Il diavolo del realismo. La fotografia di Domon Ken a Roma

Museo dell’Area Pacis, Roma – fino al 18 settembre 2016. È la prima esposizione monografica realizzata all’estero per l’indiscusso maestro del realismo fotografico giapponese. Domon Ken racconta per immagini i cinquant’anni di storia che hanno cambiato per sempre il volto dell’Impero del Sol Levante.

Domon Ken, Bambini che fanno roteare gli ombrelli, Ogochimura, 1937
Domon Ken, Bambini che fanno roteare gli ombrelli, Ogochimura, 1937

L’ENFANT PRODIGE DEL REPORTAGE
Sofferenza e tenacia hanno dato forma all’esistenza di Domon Ken (Sakata, 1909 – Tokyo, 1990). Se la prima ha marcato la sua vita costringendolo a una progressiva inabilità, la seconda lo ha consegnato alla storia, primo tra i suoi rivali nel fotogiornalismo giapponese.
Quando Domon, nel 1935, entra nella Nippon Kōbō fondata da Natori Yōnosuke, è poco più di un apprendista nell’agenzia fotografica del già affermatissimo coetaneo e sulla scena giapponese si staglia da tempo la figura di Kimura Ihaee. Ma appena tre anni dopo, un reportage di Domon viene pubblicato su Life, mandando su tutte le furie al contempo il suo datore di lavoro Natori e il suo concorrente Kimura, il cui stesso servizio era stato scartato dalla rivista americana. Il suo atteggiamento sfrontato e coraggioso gli vale il soprannome di “diavolo del reportage”.
Con l’avvento del conflitto mondiale Life viene a costituire, peraltro, il modello di un giornalismo illustrato proveniente da un Paese nemico, inaccettabile per la propaganda interna eppure fondamentale nello sviluppo di un nuovo sentire “realista” all’interno della fotografia giapponese. La dialettica ispirata dall’approccio internazionale di queste tre figure del fotogiornalismo nipponico rappresenta la forza motrice dell’evoluzione della fotografia documentaria anche nel dopoguerra, quando Domon affronta con coraggio il tema dell’eccidio di Hiroshima.

IL REALISMO SOCIALE E HIROSHIMA
L’allestimento della mostra presenta questa sezione come un’esperienza a parte, un viaggio nel buio in un labirinto posto al centro dello spazio espositivo, come fu vissuto da Domon nella sua permanenza di cinque mesi nel cratere atomico, durante il 1957. Più volte dovette interrompere il suo lavoro a causa dei gravi problemi di salute per i quali era già stato riformato dall’esercito e che mano a mano si andavano acuendo. Eppure, grazie alla caparbietà che lo animava, documentò con circa ottomila negativi la tragedia dei sopravvissuti, dolenti, sfigurati, morenti. Raccolte in due volumi, pubblicati nel 1958 e nel 1978, queste immagini hanno rappresentato una tappa fondamentale nel cammino verso la contemporaneità in Giappone e sono state insignite, nel 1960, del Premio internazionale della fotografia di reportage. Ma l’interesse per il realismo sociale pervade tutti i lavori di Domon, esponente riconosciuto di un pensiero che pone al centro la realtà come materia viva, concreta e oggettiva.
Nello stesso anno 1960, Domon pubblica la raccolta I bambini di Chikuhō sullo sfondo di un villaggio di minatori del sud del Paese. È parte della sua ricerca sul tema dell’infanzia, che in mostra è presentata assieme alla serie I bambini di Kōtō e Bambini, testimonianze tangibili della sua capacità di comprendere il linguaggio e la mimica infantile e di conquistare la fiducia dei più piccoli.

Domon Ken, Gioco della battaglia nelle vesti di Kondo Isami e Kurama Tengu, Tokyo, 1953
Domon Ken, Gioco della battaglia nelle vesti di Kondo Isami e Kurama Tengu, Tokyo, 1953

L’EREDITÀ CULTURALE
Mentre i suoi lavori gli valgono riconoscimenti e premi, egli diviene leader della fotografia amatoriale in Giappone, senza tuttavia che la sua notorietà in patria varchi i confini dell’Occidente. Il progressivo deteriorarsi delle condizioni di salute lo costringe ad abbandonare la Leica per affidarsi ad attrezzature di grande formato, con l’aiuto di assistenti. I suoi soggetti si concentrano sulle radici della cultura giapponese, la cui indagine era iniziata già dagli Anni Quaranta con il teatro Bunraku e i templi e l’arte buddhista. Ma il ripetersi di emorragie celebrali lo conduce alla progressiva paralisi e infine a un lunghissimo coma irreversibile. La sofferta esistenza di Domon riflette oggi l’immagine di un popolo in grado di resistere tenacemente alle sfide più difficili e illustra la controversa modernizzazione dell’antica cultura giapponese.

Alessandro Iazeolla

Roma // fino al 18 settembre 2016
Domon Ken – Il maestro del realismo giapponese
a cura di Rossella Menegazzo e Takeshi Fujimori
Catalogo Skira
MUSEO DELL’ARA PACIS
Lungotevere in Augusta
06 0608
[email protected]
www.arapacis.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/54107/domon-ken-il-maestro-del-realismo-giapponese/

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Alessandro Iazeolla
Alessandro Iazeolla (Roma, 1960), Architetto iscritto all’Ordine professionale dal 1988. Ha conseguito i diplomi di maturità classica e di maturità artistica. Attualmente è quadro direttivo di una società a controllo pubblico. Ha operato dagli Anni Ottanta nel campo della ricerca storico-archeologica e della documentazione d’arte con numerose pubblicazioni su libri e periodici specializzati. Si occupa di fotografia sperimentale e di storia della fotografia e ha tenuto corsi specialistici in istituti superiori. Collabora con la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma La Sapienza per seminari di studio sul rapporto tra percezione visiva e produzione artistica. È iscritto al Ruolo dei Periti e degli Esperti in Fotografia d'Arte presso la C.C.I.A.A. di Roma. È vicepresidente di un'associazione per la promozione dell'arte con sede a Roma.