Claus Philip Lehmann e il Minimalismo del XXI secolo

Galleria Mario Iannelli, Roma – fino al 31 luglio 2015. Continuano le mostre di artisti tedeschi nella galleria capitolina. Questa volta Claus Philip Lehmann propone i suoi monocromi minimalisti, in un allestimento dinamico, sempre diverso a seconda della luce.

Claus Philip Lehmann, Untitled, 2010 - courtesy the artist and Galleria Mario Iannelli - photo Roberto Apa
Claus Philip Lehmann, Untitled, 2010 - courtesy the artist and Galleria Mario Iannelli - photo Roberto Apa

L’ora migliore della giornata per visitare la mostra di Claus Philip Lehmann (Hannover, 1979; vive a Berlino) è il tardo pomeriggio, quando le ombre si allungano, la luce si fa più dorata ed entrambe interagiscono con le opere esposte, proprio come ha voluto l’artista, il quale ha meticolosamente studiato l’incidenza dei raggi per creare rimandi geometrici e significativi tra i lavori monocromatici esposti. Il white cube per l’occasione si è tinto di blu per accogliere opere di formati diversi, materiche e minimaliste. L’arte per l’arte, proposito dichiarato dell’artista, non è invadente, ma porta i segni dell’uso reale nelle superfici quasi specchianti, consumate dalla grafite. Interagendo con l’ambiente, diventano rilevanti, pur se di piccole dimensioni. Evidentemente Lehmann, rompendo la riservatezza che caratterizza tanti artisti tedeschi, non è riuscito a tacere e a “rimanere filosofo”, come preannuncia il detto latino scelto come titolo: forse questo tipo di arte visiva non ha ancora esaurito ciò che ha da dire.

Chiara Ciolfi

Roma // fino al 31 luglio 2015
Claus Philip Lehmann – Si tacuisses, philosophus mansisess
MARIO IANNELLI
Via Flaminia 380
06 89026885
[email protected]
www.marioiannelli.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45865/claus-philip-lehmann/

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.