Picasso e Dalí. Un confronto al Museo Picasso di Barcellona

Museu Picasso, Barcellona – fino al 28 giugno 2015. Un milione di euro per raccontare il rapporto fra Pablo Picasso e Salvador Dalí. Con ottanta opere provenienti da collezioni private e da venticinque musei sparsi in tutto il mondo.

Salvador Dalí, Bañistas de Es Llaner, 1923, Fundació Gala-Dalí, Figueres
Salvador Dalí, Bañistas de Es Llaner, 1923, Fundació Gala-Dalí, Figueres

Il primo incontro tra Salvador Dalí (Figueres, 1904-1989) e Pablo Picasso (Málaga, 1881 – Mougins, 1973) avvenne nel 1926 a Parigi: “Sono venuto a trovarla, ancor prima di visitare il Louvre”, disse entusiasta il giovane Dalí quando entrò nello studio del maestro andaluso. Ma l’ammirazione di Dalí per Picasso nasce ancor prima di questo incontro e viene alimentata dalle tracce che Picasso lascia in Catalogna, la terra del surrealista. A Barcellona, infatti, Picasso trascorre l’adolescenza e a Cadaqués è ospite, nell’estate del 1910, della famiglia Pichot. E nei primi anni di formazione, Dalí entra a contatto con l’arte di Picasso anche grazie alle lezioni estive impartite a Cadaqués proprio da Ramon Pichot.
Testimonianza di quest’ammirazione è il Ritratto di mia sorella, iniziato da Dalí nel 1923 e modificato l’anno successivo. L’artista ribalta il quadro e aggiunge un secondo personaggio, tipicamente picassiano, mantenendo però il volto della prima versione.
La relazione tra i due artisti è ricostruita nell’ambizioso percorso espositivo del Museo Picasso di Barcellona, che ha come obiettivo quello di evidenziare aspetti finora sconosciuti dell’interazione tra i due geni dell’arte. Settantotto sono le opere selezionate da William Jeffett, curatore della mostra nonché direttore del Dalí Museum di St. Petersburg, e dal co-curatore Juan Jose Lahuerta.

Salvador Dalí, Chaqueta afrodisíaca, 1936, The Dalí Museum, St. Petersburg
Salvador Dalí, Chaqueta afrodisíaca, 1936, The Dalí Museum, St. Petersburg

Tra dipinti, disegni, collage, sculture e documenti, che includono la corrispondenza inviata a Picasso da Gala e Dalí, emerge La profanación de la hostia di Dalí, opera che dagli Anni Trenta non è stata più esposta in Europa. Tra gli altri capolavori daliniani, Retrato de mi hermana, Mesa delante del mar. Homenaje a Erik Satie, Bañistas de Es Llaner, Chaqueta afrodisíaca, Premonición de la Guerra Civil.
Di Picasso, invece, spiccano tra le altre opere Naturaleza muerta con busto antiguo, Grupo de desnudos femeninos, Naturaleza muerta delante de una ventana, Saint-Raphaël.
Dall’analisi dell’opera picassiana Dalí passa allo sviluppo di un linguaggio artistico proprio, totalmente surrealista, evidente nella serie di oggetti manipolati presenti in mostra. L’oggetto viene liberato dal suo significato abituale, come in Giacca afrodisiaca decorata con bicchieri di liquore e presentata nel 1936 all’Exposition Surréaliste d’Objets nella Gallerie Charles Rotton di Parigi.
A conclusione del percorso espositivo, oltre un riferimento al maestro spagnolo per eccellenza, Velázquez, l’ambiguità daliniana presente sia nelle opere sia nella vita dell’artista si esprime nel ritratto allegorico di Picasso realizzato da Dalí. La duplice interpretazione dell’opera scatena un dubbio: sincera ammirazione o mera emulazione? “La gelosia degli altri pittori è stata da sempre il termometro del mio successo”, dichiara Dalí nel suo Diario di un genio, a conferma del narcisismo comportamentale e del ben noto delirio di onnipotenza di un allievo che crede di aver superato e schiacciato il maestro.

Ilaria Termolino

Barcellona // fino al 28 giugno 2015
Picasso_Dalí, Dalí_Picasso
a cura di William Jeffett e Juan Jose Lahuerta
MUSEU PICASSO
Carrer Montcada 15-23
+34 (0)93 2563000
[email protected]
www.museupicasso.bcn.cat

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Ilaria Termolino
Ilaria Termolino nasce a Roma nel 1988, laureata in studi storico-artistici presso l’Università La Sapienza con una tesi dal titolo “L’arte contemporanea catalana durante la dittatura franchista. Il caso Dau al Set”. Vive e lavora come curatrice e ricercatrice indipendente a Barcellona. Nutre interesse nei confronti delle problematiche che gli artisti hanno dovuto affrontare nei duri anni della dittatura franchista, mantenendo attive collaborazioni con i pochi artisti tuttora viventi. Porta avanti un progetto espositivo itinerante sulla Catalogna surrealista.