Serialità del Classico. Alla nuova Fondazione Prada

Fondazione Prada, Milano – fino al 24 agosto 2015. Anche se il British Museum non avesse concesso determinati prestiti a Salvatore Settis, l’impianto critico del curatore prevale come un gesto performativo. E lo sguardo sull’unicità classica si tramuta nella reiterazione collettiva di stilemi e forme, all’interno dell’esposizione di sessanta opere.

Serial Classic – veduta della mostra presso la Fondazione Prada, Milano 2015
Serial Classic – veduta della mostra presso la Fondazione Prada, Milano 2015

LA NUOVA FONDAZIONE PRADA
A guidare scientificamente la Fondazione Prada, nei prossimi mesi, sarà una struttura aperta composta da un comitato curatoriale interno, costituito dal sovrintendente Germano Celant e da figure di pensiero quali curatori, architetti e teorici; che cambieranno formazione nel corso del tempo e che contribuiranno a elaborare differenti progetti, conformati sull’estrema eterogeneità degli spazi espositivi all’interno della vecchia distilleria riqualificata da Rem Koolhaas.
Tra la ricostituzione di Lingotti nord e sud, un Deposito, un Bar, un Cinema e una Cisterna, lo spazio mostre centrale, il Podium, si profila come l’unico corpo architettonico ad essere fasciato da pareti trasparenti, in vetro. Il primo spazio posto nel cuore di una cornice di volumi, sito frontalmente rispetto all’ingresso, all’incedere del percorso di qualsiasi visitatore e dunque primo a essere attraversato dallo sguardo.

CLASSICO E CONTEMPORANEO
Qui Salvatore Settis e Anna Anguissola hanno disposto un itinerario di oltre sessanta opere dedicato all’arte classica e allo statuto della sua riproducibilità dal titolo Serial Classic. Non solo una mostra, secondo Miuccia Prada, ma “un gesto politico (e contemporaneo) che dimostra che l’originale assoluto non esiste. Sebbene tutt’attorno i 19mila metri quadrati della Fondazione offrano l’esposizione di lavori che raccolgono alcuni percorsi di De Maria, Gnoli, Fontana, ma anche Scarpitta, Carsten Höller, Atelier Van Lieshout, Hirst, Twombly, Vezzoli e Baldessari, la prima mostra programmatica, dunque temporanea, di largo Isarco si mostra immune esteticamente al suo stesso tempo e getta uno sguardo sulla linea cronologica dell’arte che risuona come una dichiarazione di poetica netta. Nei limiti d’estensione di una ricerca sul classico in una fondazione della contemporaneità.

Serial Classic – veduta della mostra presso la Fondazione Prada, Milano 2015
Serial Classic – veduta della mostra presso la Fondazione Prada, Milano 2015

LA COPIA PRIMA DELL’ORIGINALE
Il primo livello del Podium, tra l’assenza prestabilita di statue bronzee e cinque discoboli, i frammenti di diverse parti anatomiche – dai riccioli, ai piedi, alle dita, ai nasi, ai volti, chiusi in un’elegante bacheca – rievocano l’assenza antinomica di frammenti di statue bronzee di età classica provenienti dagli scavi di Olimpia.
Una ricerca costellata da un insieme di altorilievi che dovrebbe rievocare non solo la scomparsa, nei secoli, di un consistente numero di statue – numero che si estende dai mille ai tremila esemplari stimati – ma che dovrebbe anche, attraverso l’esposizione complanare e seriale di medesimi ritrovamenti – componenti anatomiche di riproduzioni tridimensionali – mettere in luce il rapporto tra gli originali perduti e i loro piedistalli, talvolta semplicemente vuoti, istoriati dalla grafica, delineando una tensione tra originale e copia, oppure tra originale e una sua poco attenta rielaborazione.

CLASSICO COME PERFORMANCE
Nonostante i prestiti forniti da musei come il Louvre, il British e dal Museo nazionale di Tehran, la ricostruzione archeologica e storica prevale sulla selezione di reperti presentata, arrivando a supportare un gesto performativo che, per chiunque abbia mai visitato i grandi musei dedicati all’arte classica, può risultare inconsistente per avvallare uno sguardo più ampio.
Resta indubbio il fatto che i due curatori abbiano voluto mostrare nell’antichità un modello, un esempio “di come qualsiasi cultura possa morire ma anche rinascere dalle sue stesse ceneri. Se ci affacciamo sull’arte classica con strumentazione archeologica stiamo dicendo che la narrazione dell’archeologia e dei suoi metodi e la narrazione della civiltà greca si innervano e si legittimano a vicenda”.

Ginevra Bria

Milano // fino al 24 agosto 2015
Serial Classic
a cura di Salvatore Settis
FONDAZIONE PRADA
Largo Isarco 2
02 56662611
visit.milano@fondazioneprada.org
www.fondazionepreda.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/44383/serial-classic/

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.