Giulio Frigo, l’alchimista della pittura. Da Francesca Minini

Galleria Francesca Minini, Milano – fino al 15 novembre 2015. Giulio Frigo torna con una mostra forte ed estremamente convincente. E la sua pittura figurativa emerge in una complessa serie di opere modulate dalla luce, da un pensiero complesso e da un allestimento estremamente integrativo.

Giulio Frigo – 360 780 nm - veduta della mostra presso la Galleria Francesca Minini, Milano 2015
Giulio Frigo – 360 780 nm - veduta della mostra presso la Galleria Francesca Minini, Milano 2015

Giulio Frigo (Arzignano, 1984) torna da Francesca Minini consacrandosi come uno degli artisti più promettenti del panorama italiano. Appena si entra in galleria, si è accolti da uno schermo semitrasparente con una composizione astratta e un altro più scuro con raffigurato un idolo antico; nella prima sala, un quadro spudoratamente cinematografico appeso al soffitto inchioda lo spettatore; si passa una tenda e i muri si muovono in strisce bianche e nere sbilenche proiettate; sulla sinistra un grande quadro con un cielo alla Giotto e al centro un uomo, una cosmologia medievale; di fronte, su uno scudo è disegnata un‘ecografia di un feto. Un piccolo quadro si apre con un sipario di luce, in un altro un pianista suona con quello che sembra Gesù morto all’interno dello strumento. Ma non è finita qui: nell’ultima sala una donna si abbronza dietro delle tendine, e un grande quadro nella semioscurità viene percosso da piccolo cerchio di luce in continuo movimento che guida lo sguardo, o lo devia, nella contemplazione dell’opera.
Il mondo figurativo di Giulio Frigo non si ferma alla realizzazione dell’opera ma va ben oltre, in una direzione estremamente interessante: le opere sono arricchite, allestite, pensate con effetti scenografici, illusionistici, come fosse un alchimista più che un “semplice” pittore.

Dario Moalli

Milano // fino al 15 novembre 2015
Giulio Frigo – 360 780 nm
FRANCESCA MININI
Via Massimiano 25
02 26924671
info@francescaminini.it
www.francescaminini.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/47297/giulio-frigo-360-780nm/

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.
  • Whitehouse Blog

    Solite recensioni un po’ casuali. Da quando l’illusionista è un’alchimista? Perché Giulio Frigo sarebbe promettente? A me sembra semplicemente che una pittura molto sciatta e prevedibile (nel suo voler essere anche sottilmente naif) cerchi delle stampelle fuori dalla cornice: allestimenti inutilmente complessi, citazioni a caso da medioevo e affini, luci, tendine e cotiion. Fino a quando non riusciremo a vedere queste operazioni per quello che sono realmente, si parlerà solo di contenitori perché i contenuti atterriscono.

    • Aegis

      Grazie Dario Moalli per portare alla nostra attenzione un’artista di talento che sembra essere genuinamente immerso in un lavoro di ricerca serio e continuativo.

      L’operazione di agire su dipinti di grande fattura effettiva, smorzandoli ed in taluni casi oscurandoli, denota una marcata disposizione a porre la ricerca al di sopra di qualsiasi celebrazione.

      Una nota di grande maturità per un percorso personale che spero possa continuare a sorprendere non solo lo spettatore ma anche e per primo Frigo stesso.

      • Whitehouse Blog

        Riposizionare il quadro, l’ombra o la citazione denotano invece una paura, la necessità di cercare stampelle fuori dall’opera. Come Frigo anche Pietro Roccasalva propone da anni lo stesso espediente (come fate a parlare di ricerca???? —questo è uno scopiazziate!!!): situazioni d’opera che sono commercialmente molto accattivanti perché mettono al collezionista il fumo negli occhi, per poi risultare un dipinto, ossia una tipologia di opera dal valore/prezzo più robusto. La necessità della citazione ad ogni costo rende il tutto ancora più pretenzioso e pretestuoso. La galleria fornisce il sigillo di qualità, e come dice Massimo Minini il prezzo dipende da quanto una persona è disposta a pagare: ikea evoluta per ricchi insomma. Un giochino abbastanza noiosetto.

