Dove finisce la fotografia. Olivo Barbieri al Maxxi di Roma

MAXXI, Roma – fino al 15 novembre 2015. C’è il seminale “Viaggio in Italia” e i “Flippers”, i celeberrimi “Site Specific” e il lungo ciclo cinese. Insomma, c’è praticamente tutto Olivo Barbieri in questa retrospettiva allestita nel museo capitolino.

Lhasa, 2000 – da Virtual Truths, 2001 - © Olivo Barbieri
Lhasa, 2000 – da Virtual Truths, 2001 - © Olivo Barbieri

OLIVO BARBIERI, LA RETROSPETTIVA
Come il ricordo d’un canto lontano, come i suoni argentini di una vaporosa città la cui umidità annebbia la vista o come la calma apparente di uno sguardo che si posa, spericolato, su una serie di edifici contemporanei per bloccare l’urlo vivace di un luogo in continuo divenire, la fotografia di Olivo Barbieri (Carpi, 1954), proposta al Maxxi di Roma con un’elegante retrospettiva che unisce un corpus di lavori datati 1978-2014, invita lo spettatore a fare i conti con immagini che aprono scenari in cui l’ordinario diventa straordinario, il noto diventa novità.

Uffizi, 2002 – da Paintings - © Olivo Barbieri
Uffizi, 2002 – da Paintings – © Olivo Barbieri

IMMAGINI, NON FOTOGRAFIA
Non mi ha mai interessato la fotografia, ma le immagini. Credo che il mio lavoro inizi laddove finisce la fotografia”, afferma Barbieri in una dichiarazione che racchiude la causa prima della propria poetica. Nel suo lavoro, infatti, la fotografia è spinta al limite dell’aderenza con le cose, oltre l’errore, consapevolmente ricercato – quest’ultimo – per dar luogo a un’inedita quotidianità che fa il verso alla realtà e costruisce visioni, atmosfere, contesti dal gusto metafisico e, in alcuni casi, apparentemente surreale.
I suoi Flippers, ad esempio, definiti da Franco Vaccari dei “santuari dell’immagine”, mostrano, assieme a una ricerca sul potere dell’immagine, una forza evocativa che ritaglia il tempo per spaziare e spiazzare il pubblico con un processo di tipo conoscitivo che elogia il particulare (Guicciardini) e, assieme, il disritmico, l’incerto, l’inesplorato.

Linyi, China, 2001 - da NotSoFarEast, 2001 - © Olivo Barbieri
Linyi, China, 2001 – da NotSoFarEast, 2001 – © Olivo Barbieri

DIVERSI CICLI E UN UNICO AMBIENTE
Divisa in sezioni (Viaggio in Italia 1980-1983, Images 1977-2007, Artificial Illuminations 1982-2014, China 1989-2014, Virtual Truths 1996-2002, Site Specific 2003-2013 e Parks 2006-2014) che evidenziano cicli di lavoro, itinerari attorno a un tema, indagini alate che toccano con mano il silenzio, l’eterno e l’immutabile, il fuggitivo e il transitorio, la mostra – arricchita da nove video lanciati in loop attraverso tre monitor, da due teche documentarie e da una pellicola colorata (voluta dall’artista) che riveste la grande vetrata della galleria 4 del Museo per creare una Gesamtausstellung – si pone come un ambiente unico, un habitat di ricerca attraverso il quale è possibile, in un colpo d’occhio, intuire e decifrare la liricità di un fotografo speciale. La cui specialità è quella di costruire immagini ambigue, di avvitarsi attorno a un brano linguistico (quello del fuoco selettivo) “in bilico tra il certo e l’incerto, tra il reale e il plausibile, tra il sapere e l’ovvio”.

Antonello Tolve

Roma // fino al 15 novembre 2015
Olivo Barbieri – Immagini 1978-2014
a cura di Francesca Fabiani
MAXXI
Via Guido Reni 4a
06 39967350
[email protected]
www.fondazionemaxxi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45309/olivo-barbieri-immagini-1978-2014/

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi 1977) è teorico e critico d’arte. Dottore di ricerca presso l’Università di Salerno, insegna Pedagogia e Didattica dell'Arte e Antropologia dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Studioso delle esperienze artistiche e delle teorie critiche del Secondo Novecento, con particolare attenzione al rapporto che intercorre tra arte, critica d’arte e nuove tecnologie. Pubblicista, collabora regolarmente con diverse testate del settore. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, in Italia e all'estero e vari cataloghi di artisti. Collabora, a Salerno, con la Fondazione Filiberto Menna e dirige con Stefania Zuliani, per l’editore Plectica, la collana Il presente dell’arte. Tra i suoi libri Giardini d’utopia. Aspetti della teatralizzazione nell’arte del Novecento (2008), Gillo Dorfles. Arte e critica d'arte nel secondo Novecento (2011), Giuseppe Stampone. Estetica Neodimensionale / Neodimensional Aesthetics (2011), Bianco-Valente. Geografia delle Emozioni / Geography of Emotions (2011).