L’arte e i quattro elementi. Una mostra a Londra

The Cob Gallery, Londra – fino all’11 settembre 2016. Cinque artisti internazionali declinano la potenza dei quattro elementi attraverso il linguaggio della loro pratica, mettendo in dialogo la materia organica e quella creativa. Ottenendo esiti di grande impatto visivo e concettuale.

Marta Jakobovits, Pilgrim’s footsteps, 2016
Marta Jakobovits, Pilgrim’s footsteps, 2016

PRIMA DELLA CREAZIONE
Promossa da Elizabeth XI Bauer, piattaforma online che si impegna a promuovere e sostenere collaborazioni tra artisti, curatori e critici per incoraggiare discussioni intorno all’arte contemporanea e i suoi legami con la tradizione, Coated in pre-existence riunisce 35 opere che, con l’esclusione della proiezione di Cătălin Petrişor (Everything Can be Scratched in Lowercase), si possono definire tradizionali: disegni, stampe, dipinti, sculture. A essere nuova è piuttosto l’idea su cui i cinque artisti e i due scrittori (il cui contributo è nel catalogo) si sono cimentati: “L’intenzione era quella di mettere insieme dei lavori e delle idee che meditassero sui momenti che precedono la creazione”, spiega la curatrice Giulia Damiani, che offre una riflessione sulle misteriose combinazioni legate all’atto creativo.

PRIMA DELL’ESISTENZA
Whirpoool High and Whirpool Low, le due sculture che Abraham Kritzman ha realizzato confrontandosi con la parola “pre-existence”, sono ventose forme di cemento. Mulinelli di materia, fissati nel divenire. Idee che girano e che dagli elementi prendono un senso d’aria e d’impermeabilità, di sabbia che potrebbe sgretolarsi e invece resta ferma e di acqua fluida, non ostacolata dal cemento. Corpi che, se da un lato riportano all’informale, dall’altro rimandano al tempo della memoria (“I am inspired by my walks” – dice l’artista) e all’incontro tra la memoria con un presente che esplode sulla soglia dei processi alla base della forma.
Where bandits hide (desert, mountain, forest), le due monocromatiche incisioni all’acquaforte sul cotone di Theodore Ereira-Guyer, proseguono nel tentativo di esprimere il pre-esistente. Distese di colore – giallo ocra, bianco sporco –, rifugi remoti in cui sembra che il contatto con il soffio della creazione sia una questione di attesa. Paesaggi in cui si riconosce la piega di quello che è stato o che potrebbe essere un ruscello; di quello che è o che sarebbe il passaggio del vento sulla sabbia. È qui che si nascondono i banditi? Nel platonico incontro con la terra, l’acqua e l’aria? “I see them (Where bandits hide) as places to return to, as sites in which creation took/takes place. When making the work I was interested in thinking of them as landscape and spaces that are difficult to map, almost featureless. Places that could exist beyond a human framework or system of interpretation”, afferma Ereira-Guyer.

Petra Feriancová, Earth, 2013-16
Petra Feriancová, Earth, 2013-16

TERRA E DESTINO
Earth, di Petra Feriancovà, è una scultura fatta con il sopravanzo del legno usato per costruire abitazioni nella Slovacchia centrale. Resti a forma triangolare che l’artista forza alla circolarità del globo. Pezzetti di legno abbandonato che si affaticano in un ritorno all’origine, tanto che fa quasi tenerezza questa terra ricostruita con scarti tesi nello sforzo di unirsi, quanto fa paura il vuoto tra i margini che non combaciano; il risucchio nero da cui proveniamo? La pre-existence? Clay Stones, non lontano, è un tappetino di feltro su cui sono assemblati i sassolini di creta che l’artista crea ogni giorno, per due ore, mentre i bambini dormono. Un modo per misurare il suo tempo libero, ripetendo il lavoro dell’acqua e del vento che levigano la pietra: “Pebbles or stones represent the simpliest and most emblematic form at the same time. The form that the nature – water and wind – does it till perfection. I just try repeating this act as I would be counting my time”, dichiara Feriancová.
Accanto, disposte a terra, le ceramiche di Marta Jakobovits, Pilgrimage to my Childhood; Pilgrim’s footsteps, testimoniano i processi che le hanno generate; tracce di passato, ma allo stesso tempo tracciati che portano al futuro, “means through which I could gather particular and very personal impressions/feelings/knowledge during my life. They were and they are part of me. They are my destiny”.

Maria Pia Masella

Londra // fino all’11 settembre 2016
Coated in Pre-existence
a cura di Giulia Damiani
THE COB GALLERY
205 Royal College Street
+44 (0)207 2099110
[email protected]
www.cobgallery.com
http://lizxib.com/