Barbie ha 56 anni. Ed è in mostra al Mudec di Milano

Ebbene sì, capita anche di visitare una mostra dedicata a una bambola. A noi è successo a Milano, al Mudec. Ma per farlo abbiamo chiesto aiuto a una guida d’eccezione: una bambina di nome Agata.

Barbie. The Icon - veduta della mostra presso il MUDEC, Milano 2015 - photo Agata
Barbie. The Icon - veduta della mostra presso il MUDEC, Milano 2015 - photo Agata

Per chi si occupa di arte contemporanea non è certo prioritario entrare in un mondo fatto di vestiti colorati, bambole quasi tutte uguali, mobili e arredi giocattolo: ma una volta in visita nelle diverse e ben allestite stanze del primo piano del Mudec, preparate per ospitare la monografica rassegna sulla storia e la diffusione della famosissima Barbie nel mondo – la bambola divenuta nel tempo una vera e propria icona, come giustamente recita lo slogan dell’esposizione – si capisce subito l’importanza dell’evento.
O forse a me è bastato semplicemente vedere l’espressione di mia figlia appena siamo entrati.
Sì perché, se già non fosse chiaro, dentro questa mostra ci si ritrova di fronte a un fenomeno planetario senza precedenti. E i numeri parlano chiaro. Si passano in rassegna le prime bamboline dell’America del Dopoguerra, fino ad arrivare a quelle concepite per assomigliare alle donne del nuovo millennio: come dire, cinquant’anni e non sentirli.
In un’altra sezione si possono conoscere i modelli dedicati alle attrici più famose, in un’altra ancora quelli provenienti dai cinque continenti, con la pelle scura o gli abiti orientali, ad esempio. Per non parlare delle mille Barbie impegnate in altrettante professioni: la Barbie poliziotta, la Barbie dogsitter, la Barbie manager…

Quindi, inutile negarlo: come tanti cloni di un’idea vincente e primordiale – anche se in realtà la primissima bambola aveva i capelli neri – prima o poi, con la biondissima Barbie tutti noi abbiamo dovuto fare i conti. Forse perché la nostra cuginetta ne collezionava bacheche intere, o forse perché siamo sempre stati tempestati da questo personaggio – al cinema, in televisione, nelle edicole – ma resta il fatto che questo gioco rientra in pieno nella nostra cultura.
Oltretutto la ragazza vive e lavora e fa cose normali, ha un fidanzato, ha degli animali domestici, cucina, vede i parenti, guida un’automobile, dunque ci assomiglia.
Chiaro, tutto questo non riguarda proprio per niente la storia dell’arte, ma qui si parla anche di stilisti pronti a vestirla, e perciò si parla di moda, si racconta di società e costume, e si ammirano i primi e veri prodigi pubblicitari.
Insomma, da questa visita s’impara comunque qualcosa. Specialmente se poi ci si affida a una vera esperta di mondi magici, così come lo può essere solo una bambina di cinque anni. Agata, per l’occasione piccola fotografa, corre e gira per le sale, e si ferma a volte. Giusto il tempo di ammirare con stupore queste principesse in miniatura.

Max Mutarelli

Milano // fino al 13 marzo 2016
Barbie. The Icon
a cura di Massimiliano Capella
MUDEC
Via Tortona 56
02 54917
www.mudec.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/49057/barbie-the-icon/

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Max Mutarelli
Massimiano Mutarelli nasce nella primavera del 1977 a Lambrate, quartiere storico di Milano. A vent’anni, con l’iscrizione all’Accademia di Brera, corona il sogno di poter entrare nel magico mondo dell’Arte. In realtà è un periodo turbolento, sospeso fra gli esami ed i primi lavori da redattore, di giorno, e di barista, la notte, ma nonostante tutto riesce a prendere quelle poche gocce di splendore che l’accademia riesce a regalare: grazie ad Alberto Garutti ed a Francesco Poli affina le proprie conoscenze intorno al cruciale mondo dell’arte contemporanea, mentre continua a scrivere per alcune testate sul web. Laureatosi in Arti Visive con una tesi sul rapporto fra politica e fascismo, dopo un master in pedagogia dell’arte sta cercando di concludere il suo percorso di studi specializzandosi in Discipline artistiche ed archeologiche presso l’Università di Verona, sempre alternando i libri alle docenze occasionali in vari master universitari, alle collaborazioni con riviste ed alla gestione di un noto pub all’avanguardia