L’Architettura, oltre. Superstudio a Roma

Maxxi, Roma – fino al 4 settembre 2016. A cinquant’anni dalla sua fondazione, Superstudio conserva intatte le fulminanti provocazioni dei suoi progetti impossibili. Idee che lo hanno definitivamente collocato tra le più visionarie neo-avanguardie germinate nel decennio del Sessantotto.

Superstudio, Le Dodici Città Ideali. Città di Semisfere, 1971 - Courtesy-Fondazione MAXXI, Roma
Superstudio, Le Dodici Città Ideali. Città di Semisfere, 1971 - Courtesy-Fondazione MAXXI, Roma

FIRENZE, 1966
Il contesto è quello di una Firenze del dicembre 1966, ancora sconvolta dalla devastante alluvione di appena due mesi prima. L’onda di piena dell’Arno, penetrante e distruttiva, sembra l’emblema di ciò che sta avvenendo nell’ambiente accademico fiorentino, in cui vanno maturando le contestazioni che qualificheranno lo scorcio del decennio e gli anni successivi. È in quel momento che si forma il gruppo d’avanguardia Superstudio attorno a due giovani architetti appena laureati: Adolfo Natalini (Pistoia, 1941) e Cristiano Toraldo di Francia (Firenze, 1941). Si aggregano poco dopo Gian Piero Frassinelli, i fratelli Roberto e Alessandro Magris e Alessandro Poli.
E nello stesso anno si forma, ancora a Firenze, il gruppo di architettura radicale Archizoom Associati con il quale Superstudio organizza a Pistoia la mostra Superarchitettura, tappa essenziale di un cammino che lo condurrà a essere riconosciuto come uno dei più influenti protagonisti delle neo avanguardie degli Anni Settanta.

Superstudio, Il Monumento Continuo, New York, 1969 - courtesy Fondazione MAXXI, Roma
Superstudio, Il Monumento Continuo, New York, 1969 – courtesy Fondazione MAXXI, Roma

IL RUOLO DELL’ARCHITETTURA
In architettura sgomberare il campo dal conformismo della funzione sembra concedere la libertà di varcare il confine del progetto tecnico, finalizzato alla sua mera concretizzazione materiale. Il ruolo dell’architetto si evolve allora dal soddisfacimento di un incarico pratico alla ricerca di una funzione teorica. Il suo agire diviene una missione sociale, tesa a comprendere e superare le cause profonde dell’angoscia generata dalla dimensione urbana.
Su questa linea proto-radicale – che aveva alimentato già dagli Anni Cinquanta indagini visionarie in Giappone, con il saggio-manifesto Metabolism, e in Austria, con la mostra Architektur – si posiziona a Firenze il gruppo Superstudio, la cui parabola tocca il proprio apice nel 1972, con la partecipazione, al MoMA di New York, alla Italy New Domestic Landscape, per esaurirsi poi al volgere dello stesso decennio.

Sofo, Poltronova, 1968, seduta componibile (foto C. Toraldo di Francia)
Sofo, Poltronova, 1968, seduta componibile (foto C. Toraldo di Francia)

LA MOSTRA
Di questo percorso, l’antologica curata al Maxxi [dopo quella al PAC di Milano, N.d.R.] da Gabriele Mastrigli presenta in forma cronologica oggetti, installazioni, disegni, fotomontaggi, stampe, pubblicazioni e una serie di film realizzati da Superstudio.
Le contaminazioni di linguaggi e metodologie disciplinari, che furono interpretate in Italia soprattutto come uno strumento di contestazione dirompente, trovano spazio nella sezione dedicata alla produzione video, dove viene esposto per la prima volta Il Monumento Continuo, un progetto del 1969 di cui esisteva soltanto lo storyboard e che il videomaker Lucio La Pietra ha tradotto in immagini. Accanto a questa coraggiosa operazione di recupero e perfezionamento, sono posti anche i cinque film realizzati dallo Studio nella serie Gli Atti Fondamentali (Vita, Educazione, Cerimonia, Amore, Morte, 1972-73).
Ai manifesti programmatici, Superstudio affiancava realizzazioni concrete di oggetti di design come i divani Bazaar (1968) e Sofo (1968), o le lampade Gherpe (1967) e Passiflora (1968), oltre alla serie di tavoli Quaderna, realizzati nel 1970.
La mostra integra, infine, alcuni tra i più importanti disegni, fotomontaggi e installazioni della serie Il Monumento Continuo (1969), gli Istogrammi d’architettura (1969-70) e Le dodici Città Ideali (1971) e, accanto a questi materiali, installazioni come La moglie di Lot, presentata nel 1978 alla Biennale d’Arte di Venezia e l’ingresso alla mostra Superarchitettura del 1966.
Il linguaggio è ovunque suggestionato da incursioni e fascinazioni espressive: performance, body art, scritti, installazioni, filmati. Ma, a dispetto delle apparenze, mai si riduce a una fuga dai compiti dell’architettura, poiché da quelle incombenze è generato e di quelle funzioni diviene riflessione e ripensamento autocritico.

Alessandro Iazeolla

Roma // fino al 4 settembre 2016
Superstudio 50
a cura di Gabriele Mastrigli
Catalogo Quodlibet
MAXXI
Via Guido Reni 4a
06 3201954
[email protected]
www.fondazionemaxxi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/53079/superstudio-50/

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Alessandro Iazeolla
Alessandro Iazeolla (Roma, 1960), Architetto iscritto all’Ordine professionale dal 1988. Ha conseguito i diplomi di maturità classica e di maturità artistica. Attualmente è quadro direttivo di una società a controllo pubblico. Ha operato dagli Anni Ottanta nel campo della ricerca storico-archeologica e della documentazione d’arte con numerose pubblicazioni su libri e periodici specializzati. Si occupa di fotografia sperimentale e di storia della fotografia e ha tenuto corsi specialistici in istituti superiori. Collabora con la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma La Sapienza per seminari di studio sul rapporto tra percezione visiva e produzione artistica. È iscritto al Ruolo dei Periti e degli Esperti in Fotografia d'Arte presso la C.C.I.A.A. di Roma. È vicepresidente di un'associazione per la promozione dell'arte con sede a Roma.