Piotr Lakomy e Gianni Caravaggio. La gravità a Pistoia

SpazioA, Pistoia – fino al 23 gennaio 2016. Due mostre che investono gli spazi della galleria toscana, misurandosi con le proporzioni e la gravità. A terra, sospese, appese, appoggiate, le opere di Piotr Lakomy e Gianni Caravaggio affrontano la materia a tutto corpo.

Piotr Lakomy – veduta della mostra presso SpazioA, Pistoia 2015
Piotr Lakomy – veduta della mostra presso SpazioA, Pistoia 2015

Le opere di Piotr Lakomy (Gorzów Wielkopolski, 1983) giocano con l’architettura. Questo non vuol dire che siano pensate per siti specifici; si traducono, si adattano, aderiscono a superfici, sono esse stesse superfici e supporti. Come abiti, cadono addosso ai muri o al pavimento dello SpazioA, per la prima personale in Italia dell’artista polacco. Da notare le proporzioni nelle distanze delle opere al suolo o da bordo a bordo; Lakomy usa la metrica di Le Corbusier: 183 centimetri, l’altezza dell’uomo ideale, si ripete nell’allestimento in galleria. I materiali sono plastica, alluminio, nastro isolante, teli da edilizia colorati, cuciti, bruciati, incollati gli uni con gli altri. In questa esposizione minimale, le parole principali sono: aderenza, taglia, volume, soglia, lucentezza. E viene voglia di toccare tutto.

Gianni Caravaggio, Giovane universo, 2014 - courtesy SpazioA, Pistoia
Gianni Caravaggio, Giovane universo, 2014 – courtesy SpazioA, Pistoia

Gianni Caravaggio (Rocca San Giovanni, 1968) copre la realtà di finzione. Oppure così facendo la svela? La sostanza è incerta, si nasconde dietro alla carta o al borotalco. Marmo scolpito posato a terra prende posto e indica il cielo stellato tramite il suo involucro. Tutto sembra in equilibrio nel progetto dell’artista allo SpazioA, un equilibrio precario contrario al peso dei materiali utilizzati. È come se, in questo mondo senza punti fermi, anche il marmo faticasse a prender forma e perdesse anche la sua sostanza. In questa riflessione, Caravaggio colloca le sue opere. Una piccola esposizione ricca d’idee incarnate, silenziose ma pesanti.

Irene Panzani

Pistoia // fino al 23 gennaio 2016
Piotr Lakomy
Gianni Caravaggio – Sostanza incerta
SPAZIOA
Via Amati 13
0573 977354
[email protected]
www.spazioa.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/49081/piotr-lakomy/
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/49082/gianni-caravaggio-uncertain-substance/

CONDIVIDI
Irene Panzani
Nata a Lucca nel 1987, vive tra la Toscana, Parigi e Istanbul. Dopo una laurea in filosofia all'Università di Pisa, si trasferisce a Parigi per amore di Maurice Merleau-Ponty e dei Daft Punk. Qui spende un anno all'Université Paris I Panthéon Sorbonne studiando l'arte relazionale e il corpo utopico di Michel Foucault. Si laurea infine in teoria dell'esposizione all'Université Paris VIII Vincennes Saint Denis con il professor Jérôme Glicenstein. Dopo varie esperienze in gallerie private, assiste i curatori del Musée d'art moderne de la Ville de Paris per la mostra “Any Ever” di Ryan Trecartin e Lizzie Fitch. Si dedica un anno alla distribuzione musicale e nel 2012 dà vita ad ab ovo, associazione interessata alla costruzione della conoscenza e alla traduzione nel campo delle arti performative. Nel 2014 è assistente curatrice della Biennale di Canakkale in Turchia e da allora si interessa particolarmente alla scena artistica di questo Paese. Scrive per le riviste francesi Mouvement e Marges, collabora con la belga Papier Machine ed è contenta di manipolare finalmente l'italiano per Artribune.