzo 2017. La pittrice americana è protagonista di una grande retrospettiva in terra austriaca. Che ne celebra l’afflato sperimentale e la capacità di reagire agli stimoli creativi del suo tempo.

Georgia O’Keeffe, Oriental Poppies, 1927 - The collection of the Frederick R. Weisman Art, Museum at the University of Minnesota, Minneapolis - © 2016 Georgia O’Keeffe Museum-Bildrecht, Wien
Georgia O’Keeffe, Oriental Poppies, 1927 - The collection of the Frederick R. Weisman Art, Museum at the University of Minnesota, Minneapolis - © 2016 Georgia O’Keeffe Museum-Bildrecht, Wien

A Vienna si è da poco inaugurata una ricca retrospettiva di Georgia O’Keeffe, una delle più grandi autrici americane del XX secolo. Artista prolifica, le sue opere si trovano in molteplici collezioni pubbliche e private degli Stati Uniti e raramente vengono mostrate all’estero. Si tratta di un’occasione unica per ammirare alcuni dei suoi capolavori quali Jimson Weed/White Flower No 1, battuto all’asta per 44.4 milioni di dollari, aggiudicandosi il titolo di quadro più caro realizzato da un’artista donna.
La mostra inizia cronologicamente con i suoi primi lavori, che tendono già verso l’astrazione, ispirati dalle idee “spirituali” di Wassily Kandinsky ed esposti per la prima volta nel 1916 a New York nella galleria 291 del fotografo e gallerista Alfred Stieglitz, che diventerà presto compagno della O’Keffe e grande promotore della sua arte. Fu il primo a esclamare, davanti alle sue opere degli esordi: “Finalmente una donna su carta!”.

TRA FOTOGRAFIA E ASTRAZIONE
O’Keeffe diventa presto la musa di Stieglitz che la ritrae in molteplici scatti, innescando un dialogo tra l’opera dei due artisti, come sottolineato dalla mostra. La messa a fuoco nitida e gli angoli di close-up rivelano l’innovativa trasposizione effettuata dalla O’Keeffe di tecniche fotografiche in pittura. Stieglitz, che subisce l’influenza degli scritti di Sigmund Freud, dichiara che “la donna trae la forza della sua arte dal suo seno” e utilizza il corpo della O’Keffee e i suoi lavori per contribuire a fare diventare l’artista un’icona dei “ruggenti Anni Venti”, attraverso una lettura erotica della sua produzione artistica.
Molti vedono nelle sue rappresentazioni floreali richiami agli organi sessuali femminili. Interpretazioni che la O’Keeffe contesta strenuamente. I soggetti naturalistici le servono esclusivamente per portare avanti la sua ricerca personale sull’astrazione e per proiettare in immagini il suo stupore davanti all’immensità della natura. Afferma infatti: “Nessuno vede un fiore realmente, è così piccolo. Non abbiamo tempo, e guardare richiede tempo, come avere un amico richiede tempo”.

Myron Wood, Portrait of Georgia O’Keeffe with sculpture and painting, 1980 - © Pikes Peak Library District
Myron Wood, Portrait of Georgia O’Keeffe with sculpture and painting, 1980 – © Pikes Peak Library District

GREAT AMERICAN THING
La O’Keeffe è un membro del partito nazionale delle donne, partecipa attivamente alle campagne per i diritti femminili e riguardo alla sua arte dice: “Gli uomini mi considerano la migliore artista donna. Io penso di essere uno dei migliori artisti”.
O’Keeffe è indubbiamente tra i fondatori di un’arte nazionale americana, il suo lavoro è associato alla creazione della “Great American Thing”, una combinazione specifica di astrazione e paesaggio americano. Si tratta di un’astrazione dinamica e non cubista, come quella perseguita da tanti suoi contemporanei.

IL BUEN RETIRO IN NEW MEXICO
Alla fine degli Anni Venti, invitata dalla mecenate delle arti Mabel Dodge Luhan, l’artista passa quattro mesi in New Mexico dove entra in contatto con gli artisti e gli intellettuali ospiti nel ranch dello scrittore inglese D.H. Lawrence quali Tennessee Williams, Aldous Huxley e Ansel Adams. Qui lo scrittore sperava di poter fondare una comunità utopica chiamata Rananim, meta del suo pellegrinare selvaggio alla ricerca di una civilizzazione che rispondesse ai bisogni spirituali dell’umanità. Lawrence scriveva all’ombra di un albero immortalato da O’Keeffe in The Lawrence Tree, che ricorda i primi passi verso l’astrazione di Piet Mondrian.
La O’Keeffe inizierà a trascorrere tutte le estati in New Mexico e l’inverno a New York fino alla morte di Stieglitz.  Grande camminatrice, percorrerà i luoghi più reconditi del New Mexico per scoprirne la natura incontaminata e i riti locali, che diventeranno i nuovi soggetti dei suoi dipinti.

IL DIALOGO CON LA NUOVA GENERAZIONE
A partire dagli Anni Cinquanta, l’artista inizia a viaggiare in tutto il globo e rimane affascinata dalle vedute aeree che riproduce su tela. In questa serie, come in quella delle porte, aumenta la grandezza della tela riflettendo così la sua nuova visione espansa del mondo. Con l’opera Black door with red, del 1954, la O’Keeffe crea un vocabolario di colori geometrici che la pone in dialogo con la nuova generazione di artisti quali Barnett Newman, Mark Rothko e Ellsworth Kelly. È lei stessa ad affermare un’affinità artistica con Kelly.
Anche Andy Warhol rimane affascinato dall’arte di O’Keeffe, ponendola come figura iconica nella sua galleria di serigrafie.

Giorgia Losio

Vienna // fino al 26 marzo 2017
Georgia O’Keeffe
KUNSTFORUM
Freyung 8
[email protected]
www.kunstforumwien.at

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Giorgia Losio
Giorgia Losio, nata a Milano, è storica dell’arte e appassionata di design. Ha studiato storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Milano e si è specializzata in storia e critica dell’arte contemporanea all’Université Sorbonne Paris-IV e in museologia e museografia all’École du Louvre. Ha collaborato alla realizzazione di progetti espositivi con istituzioni internazionali quali MACBA, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Biella, MAMAC Nizza, Pinacothèque de Paris, Palais de Tokyo Parigi, Le Fresnoy-Studio national des arts contemporains Tourcoing. Ha pubblicato articoli su Artribune, Exibart, Tema Celeste e Corriere della Sera.