Vitalità e contraddizioni della metropoli. In una mostra a Como

Villa Olmo, Como – fino al 29 novembre 2015. La vita cittadina analizzata da una mostra che parte dal Novecento e arriva ai giorni nostri. Vita di strada, divertimenti, attività commerciali, interni, ma anche contraddizioni e protesta. Un’utopia che oscilla tra fervore e malinconia.

Marcello Jori, Le Grand Jour à l’Île de la Grande Jatte, 2012 - courtesy Fondazione Marconi, Milano - photo Filippo Armellin
Marcello Jori, Le Grand Jour à l’Île de la Grande Jatte, 2012 - courtesy Fondazione Marconi, Milano - photo Filippo Armellin

UN PROGETTO (MANCATO?) DI EMANCIPAZIONE
Com’è viva la città, recita citando Gaber il titolo della mostra a Villa Olmo curata da Giacinto Di Pietrantonio. E in effetti la collettiva – terzo capitolo di un ciclo sulla città – non ha come tema la metropoli in sé, o l’architettura, ma proprio la vita cittadina. Il versante sociale della metropoli, dunque, quel progetto di emancipazione che ha per molta parte coinciso con il Modernismo, un progetto talvolta sfociato in universo concentrazionario e altre volte in splendida utopia.
Come nello stile del curatore, la mostra è caleidoscopica, originale nel suo strutturarsi in sezioni che spesso si intersecano. Ne risulta una ricognizione ampia e esaustiva, con molte opere di pregio e inaspettate. L’unico difetto sta nell’interazione con gli spazi: stranamente, si avverte una sensazione di freddezza.

Giuseppe Bartolini, Tralicci F.S e treno giallo, 1998 - Collezione privata, Milano
Giuseppe Bartolini, Tralicci F.S e treno giallo, 1998 – Collezione privata, Milano

TRASPORTI, SVAGHI, COMMERCIO E PROTESTA
Si parte con il tema dei trasporti, evocato direttamente in opere come il Treno giallo di Giuseppe Bartolini. O alluso, come nel suggestivo quadro panoramico di Arduino Cantafora (La città banale), ardito e riuscito mix di Metafisica, Surrealismo e Realismo magico.
Il tempo libero è protagonista di una sala con dipinti di gran livello di Chia e Salvo. Intermezzo rinfrescante è la sala sui parchi, con due citazioni di Seurat, quella di Campigli e quella recentissima di Marcello Jori (entrambe eccellenti). Campigli ritorna poi nella sezione sullo sport, contrassegnata anche da uno straordinario dipinto della fase figurativa di Mario Radice (La partita di pallone, in prestito dal Mart). La vita di strada è invece raccontata da un viados ritratto da Pistoletto e da un inconsueto Vespignani.
La mostra esplode poi in un tourbillon di spunti nella sala centrale, dove si intersecano vari temi. Il primo esprime ancora vitalità: il commercio, visto tramite l’orientalismo di Anselmo Bucci e la surreale bottega di barbiere di Giuseppe Viviani. Gli altri temi indagano invece le contraddizioni: la distruzione con opere di Kiefer e Alfredo Jaar, la protesta con La rivoluzione siamo noi di Cingolani e con Comizio (in prestito dalla Gnam), capolavoro di Turcato.

Marcello Jori, Le Grand Jour à l’Île de la Grande Jatte, 2012 - courtesy Fondazione Marconi, Milano - photo Filippo Armellin
Marcello Jori, Le Grand Jour à l’Île de la Grande Jatte, 2012 – courtesy Fondazione Marconi, Milano – photo Filippo Armellin

UNA SOTTILE MALINCONIA
I simboli della vita urbana e gli interni, infine. Il primo tema è introdotto dalle teste in ceramica di Ugo La Pietra (ognuna rappresenta una regione d’Italia) e sviluppato con opere come il Vesuvio di Warhol e lo stivale con spillette di Paola Pivi. Il secondo è affidato tra l’altro a un’infilata di bellissimi dipinti di Casorati, Soldati, Borra, Paladini, opere segnate da un’intensissima e dignitosa malinconia.
Una sottile malinconia è in effetti il sentimento che traspare dalla maggioranza delle opere in mostra, riscontrabile anche in quelle che riportano spunti vitali o giocosi. Un sentimento dalla doppia faccia: rimpianto per l’utopia del progetto Modernista ormai tramontato (o rivelatosi ingannevole), e assieme caratteristica propria delle metropoli, sintomo delle loro contraddizioni che emergono anche nel fervore più marcato.

Stefano Castelli

Como // fino al 29 novembre 2015
Com’è viva la città. Art and the City 1913-2014
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
VILLA OLMO
Via Cantoni 1
031 571979
[email protected]
www.mostrevillaomocomo.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/46665/come-viva-la-citta/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.