Tra lapsus e flashback, lo strano mondo di Danh Vo. A Venezia chez Pinault

Punta della Dogana, Venezia – fino al 31 dicembre 2015. L’artista vietnamita con passaporto danese ha realizzato una mostra, di cui è curatore, dai toni paradossali. Una serie di lapsus, flashback e anomalie rendono l’esposizione un labirinto della mente.

Danh Vo, Beauty Queen, 2013 - Pinault Collection - photo Charlotte du Genestoux
Danh Vo, Beauty Queen, 2013 - Pinault Collection - photo Charlotte du Genestoux

Fallace. Dal vocabolario Treccani: “Che può illudere, ingannare, indurre in errore”. Oppure, più semplicemente: Danh Vo (Bà Rịa, 1975; vive a Berlino). Per capire a fondo l’artista e la sua arte è bene partire da uno dei suoi progetti più noti: nel corso degli anni l’artista vietnamita (con passaporto danese) si è sposato e sistematicamente divorziato. Matrimonio-divorzio. Lo scopo era rendere un rito così importante per la società moderna un mucchio di cartacce, rendere paradossale uno dei fondamenti dell’umanità.
Danh Vo mette alla berlina le convenzioni, la sfera delle istituzioni. La sua arte mina la normale linearità delle cose e, in cambio, non si aspetta niente. Ecco perché era importante partire da qui: i lavori di Danh Vo vertono, in gran parte, su ciò che gli accade intorno, tra privato e pubblico, e, come una fallacia in un romanzo, generano una falla nella comunicazione. Quindi, prestate attenzione.

Robert Manson, Scènes de la vie quotidienne et types ruraux, 1950 ca. - Pinault Collection
Robert Manson, Scènes de la vie quotidienne et types ruraux, 1950 ca. – Pinault Collection

Adesso avete un’occasione per mettere alla prova la vostra solidità morale e la bravura nell’evitare canti di sirene: Slip of the Tongue è il nome della mostra co-curata da Danh Vo e Caroline Bourgeois, ospitata negli spazi di Punta della Dogana a Venezia. Per rendervi l’idea, ma senza togliervi la curiosità, questa esposizione è paragonabile a un film di Terrence Malick, Tree of Life: non c’è una trama, né un fil rouge, non ci sono certezze e i lapsus sono frequentissimi. I flash-back? Anche. Certo, un nesso tra le opere di Vo e quelle scelte dallo stesso ci sarà, ma a noi non è dato saperlo; potremmo interpretare – attenzione: fallacia –, ma conosciamo il rischio. Allora ecco cosa si fa: si osserva. Danh Vo mescola contenuti e artisti, mettendo in dialogo, volutamente, opere diverse per epoche e per soggetto. Il risultato è una mostra spiazzante, insolita, ammaliante.
Tra le opere presenti c’è anche un quadro del Bellini, prestito delle Gallerie dell’Accademia, ritraente una testa del Redentore. Avete due scelte: passare oltre – il che non significa ritrovarsi in acque migliori – o arrovellarvi il cervello per capire cosa ci fa lì un’opera del 1500. In totale gli artisti esposti sono 35, da Picasso a Piero Manzoni, passando per Rodin e Sigmar Polke, fino a Fischli & Weiss. Slip of the Tongue è stata pensata proprio così: magari risulterà troppo decorativa e poco filologica, magari non uscirete soddisfatti. Però, a differenza di tante altre, questa esposizione ha un fine, certo e chiaro: ingannarvi.

Paolo Marella

Venezia // fino al 31 dicembre 2015
Slip of the Tongue
a cura di Danh Vo e Caroline Bourgeois
PUNTA DELLA DOGANA
Dorsoduro 2
041 5231680
www.palazzograssi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/43686/slip-of-the-tongue/

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.