Kaye Donachie e l’arte di raccontare la letteratura

Ribot, Milano – fino al 21 novembre 2015. Prima personale italiana di Kaye Donachie nella neo-nata galleria di Monica Bottani. Con un ensemble multimediale dall’eco letteraria.

Kaye Donachie, I speak to you of eternity, 2015
Kaye Donachie, I speak to you of eternity, 2015

Ha inaugurato il 30 settembre Behind her eyelids she sees something, personale dell’artista britannica Kaye Donachie (Glasgow, 1970; vive a Londra) e secondo appuntamento espositivo proposto dalla galleria meneghina Ribot, dopo l’esordio con Felix Schramm. Al piano terra, l’installazione nuda ed elegante di tele di piccolo formato si ispira all’opera onirica e psicoanalitica della scrittrice Marguerite Duras (il titolo della mostra cita il racconto La malattia della morte), mentre al piano inferiore sette cianotipie su cotone riprendono l’immaginario evocato negli oli. Ad hoc per la mostra, non solo il catalogo (che valorizza, con puntigliosa discrezione, il lavoro dell’artista), ma anche un’edizione inedita di dieci calcografie, in cui Donachie rielabora il ritratto femminile presente in una delle cianotipie. Dopo Schramm, con questa mostra Ribot pare voler suggerire un’immagine fluida e anticonvenzionale di sé. Forse per attrarre un pubblico di collezionisti attento al mercato internazionale e capace di apprezzare le sue eterogeneità.

Margherita Zanoletti

Milano // fino al 21 novembre 2015
Kaye Donachie – Behind her eyelids she sees something
RIBOT
Via Nöe 23
347 0509323
[email protected]
www.ribotgallery.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/48282/kaye-donachie-behind-her-eyelids-she-sees-something/

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Margherita Zanoletti
Margherita Zanoletti è bibliotecaria presso l’Università Cattolica di Milano e ricercatrice di arte e scrittura moderna e contemporanea. Dottorata presso la University of Sydney, sta collaborando alla prima traduzione italiana di Stradbroke Dreamtime della scrittrice aborigena Oodgeroo Noonuccal, sulla quale ha curato di recente con Francesca Di Blasio il volume We are Going, e a una monografia su Bruno Munari.