Reto Pulfer e Giorgio Griffa. Confronti lungo mezzo secolo a Ginevra

CAC, Ginevra – fino al 19/23 agosto 2015. Mezzo secolo e le Alpi separano Reto Pulfer e Giorgio Griffa. Che dialogano a distanza, su due piani diversi del centro d’arte elvetico. Il primo con la sua prima antologica in un’istituzione svizzera, il secondo con una retrospettiva che rende onore a un lavoro inesausto e ingiustamente sottovalutato.

Reto Pulfer – Dehydrierte Landschaft - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015
Reto Pulfer – Dehydrierte Landschaft - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015

RETO PULFER FRA ITALIA E SVIZZERA
Era il 2011 e all’Istituto Svizzero, sede di Milano, Reto Pulfer (Berna, 1981) interpretava la ricca e sfuggente polisemia del verbo ‘rappresentare’, fuori e dentro un set di tende e drappeggi allestiti con alterna cura. Nello stesso anno, complice ancora l’istituzione elvetica, costruiva letteralmente cinque ambienti al Pastificio Cerere, nella Capitale: e stavolta era questione di Zustands, di stati (d’animo). Ebbene, chi avesse partecipato ad almeno uno di questi passaggi di Pulfer nel nostro Paese, si troverebbe meno impreparato alla pratica della mostra ginevrina.
Un intero piano del Centro d’Arte diretto da Andrea Bellini – qui anche in veste di curatore della mostra – è dedicato allo svizzero. Per entrare è necessario indossare gli ormai noti sovrascarpe, di un celeste intenso. A terra, la cromia è la medesima: si procede a passi inevitabilmente felpati, accompagnati da una musica coinvolgente, lungo un corridoio costruito con tende azzurre e rosa. Una raccomandazione: cercate di scegliere un orario in cui vi possiate trovare soli o quasi, se ne guadagna in immersività ed efficacia dell’installazione.

Reto Pulfer – Dehydrierte Landschaft - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015
Reto Pulfer – Dehydrierte Landschaft – veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015

UN PATIO CIRCONDATO DA TENDE
Terminato il corridoio-camminamento, la scena si apre. Ed è come essere entrati in un ampio patio da un ingresso secondario. Tutto intorno, altre tende raccolgono ambienti semi-isolati, mentre al centro un sistema di corde intrecciate e sospese sovrintendono alla disposizione apparentemente casuale di oggetti trovati, strutture in plexiglass, rudimentali teche in legno, arazzi slavati, archi sportivi e stoviglie in vetro. Un lavoro complesso e complessivo che riunisce singole opere realizzate fra il 2007 e il 2015.

Giorgio Griffa, una retrospettiva 1968-2014 - veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015
Giorgio Griffa, una retrospettiva 1968-2014 – veduta della mostra presso il CAC, Ginevra 2015

LA TENACIA DI GIORGIO GRIFFA
Tutt’altra atmosfera si respira invece nel piano dedicato alla retrospettiva di Giorgio Griffa (Torino, 1936), che abbiamo intervistato qualche settimana fa. Qui è il segno minimo a imporsi, rigoroso nella sua manualità. Una quarantina di lavori che testimoniano di una tenacia inaudita nel dar voce alla pittura e ai suoi materiali. Pochi i reali rapporti col Minimalismo, e pochi anche con la Pittura Analitica: la mano qui non perde il proprio potere in favore del cervello, e i materiali mantengono inalterata la loro rilevanza nel costituire parte integrante del progetto. Non esistono meri supporti, non esiste un ideale da applicare con scientista pianificazione. E ci si augura naturalmente che questo sia soltanto il primo passo di una lunga fortuna dell’opera di Griffa, finora ampiamente sottovalutata. Da segnalare, in questo senso, che la mostra – con i debiti aggiustamenti – circuiterà alla Kunsthalle Bergen, alla Fondazione Giuliani di Roma e al Serralves Museum di Oporto.

Marco Enrico Giacomelli

Ginevra // fino al 19 agosto 2015
Giorgio Griffa – A Retrospective 1968-2014

Ginevra // fino al 23 agosto 2015
Reto Pulfer – Dehydrierte Landschaft
a cura di Andrea Bellini
CAC – CENTRE D’ARTE CONTEMPORAIN
Rue des Vieux-Granadiers 10
+41 (0)22 3291842
[email protected]
www.centre.ch

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.