Nella pancia dell’artista. Due mostre di Marco Di Giovanni a Imola

BeCube, Imola – fino al 21 giugno 2015 // Museo di San Domenico, Imola – fino al 19 luglio 2015. Doppia mostra per Marco Di Giovanni: nella neonata BeCube, per entrare nel suo corpo, e al museo, per una antologica.

Marco Di Giovanni – Una fine – veduta della mostra presso il Museo di San Domenico, Imola 2015 - photo Dario Lasagni
Marco Di Giovanni – Una fine – veduta della mostra presso il Museo di San Domenico, Imola 2015 - photo Dario Lasagni

Chissà come doveva sentirsi Pinocchio nel ventre della balena prima che Geppetto andasse a salvarlo? Chissà che rumori sentiva, cosa vedeva intorno a lui? Ora ci si può fare un’idea più verosimile, dopo essere entrati nella pancia di un artista. Si tratta di quella di Marco Di Giovanni (Teramo, 1976), che ha presentato allo spazio BeCube di Imola l’installazione-performance L’infinito commestibile.
A chi entra nello spazio, ignaro di ciò che lo aspetta, si presenta un rumore strano, non immediatamente decifrabile, che solo con un po’ di attenzione si può riconoscere come familiare. Si tratta infatti di una traccia audio che Gianluca Favaron, “artigiano digitale del suono”, ha ottenuto elaborando i rumori di masticazione, deglutizione e digestione dell’artista. Il grande spazio industriale risuona, perciò, come se fossimo nella pancia di Di Giovanni.

Marco Di Giovanni – L’infinito commestibile – veduta della mostra presso BeCube, Imola 2015 - photo Dario Lasagni
Marco Di Giovanni – L’infinito commestibile – veduta della mostra presso BeCube, Imola 2015 – photo Dario Lasagni

Da qui, poi, un lungo percorso disegnato da una tovaglia a scacchi bianchi e rossi ci accompagna attraverso ciò che ha prodotto quei suoni, i cibi cioè che l’artista ha ingerito.
Dal 18 maggio del 2014, giorno del suo compleanno, Di Giovanni disegna su fogli di carta gialla da macellaio tutto ciò che mangia, e lo farà ancora per qualche giorno, perché la performance, se così vogliamo chiamarla, si concluderà lo stesso giorno di quest’anno e, chissà, forse l’allestimento potrebbe subire qualche modifica.
Il tempo, in qualche modo, ha sempre fatto parte del lavoro di Di Giovanni, che si trattasse di osservare il moto terrestre da una lente o una stanza immobile dentro una valigia, che prendesse spunto da antichi riti nordici o azzerasse le coordinate spazio-temporali con bianchi abbacinanti. In tutti questi casi, comunque, Di Giovanni ha sempre raccontato tempi storici, quasi cosmici, chiusi in cicli infiniti. È la prima volta qui che parla di sé in prima persona.
Appare forse troppo facile l’abusata citazione feuerbachiana,l’uomo è ciò che mangia”, ma qui calza a pennello perché, se il filosofo sosteneva con questa frase che esiste un’unità inscindibile fra psiche e corpo e che per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio, non parlava di cibo nel senso comune del termine, ma di cibo per il pensiero, di idee, di cultura e di arte.

Marco Di Giovanni – Una fine – veduta della mostra presso il Museo di San Domenico, Imola 2015 - photo Dario Lasagni
Marco Di Giovanni – Una fine – veduta della mostra presso il Museo di San Domenico, Imola 2015 – photo Dario Lasagni

Ecco, questo è l’ultimo dei progetti di Marco Di Giovanni. Chi volesse capire meglio al suo passato trova una sorta di antologia della sua ricerca al Museo di San Domenico nella mostra “Una fine”, curata, anche questa come quella a BeCube, da Maria Katia Tufano. Qui si parte con due oggetti-valigia, Andata e Ricordo, per passare ai lavori ispirati alle tradizioni nordiche, attraverso Le porte di Solarolo sistemate come una capanna ma sfondate al centro per guardarci dentro, fino a quelli realizzati con le agende Moleskine aperte alla pagina dei fusi orari e composte a disegnare i contorni precisi della montagna vicino alla quale è nato.
I lavori di Di Giovanni stimolano sempre la curiosità dello spettatore, quella vena voyeuristica che fa spiare attraverso le lenti che separano il mondo esterno dal microcosmo interno degli oggetti che l’artista propone. Salvo poi scoprire che quel microcosmo è invece rappresentazione di spazi e tempi assai più ampi di quelli in cui la nostra vita è costretta.

Chiara Pilati

Imola // fino al 21 giugno 2015
Marco di Giovanni – L’infinito commestibile
a cura di Maria Katia Tufano
BECUBE
Via Fanin 16
333 6492298
[email protected]

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42930/marco-di-giovanni-linfinito-commestibile/

Imola // fino al 19 luglio 2015
Marco di Giovanni – Una fine
a cura di Maria Katia Tufano
MUSEO DI SAN DOMENICO
Via Sacchi 4
0542 602609
[email protected]
www.comune.imola.bo.it/museicomunali

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42929/marco-di-giovanni-una-fine/