Un caveat in forma di bit. Marcantonio Lunardi a Pisa

Galleria Passaggi, Pisa – fino al 18 ottobre 2015. Dalla stampa su carta alla realtà aumentata. Un progetto espositivo che espande al massimo grado la gamma delle potenzialità mediali. Svelando al contempo le insidie della cultura tecno-digitale.

Marcantonio Lunardi, screenshot da Anthropometry 154855
Marcantonio Lunardi, screenshot da Anthropometry 154855

Negli ultimi decenni, la cosiddetta New Media Art si è trovata a fare i conti con un’assunzione sottilmente insidiosa: l’implicito collasso del tecnologico nel digitale. Marcantonio Lunardi (Lucca, 1968) sfrutta una formazione affatto “born digital” per presentarne una critica serrata, non priva di risvolti fermamente engagé. Il progetto Anthropometry imposta quindi un parallelismo tra digitalizzazione ed eugenetica, mettendo in piedi un sistema complesso ma fluido, che unisce la videoarte alla produzione tipografica, l’archivistica alla realtà aumentata. Attraverso un allestimento asciutto, che invita anche a una visita alla vicina Lucca muniti di smartphone e apposita app, il volto più umano dell’homo technologicus si mostra alla luce: perché se le onde lunghe della storia ne mascherano l’implicita pulsione di morte, solo uno sguardo programmaticamente “retrò” potrà svelarla con la dovuta irruenza.

Simone Rebora

Pisa // fino al 25 ottobre 2015
Marcantonio Lunardi – Anthropometry
a cura di Alessandra Ioalè
GALLERIA PASSAGGI
Via Garofani 14
050 8667468
[email protected]
www.passaggiartecontemporanea.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/47996/marcantonio-lunardi-anthropometry/

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.