La Rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí a Ferrara

Palazzo dei Diamanti, Ferrara – fino al 19 luglio 2015. “La Rosa di fuoco” rivive il rovente passaggio al Novecento di Barcellona nell’illusione del Modernismo. Un caleidoscopio di colori insieme a Picasso e Gaudí, ma i risvolti sono torbidi.

Hermen Anglada Camarasa, Champs Elysées, 1904 - Museu de Montserrat
Hermen Anglada Camarasa, Champs Elysées, 1904 - Museu de Montserrat

BARCELLONA NON È PARIGI
Se il cambiamento scientificamente è l’unica costante, il modo in cui lo si affronta fa la differenza. Che si tratti di morte o “Rinascenza”, a fine Ottocento Barcellona è pronta a vivere la sua rivoluzione: il vento del Modernismo soffia da nord-est, dalla Parigi Art Nouveau, e nel 1888 scompiglia la capitale catalana all’apertura dell’Esposizione Universale. Sotto i riflettori dell’Europa, esibisce l’arrivo dello sviluppo industriale e urbano, allentando la presa sulle radici medievali e rurali. La miccia è la sete di progresso, ma nelle mani degli anarchici la città divampa. I mucchi di sogni accatastati della “Rosa di fuoco” nel 1909 ardono fino alla cenere, culminando nelle violente repressioni della “settimana tragica”.

Hermen Anglada Camarasa, Il pavone bianco, 1904 - Colección Carmen Thyssen-Bornemisza
Hermen Anglada Camarasa, Il pavone bianco, 1904 – Colección Carmen Thyssen-Bornemisza

UN VENTENNIO DI CONTRADDIZIONI
I curatori rievocano magistralmente il ventennio delle contraddizioni, in una Barcellona irruente non per nascita ma per deformazione: non solo pittura e scultura, i Llorens indagano le arti grafiche, il design, l’oreficeria e il teatro wagneriano. Lo spettatore passeggia per i vicoli lastricati di Gaudí, lo sguardo si perde nel firmamento di fili metallici del modello sospeso per la chiesa della Colónia Güell; si ferma per un bicchiere di vino all’osteria-fucina Els Quatre Gats, insieme a Casas, Rusiñol e al giovane Picasso. La sobria intimità degli interni borghesi stride, al calare della notte, con gli ostentati eccessi di un’insonne modernità sull’orlo della perdizione: Barcellona ha l’anima viziosa della Morfinomane di Rusiñol, che langue in uno spasmo di semincoscienza e sogni infranti. Le ninfe di Anglada Camarasa, vaporose e iridescenti, sono i fuochi fatui della notte peccaminosa, ma nei loro volti di teschio gli occhi assenti sono guizzi d’anime perdute; e Coquiot, il “burattinaio infernale” di Picasso dal ghigno mefistofelico, si compiace nel turbinio infiammato del can can.

Isidre Nonell, Due gitane, 1906 - Barcellona, Colección El Conventet
Isidre Nonell, Due gitane, 1906 – Barcellona, Colección El Conventet

I MISERABILI CATALANI
Nonostante le suggestioni dalla Francia, quello sopra Barcellona non è lo stesso cielo di Parigi: in ogni pennellata si nasconde la nota d’inquietudine che trasforma l’inno alla modernità in canto dolente. Nelle tele di Casas le esecuzioni capitali sono rituali d’incappucciati che si celebrano ancora in piazza, mentre la sala da ballo del Moulin de la Galette, guizzante nei capolavori impressionisti, è malinconicamente semivuota.
I “miserabili” arrivano in coda anche nel percorso della mostra, uno strascico che arranca dietro al progresso troppo repentino; le gitane senza volto di Nonell si chiudono ermetiche nei mantelli del colore della notte. Il vortice blu risucchia Barcellona, un tuffo nell’acqua gelida: e dall’abisso sale il monito alla dignità della Ragazza in camicia di Picasso. Il suo sguardo sdegnoso racconta lo scempio che ha dinanzi e quanto alto sia stato il prezzo del cambiamento che Barcellona ha pagato per superare i propri limiti.

Serena Tacchini

Ferrara // fino al 19 luglio 2015
La Rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí
a cura di Tomás Llorens e Boye Llorens
PALAZZO DEI DIAMANTI
Corso Ercole I d’Este 21
0532 244949
[email protected]
www.palazzodiamanti.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/43913/la-rosa-di-fuoco-la-barcellona-di-picasso-e-gaudi/

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Serena Tacchini
Serena Tacchini è laureata in Lettere moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi in letteratura italiana sul colorismo poetico del padre dell’ermetismo, Camillo Sbarbaro. Attualmente si sta specializzando in Archeologia e Storia dell’arte presso lo stesso campus milanese. Collabora dal 2010 con lo studio padovano di architettura e design DesignUnit. Spirito solitario, perfeziona le sue grandi passioni: l’arte in tutte le sue declinazioni e la scrittura. Da marzo 2015 è contributor per Artribune.