        • Aegis

          Il commento era soprattutto per Dario Moalli e la sua capacita’ di dare spazio ad artisti che si stanno dibattendo nel contemporaneo cercando indizi nella tradizione. Indice di consapevolezza di un debito di riconoscenza con le generazioni passate. Che poi ci sia sempre ancora strada da fare e’ certo.

          A livello oggettivo il fatto che un lettore se la possa prendere e’ positivo proprio perche’ significa che questa e’ arte che fa discutere, emozionare e dibattersi.

          Chi poi nutre idee socio-politiche o estetiche differenti, diviene quindi incoraggiato a prendere i pennelli in mano e portare avanti un’altro tipo di arte. Ben venga! Per quanto riguarda la critica professionale, l’obiettivo vero non e’ mai abbattere, ma costruire.

          • Whitehouse Blog

            Sono sei anni che si dibatte sulle stese cose (nonni genitori fundation, ikea evoluta, giovani indiana jones), abbattere il giovane artista equivale in italia a farlo rinascere. Ma non solo in Italia. Penso al supercool danh vo che compra il capitello romano ci mette una caccola di suo nonno e lo vende a 700.000 euro.

          • Caterina Porcellini

            Capiamo – sempre, a oltranza – la tua volontà di comunicare e diffondere il tuo pensiero, Luca Rossi. Ma cerchiamo di mantenere un minimo di onestà intellettuale: sono sei anni che tu dibatti delle stesse cose (almeno, a giudicare da termini, definizioni ed esempi che leggo nei tuoi quotidiani commenti su Artribune). E va bene, ma se altri vogliono dire la loro, non cerchiamo di riportare il discorso proprio su quei temi di cui “si dibatte” da 6 anni: sia mai che spostando l’ottica il dibattito ne guadagni, no? Così si costituisce una piattaforma davvero aperta: non solo scrivendo, ma leggendo anche quello che scrivono gli altri. Seriamente, non come “minimo appiglio a cui aggrapparsi per spostare ancora il focus del discorso sulla tesi che volevo sostenere”. Grazie.

          • Whitehouse Blog

            Io ho risposto ad un commento di un lettore riferito ad un mio commento, non sto cercando di portare il discorso dove voglio io. Si dibatte delle stesse cose (e il forum di prato ha confermato le problematiche che io da solo -purtroppo- avevo portato fortemente alla ribalta nel 2009) perché ci sono sempre gli stessi problemi. Il sistema dell’arte in italia è come un malato psichiatrico che si vuole curare da solo, ed è praticamente impossibile che si riesca; ma poi guardi fuori dal manicomio e costui non ha nessuno che lo aspetta. A nessuno importa veramente dell’arte e delle opere d’arte.Queste recensioni servono praticamente a riempire uno spazio incensando artista e galleria, ma senza nessuna alcuna base critica reale. Sono un elenco di comunicati stampa espansi.

      • Whitehouse Blog

        Un giovane artista oggi che fa ricerca si deve porre il problema della sovrapproduzione, ossia del fatto di creare l’ennesima-opera-gingillo, arbitrariamente costosa. Si deve porre il problema dell’ikea evoluta e del fatto di esporre in una galleria. L’ennesima. Assecondare queste dinamiche vuole già dire avere le gambe tagliate in partenza; apparire come un giovane già vecchio e nel migliore dei casi (come anche in questo caso) abbracciare un retorica dal sapore passatista, per essere accettato da un “paese per vecchi”. Tutto il contrario di quello che dovrebbe essere l’arte contemporanea oggi. Ma questo accade perché artisti come Giulio Frigo sono formati da un sistema matrigno che difende ma che avvelena; incapace di formare attraverso un confronto critico. Frigo è un artista impaurito, costretto ad assumere posture bolse e pretenziose per essere accettato.

      • Definire l’operazione di agire su dipinti di grande fattura oscurandoli o smorzandoli come una inclinazione a dare priorità alla ricerca mi sembra piuttosto inconsistente.

