Nessun dorma! A Vienna va in scena l’insonnia

21er Haus, Vienna – fino al 7 giugno 2015. Alla ricerca del sonno perduto. Prendi Proust, non è forse vero che compose parti consistenti della sua “Recherche” standosene a letto? Dunque, la notte! È vasta, variegata e luciferina l’estetologia del binomio insonnia/letto che il curatore Mario Codognato ha affrescato al museo. A pochi giorni dalla chiusura, siamo tornati a darci un’occhiata.

Elmgreen & Dragset, Temporarily Placed, 2002 – Courtesy Sammlung Boros, Berlin
Elmgreen & Dragset, Temporarily Placed, 2002 – Courtesy Sammlung Boros, Berlin

LETTO E INSONNIA
Eterna e maligna antagonista del sonno: ecco l’insonnia, lo spettro che nottetempo non si fa scrupolo di tormentarci fino al far del giorno. E dunque il letto, luogo ricco di miti e di riti, di fantasie e incubi. In verità, testimone dell’inizio e della fine, giacché “la maggior parte delle persone nasce e muore in un letto”. Ci s’imbatte subito in questo paradigma leggendo il testo principale nel catalogo della mostra che Mario Codognato ha ideato e curato al 21er Haus di Vienna, e che s’intitola Sleepless. The bed in history and contemporary art. Un itinerario storico-artistico lungo e tortuoso, una spedizione nell’entroterra della notte, una anabasi tenebrosa, appunto, con la complicità di 140 artisti di fama.
Altro che approdo al sonno e al riposo del corpo come della mente. Non di rado il letto è il luogo di stati di veglia forzata, di turbamenti, angosce, pensieri e desideri, o teatro di comportamenti solitari o collettivi. E allora, buongiorno notte! La mostra ci ricorda innanzitutto come il letto sia un grande protagonista della storia umana; e tanto più lo è da oltre un secolo per via di quel “plusvalore” semantico attribuitogli dall’indagine freudiana sull’inconscio.

Anselm Kiefer, Heaven’s Cliff, 2011-12 – Courtesy Galerie Thadeus Ropac
Anselm Kiefer, Heaven’s Cliff, 2011-12 – Courtesy Galerie Thadeus Ropac

SDRAIARSI CON L’ARTISTA
Robert Gober, tra i primi artisti del percorso espositivo, dà subito una certa piega alle cose servendosi di una culla dalla struttura completamente obliqua a rendere esplicito il fatto che fin dalla prima infanzia siamo vittima di traumi che condizioneranno l’esistenza futura. Ma il benvenuto ai visitatori lo hanno già dato, all’ingresso, i vecchi letti di ferro di Anselm Kiefer, arrugginiti e accatastati l’uno sull’altro. Oggetti sinistri come lo è, per altro verso, il letto in ferro di Mona Hatoum la cui superfice ha la caratteristica ingigantita di una grattugia di formaggio.
All’opposto, il dittico fotografico di Oliviero Toscani mostra un letto come si deve, con la superfice candida e soffice su cui una giovane coppia, esibendosi e fotografandosi in disinvolti rapporti sessuali, si offre compiaciuta al voyerismo di un virtuale spettatore. TH.2058 di Dominique Gonzales-Foerster rievoca – in modo purtroppo inefficace – l’apocalittica installazione di letti a castello ospitata nel 2008 nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra.

LETTO D’AMORE, LETTO DI MORTE
Ordinata in sezioni tematiche, l’esposizione pone di continuo scenari di autentiche drammaturgie in cui talvolta gli artisti stessi paiono restarvi intrappolati. Puntuale l’inserimento di Artemisia Gentileschi con il capolavoro della biblica notte insonne di Giuditta che decapita Oloferne, colto nel sonno sul proprio letto. Nell’opera vi si riflette la tormentosa smania di vendetta vissuta dalla pittrice per lo storico stupro di cui fu vittima.
Inevitabilmente, la mostra sonda temi erotici, ma evoca anche trame letterarie, vedi Pierre Klossowski di cui si mostra un grande e bel disegno a colori d’ispirazione surrealista. Ci si inoltra anche nel tunnel della malattia, della degenza, fino allo stallo finale: la morte, condizione oltre il limite, giacché essa perviene a decretare la cancellazione di tutto, compresa l’insonnia. Vi si lega bene, qui, il letto mostrato da Lucinda Devlin, la cui caratteristica è data da due opposte prolunghe laterali che, grossomodo, conferiscono alla struttura l’aspetto di un crocefisso. E in qualche maniera lo è pure, trattandosi del lettino di una camera della morte mediante l’iniezione letale.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 7 giugno 2015
Sleepless. The bed in history and contemporary art
a cura di Mario Codognato
21ER HAUS
Arsenalstrasse 1
+43 (0)1 79557770
[email protected]
www.21erhaus.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.