Joan Jonas. Dalla performance al video e ritorno

Padiglione Stati Uniti, Venezia – fino al 22 novembre 2015. They Come to Us without a Word II: da multimedia installation a performance. I diversi livelli dell’opera di Joan Jonas nella loro più complessa composizione.

Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 - photo Moira Ricci
Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 - photo Moira Ricci

CHI È JOAN JONAS
Entrare nell’opera di Joan Jonas (New York, 1936) vuol dire percorrere molteplici livelli visivi e sonori che l’artista ha collezionato, curato e messo a punto nei suoi oltre cinquant’anni d’attività.
È stata chiamata in quest’edizione a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia con una mostra dal titolo They Come to Us without a Word, che rappresenta l’opera matura di un’artista che, pioniera del video e della performance, ha sviluppato un linguaggio sempre più personale, aprendosi negli ultimi anni a nuove sperimentazioni nel campo dell’arte multimediale.
Di formazione scultrice ha poi inserito nel suo lavoro le dinamiche del corpo, del tempo e del movimento, realizzando numerosi video dove oltre alla sua presenza sono protagonisti animali, oggetti ed elementi naturali.

Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 - photo Moira Ricci
Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 – photo Moira Ricci

DALLA PERFORMANCE AL VIDEO E RITORNO
L’installazione composta per il Padiglione americano si percorre come se fosse un unico spazio e un’unica performance. Attraverso le tre stanze delle api, dei pesci e del vento, il percorso termina con la classroom.
Posizionati su stage-screen incontriamo una serie di vecchi e nuovi video realizzati dall’artista con una speciale tecnica di doppia proiezione, anteriore e posteriore. All’interno di questi due livelli si viene a creare un piccolo palco attorno al quale si muovono dei performer, in questo caso un gruppo di bambini. La stessa struttura è impiegata anche nella nuova performance che ha preso vita al Teatro Piccolo Arsenale, diretto proseguimento della mostra.
La composizione di azioni live, proiezioni video e accompagnamento sonoro già sperimentata dall’artista nella performance Reanimation (2012) realizzata per dOCUMENTA (13) viene oggi riproposta in quest’opera in cui, per la prima volta nella sua carriera, Joan Jonas intraprende un processo contrario di “traduzione”: dall’installazione alla performance.

Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 - photo Moira Ricci
Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 – photo Moira Ricci

UN’AZIONE TEATRALE
I disegni e gli oggetti di scena utilizzati nella mostra e nello spettacolo sono maschere, bastoni, cerchi, specchi, coni; forme semplici ed elementari intimamente legate all’immaginario dell’artista. Ad accompagnare le azioni teatrali e le forme rituali è la sua voce, che narra ghost stories provenienti da un paese della Nova Scotia in Canada dove fin dagli Anni Settanta Jonas trascorre parte del suo tempo.
Grande particolarità dell’opera di quest’artista è la sua capacità di costruire molteplici livelli tra loro indipendenti che agiscono contemporaneamente a creare uno spazio e un tempo multipli, come anche una struttura che negli anni è stata sempre aperta e suscettibile al cambiamento. Nel periodo trascorso a Venezia per la preparazione dello spettacolo, nuovi oggetti e suggestioni sono entrati nella costruzione dell’opera, la quale da forme d’improvvisazione si è composta fino ad arrivare a una dimensione stabile, più vicina a un testo teatrale.

Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 - photo Moira Ricci
Joan Jonas, They Come to Us without a Word II, 2015 – photo Moira Ricci

LE MANI DI JOAN JONAS
Insieme a Joan Jonas è presente sul palco il compositore Jason Moran che esegue live le musiche d’accompagnamento. Tra i diversi attori anche alcuni dei bambini protagonisti dei video, che nel caso della performance sono stati chiamati a relazionarsi con l’immagine proiettata di loro stessi.
L’atmosfera creata dai diversi elementi messi in scena rimanda ad antiche tradizioni popolari, a un mondo animato da animali, presenze e ombre. Come in tutti i lavori precedenti, anche in questo caso alcune delle immagini utilizzate esistono da anni mentre altre parti prendono vita live. Una telecamera a circuito chiuso posta sul palco permette di vedere le mani dell’artista che sovrappongono immagini e piccoli testi.
La presenza e il dinamismo che Joan Jonas ha sul palco sono un forte elemento di coinvolgimento per un’artista che dimostra qui tutta la sua esperienza. Dopo i grandi riconoscimenti ricevuti negli ultimi anni in Europa, ottiene adesso la sua consacrazione a livello internazionale, riscuotendo con questa nuova performance un grandissimo successo nel pubblico, che dopo la prima dello spettacolo ha accolto l’artista con lunghi e animati applausi.

Flavia Culcasi

Venezia // fino al 22 novembre 2015
Joan Jonas – They Come to Us without a Word
a cura di Ute Meta Bauer e Paul C. Ha
PADIGLIONE STATUNITENSE
Giardini della Biennale
[email protected]
www.labiennale.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/44431/56-biennale-joan-jonas/

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Flavia Culcasi
Flavia Culcasi (1990) si occupa di fotografia e arte contemporanea concentrandosi sugli aspetti critici e teorici delle due discipline. Dopo una laurea in Psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma, si trova attualmente a Venezia per concludere il corso di laurea magistrale in Arti Visive presso l’Università IUAV. Scrive regolarmente per Artnoise, magazine per il quale ha seguito gli eventi della 56. Biennale d’Arte di Venezia e collabora con altre riviste del settore.