        • Whitehouse Blog

          No no…è ricerca…della posizione giusta del dipinto :)

  • Angelov

    tanto rumore per nulla…

    Si tratta semplicemente di un annuncio commerciale-pubblicitario, pagato da un/a gallerista per apparire sotto i nostri occhi, e che si riferisce ad un evento di natura culturale, che si è svolto o si sta svolgendo nello spazio della suddetta galleria.
    Stop

    ma perché proprio a lui, e non a me? in questo caso;
    ma altre volte: perché proprio a me, e non a lui?…etc etc

    La casistica è esponenzialmente al di là dei buoni propositi di capirci un’H…

  • Whitehouse Blog

    Non so se sia a pagamento o meno, ma le recensioni sono tutte così su artribune e non solo. Mi sono sempre chiesto se fare queste recensioni in modo maggiormente critico, potrebbe portare anche più visibilità a riviste altrimenti rannicchiate in una nicchia.

    • Marco Enrico Giacomelli

      Certo che sono a pagamento. E questo caso lo conferma: vedi quanti banner di Francesca Minini ci sono sparsi per il sito? Lei è una inserzionista storica e assidua.

      • Whitehouse Blog

        Parliamo della recensione, e di quello che c’è scritto. Di questa retorica acritica da comunicato espanso. Parliamone.

        • Marco Enrico Giacomelli

          Io ho risposto a una insinuazione puerile. Del resto parlo nelle sedi che ritengo adeguate e con gli interlocutori che ritengo adeguati. Ad esempio nella tavola rotonda di domani pomeriggio a The Others Art Fair, poi in NABA a dicembre, a Padova fra due settimane ecc.

          • Whitehouse Blog

            Allora vediamoci a marzo nella tavola rotonda a cui partecipo con Renato Barilli all’Affordable Art Fair. Insomma, bisogna anche cercare di fare gli inviti giusti a queste tavole rotonde, se no si finisce sempre a parlare con i genitori delle bontà del figlio :)

  • Angelov

    Veramente avevo lasciato un commento, affermando che si trovano sul portale di Artribune solo quelle recensioni a mostre, per pubblicizzare le quali, i relativi galleristi avevano pagato una quota ad Artribune.
    Il mio commento non voleva essere maligno, ma semplicemente affermare quello che di fatto avviene normalmente.
    Per cui mi sembrava superfluo accanirsi contro certi lavori o artisti che, per parere soggettivo, non sembrerebbero degni di una recensione ma che, per contratto, ne hanno di fatto il diritto.
    Ma, nonostante questo, il mio commento è stato rimosso.

    • Caterina Porcellini

      Sì, perché davi per scontata una prassi che non è nè normale – non in Artribune – nè legale. La linea editoriale di un giornale è distinta dall’andamento commerciale, punto. Qualsiasi affermazione in senso contrario è pura illazione, ma nel nostro caso è un’ipotesi falsa e pertanto anche offensiva. Insomma, sono piuttosto suscettibile quando si va a toccare la mia integrità professionale – con quella di Artribune, per estensione – e tendo a dimenticare anche le “buone pratiche” della moderazione online.

      • Angelov

        Scusa, forse non mi sono espresso a dovere: le mostre recensite da Artribune, lo sono esclusivamente secondo un criterio culturale? Pensavo che lo fossero su richiesta di Gallerie o quant’altro, previa un contratto commerciale etc
        Quindi, secondo una scelta ideologica, naturalmente: recensisco questo perché ne condivido i contenuti culturali, ma ignoro quello, perché etc etc
        I Latini, in modo molto sintetico ed onesto, dicevano: “Pecunia non olet”, è bene ricordarlo…

        • Caterina Porcellini

          Ciao Angelov,
          sì, confermo: le recensioni – e non solo quelle – sono indipendenti dai contratti commerciali: si tratta di scelte editoriali, per cui pertengono alla sola redazione. Come giustamente dici tu, è comunque una scelta. :)

          • Angelov

            Questa precisazione mi sembra molto importante.
            Grazie.