Fotografia e vita. Lisetta Carmi a Genova

Palazzo Ducale, Genova – fino al 7 febbraio 2016. Una mostra sul significato della vita e sulle ragioni del fotografare. 182 scatti in bianco e nero animano la Loggia degli Abati, celebrando la lunga carriera di una maestra della fotografia.

Lisetta Carmi, Il porto di Genova, 1964
Lisetta Carmi, Il porto di Genova, 1964

UNA VITA PER LA FOTOGRAFIA
Conosco Lisetta sin da quando ero bambina, perché abitavamo nello stesso palazzo, a Genova, dove è nata nel 1924, da una famiglia borghese di origine ebraica. Da sempre la sua figura mi ha colpito: sguardo penetrante, capelli ricci, vesti chiare e lunghe sino ai piedi. Il suo passo veloce trasmetteva grande forza, nonostante il fisico minuto. Lisetta Carmi era per me “la fotografa di guerra”, che partiva per lunghi viaggi in Paesi lontani, ma anche una professionista attenta al sociale, come dimostra il reportage sugli ospedali Gaslini e Galliera di Genova.
Lisetta inizia a fotografare nel 1960, a trentasei anni, durante un viaggio in Puglia; smette nel 1984, quando muore Babaji, il guru indiano incontrato a Jaipur, nel 1976. Su suo input aveva fondato un ashram a Cisternino, in provincia di Brindisi. Oggi Lisetta dichiara di non aver mai cercato il successo, ma di aver sempre lavorato “per capire l’umanità”. È arrivata a novantun anni bevendo acqua calda e mangiando molto poco. Ha studiato la lingua cinese, la calligrafia, il tao, secondo il quale “il vero sé è assenza di sé”. È convinta che la morte, di cui non ha paura, sia “la meraviglia delle meraviglie”. Ripete che “meno si ha e più si è liberi”.

Lisetta Carmi, I travestiti, Genova, 1965-71
Lisetta Carmi, I travestiti, Genova, 1965-71

LA MOSTRA GENOVESE
Il percorso espositivo è suddiviso in sezioni tematiche, dislocate in sette sale. C’è la Genova degli Anni Sessanta, con le immagini del Porto, dell’Italsider e del cimitero di Staglieno. Ci sono i Ritratti, colti senza artifici; poi le foto del poeta Ezra Pound, vincitrici del premio europeo Niépce, e la serie con la trascrizione grafica del Quaderno musicale di Annalibera per pianoforte di Luigi Dallapiccola.
Seguono le immagini dei Viaggi degli Anni Sessanta e Settanta – da Parigi a Belfast, dalla Sicilia all’Afghanistan – intervallate dalla sequenza di scatti dedicati al parto – ripreso “con una totale tranquillità interiore” nel 1965, all’ospedale Galliera –, da alcuni ritratti di Babaji e dal bel documentario realizzato da Daniele Segre nel 2010.
La sezione dedicata ai Travesiti (1965-71) chiude la mostra con il tema più noto della fotografa, quasi una sfida alla società perbenista.

Linda Kaiser

Genova // fino al 7 febbraio 2016
Lisetta Carmi – Il senso della vita
a cura di Giovanni Battista Martini
PALAZZO DUCALE
Piazza Matteotti 9
010 8171663
[email protected]
www.palazzoducale.genova.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/49520/lisetta-carmi-il-senso-della-vita/

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Linda Kaiser
Linda Kaiser (Genova, 1963) è laureata in Storia della critica d’arte all’Università di Genova, dottore di ricerca in Storia e critica dei beni artistici e ambientali all’Università di Milano, specializzata in Storia dell’arte contemporanea alla Scuola di Specializzazione in storia dell’arte dell’Università di Siena. È critico d’arte contemporanea, giornalista, fotografa e curatore. È specialista di Fluxus, Outsider Art, Mail Art, Arte Povera, Anacronismo, museologia e cultura d’impresa. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati (tra questi, Genova, Palazzo Ducale: “Arte Povera: la prima mostra”, 2012; “Andrei Molodkin. Transformers No. M208”, 2014). Ha tenuto seminari di arte presso le Università di Genova, Siena, Milano e Kassel. Già consulente scientifica di Assolombarda, ha contribuito a fondare nel 2001 a Milano l’Associazione Museimpresa. Ha ideato e curato l’Archivio Storico Riva a Sarnico (BG). Sta costruendo l’Archivio Storico Cressi a Genova. È autrice di monografie come “L’Anacronismo e il ritorno alla pittura. L’origine è la meta” (Silvana Editoriale, 2003) e della prima Guida Touring dedicata al “Turismo industriale in Italia. Arte, scienza, industria: musei e archivi d’impresa” (TCI, 2003). Pubblica servizi e foto su Artribune dal 2012; su altri periodici e portali scrive di arte, spettacoli, musica, cultura d’impresa, nautica, food & wine. Elabora e crede in modelli propositivi che promuovano una politica culturale interdisciplinare.