La Persepoli di Basilico e i sistemi isolati di Esther Mathis. A Verona

Studio la Città, Verona – fino al 18 giugno 2016. Secondo ciclo, dopo “Iran 1970, Basilico prima di Basilico”, di immagini scattate dal grande fotografo, allora studente di architettura, nel corso di un viaggio in Iran nel 1970. In mostra nella galleria veronese anche gli esperimenti-microcosmo della giovane Esther Mathis.

Gabriele Basilico, Persepoli194_4a, Iran 1970
Gabriele Basilico, Persepoli194_4a, Iran 1970

BASILICO E L’IRAN
A Persepoli è dedicata la seconda serie di fotografie del ciclo iraniano, stampate dallo stesso Gabriele Basilico (Milano, 1944 – 2013), ritrovate dalla compagna di vita e di quel viaggio in Iran nel 1970, Giovanna Calvenzi, curatrice della mostra.
Per quanto i riferimenti prevalenti di allora fossero i maestri Walker Evans e August Sander, nel ciclo iraniano è già ravvisabile, in nuce, una concezione della fotografia che si preciserà ulteriormente nelle serie successive.
Se le figure umane, largamente presenti in altri scatti iraniani, intervengono a prendere possesso dello spazio architettonico, si distribuiscono in esso definendone le dinamiche e i volumi, nelle immagini dei monumenti di Persepoli svolgono una funzione analoga le teorie di figure dei rilievi, inscritte nelle geometrie ad evidenziarne la struttura e a scandirne l’andamento ritmico. Tra i resti dell’antica città persiana si profilano inoltre alcune dialettiche care a Basilico, quelle tra rovina e bellezza, tra vuoto e pieno, tra geometria e disordine, tipiche dei processi di trasformazione urbana.  Percepibile anche quella durata dello sguardo, di cui la fotografia “è solo un esito”, sguardo come lenta acquisizione, maturata in un lungo stare, percorrere, “introiettare il paesaggio” fino a “modificare la sensibilità”. Così, in questi scatti giovanili, le spettacolari rovine di Persepoli includono – quando non visivamente, emotivamente – il deserto a cui si oppongono, la dissoluzione a cui resistono, le “strade interminabili” nel nulla di “spazi dilatati, incredibili”, percorse per arrivarvi.

LE ARCHITETTURE DI MATHIS
Accanto, diversamente reagenti alla luce, altre strutture architettoniche: le torri di Isolated Systems Vol. 2 di Esther Mathis (Zurigo, 1985), studio sulle proprietà del vetro. Le torri sono costituite da lastre quadrate di taglio irregolare sovrapposte e fissate con un punto centrale di colla che, modificando la rifrazione, forma, attraverso gli strati, un volume interno fluido, variante, inafferrabile, in contrasto con quello geometrico, rigido esterno.
Nella drawing room, Isolated Systems Vol. 1, installazione costituita da centinaia di patate, suddivise in gruppi circolari di sette, connesse da circuiti elettrici che illuminano singole lampadine LED. Poetica, fragile comunità entropica, con la forza evocativa di un sito sepolcrale arcaico sotto un cielo stellato o di un monumento commemorativo, metafora della “nostra diminuzione mortale”.

Roberta Morgante

Verona// fino al 18 giugno 2016
Gabriele Basilico – Persepolis
a cura di Giovanna Calvenzi
Esther Mathis – Isolated Systems
STUDIO LA CITTÀ
Lungadige Galtarossa 21
045 597549
[email protected]
www.studiolacitta.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/53170/gabriele-basilico-persepoli/
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/53169/esther-mathis-isolated-systems/

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Roberta Morgante
Roberta Morgante è curatrice e operatrice culturale indipendente. Si è laureata in filosofia all'Università di Verona, dove vive. Ha collaborato con enti e associazioni culturali, per i quali ha realizzato esposizioni, festival, spettacoli, cicli di incontri e conferenze, dedicandosi prevalentemente a progetti su suolo e in spazi pubblici, nonché all'ideazione di percorsi di avvicinamento e partecipazione attiva di pubblici trasversali alle forme espressive artistiche contemporanee.