L’inarchiviabile. Una grande mostra apre il centro d’arte dei Frigoriferi Milanesi

FM Centro per l’arte contemporanea, Milano – fino al 15 giugno 2016. Inizio grandioso per quello che si preannuncia un nuovo punto di riferimento per l’arte nella città meneghina. Con la mostra “L’Inarchiviabile / The Unarchivable”, i Frigoriferi Milanesi si ritagliano fin da subito uno spazio importante all’interno della costellazione dei centri culturali privati di Milano.

L'Inarchiviabile - veduta della mostra presso FM Centro per l'arte contemporanea, Milano 2016 - photo Alessandra Di Consoli
L'Inarchiviabile - veduta della mostra presso FM Centro per l'arte contemporanea, Milano 2016 - photo Alessandra Di Consoli

IL CAMPO ALLARGATO DELL’ARTE ITALIANA
La mostra L’Inarchiviabile/The Unarchivable, Italia Anni ‘70 è il battesimo del nuovo Centro per l’Arte Contemporanea promosso da Open Care, che, proprio durante la settimana di miart 2016, ha aperto al pubblico negli spazi dei Frigoriferi Milanesi.
L’indagine protratta e programmatica dell’esposizione ha come obiettivo quello di definire e allo stesso tempo lasciare volatile un periodo storico-artistico complesso nella sua spinta alla conoscenza e affermazione della soggettività, ma che allo stesso tempo indaga sulla creatività sociale. La multidisciplinarità cercata e indagata dagli artisti allarga il campo d’intervento dell’arte, portando in spalle contemporaneamente contenuti tanto concettuali quando antropologici, sociali e politici.
In questo senso la mostra divisa in dieci stanze, una per ogni anno della decade, opera in tagli d’indagine trasversali comuni.

PORTE CHIUSE E TAVOLI DA LAVORO
Così, nel corridoio che introduce alla mostra, troviamo da un parte le Photomatic d’Italia di Franco Vaccari e, dall’altra, l’inchiesta architettonica di Ugo La Pietra. La stanza successiva presenta opere autoriflessive totali e frammentarie in cui spicca la porta della Galleria Toselli che Emilio Prini fece chiudere per un mese in occasione della rassegna Mostro. Una esposizione di oggetti non fatti non scelti non presentati da Emilio Prini.
Segue una sezione antropocentrica in cui il corpo di Paolo Icaro diventa l’unità di misura dello spazio, e in cui il contatto negativo del corpo con le foto di Giuseppe Penone diventano un’impronta della memoria. Presente in mostra è anche una sezione immancabile, quella dedicata agli archivi, dove spicca il lavoro di Gianfranco Baruchello con “le scatole di una giornata”, un archivio costruito in dieci anni, in cui finiva tutto quello che l’artista lasciava sul tavolo dello studio.

L'Inarchiviabile - veduta della mostra presso FM Centro per l'arte contemporanea, Milano 2016 - photo Paolo Emilio Sfriso
L’Inarchiviabile – veduta della mostra presso FM Centro per l’arte contemporanea, Milano 2016 – photo Paolo Emilio Sfriso

GRAMMATICA E QUESTIONI DI GENERE
Nella stanza seguente è presente forse il pezzo più bello in mostra: Iconografie di Luciano Fabro del 1975. Opera che fa da gancio a una stanza che presenta una riflessione sulla grammatica artistica dell’enunciazione e della creatività programmatica in cui De Dominicis intraprende il Tentativo di far formare quadrati invece che dei cerchi intorno ad un sasso che cade nell’acqua”.
Gli anni settanta producono, anche, per la prima volta, un nucleo forte di artiste donne, così in mostra sono riunite in unica stanza le opere di Marisa Merz, Maria Lai, Irma Blank, Dadamaino, Ketty La Rocca e Carla Accardi. Fa da eco la sezione sul confronto dei ruolo dei generi in cui Lisetta Carmi fotografa per la prima volta i travestiti, Marcella Campagnano (la cui “riscoperta” è uno dei tanti punti a favore del curatore Marco Scotini) crea un’enciclopedia fotografica femminile e Vettor Pisani sospende, letteralmente, la figura della donna in una lettura psicoanalitica.

IMMAGINI IN MOVIMENTO
La sezione Filmare il Male mette, in una raffinata relazione, il film di Gianikian e Ricci Lucchi sul catalogo di Cesare Lombroso con l’opera di Fabio Mauri Linguaggio è guerra. Chiude la mostra un’ampia sezione sulla Comune in cui spicca il confronto tra una “scultura” di De Dominicis e il film del Parco Lambro di Alberto Grifi.

Dario Moalli

Milano // fino al 18 giugno 2016
L’Inarchiviabile / The Unarchivable
a cura di Marco Scotini
Catalogo Archive Books (in preparazione)
FM CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA
Via Piranesi 10
02 73981
[email protected]
www.fmcca.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52541/linarchiviabilethe-unarchivable/

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.
  • angelov

    Quel Gran Vecchio della cultura mondiale, di nome Marcel Duchamp, tra l’altro, affermava che spesso le opere d’arte, dopo un determinato periodo di tempo, sono destinate a diventare dei Feticci; e questo pensiero, persistentemente, mi è tornato alla mente visitando questa bellissima mostra.

  • Giorgio Fasol_AgiVerona

    una mostra VERA

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