Cy Twombly a Venezia: oltre Pollock e Warhol

Ca’ Pesaro, Venezia – fino al 13 settembre 2015. Cy Twombly si è spento a Roma nel 2011: un artista incredibilmente creativo, dalla pittura potente e ricercata. Non si è mai riuscito a catalogarlo in qualche nicchia artistica, perché sempre discostante dal gusto e dalle tendenze artistiche del dopoguerra americano. Una mostra ne ripercorre la carriera con una ricca e pregiata selezione di opere.

L’8 agosto del 1949 il settimanale Life dedica uno speciale a Jackson Pollock, il cui titolo recita: “È il più grande pittore vivente degli Stati Uniti?”. Da un paio d’anni Pollock aveva iniziato a dipingere con la tecnica del dripping e le gocce di pittura, oltre che cadere sulle tele, stese per terra, iniziarono a gocciolare anche sugli occhi degli osservatori del tempo. In quegli stessi anni, a più di trecento chilometri da New York, la School of the Museum of Fine Arts di Boston ha un nuovo studente: Edwin Parker Jr.
Uscito dall’accademia, questo ragazzotto di Lexington, in Virginia, stringe una forte amicizia con Robert Rauschenberg e John Cage (da cui trarrà moltissima ispirazione). Questo punto è cruciale. Qui, Edwin Parker Jr. inizia la sua lenta ma inesorabile scalata al panorama artistico del tempo, ma con una prerogativa: superare l’Espressionismo astratto, oltre il Pop di Warhol e Lichtenstein, oltre il New Dada dell’amico Rauschenberg e Johns. Nel 1964 anche l’Italia conosce il lavoro di Edwin Parker Jr, che ormai tutti conoscono come Cy Twombly, invitato a esporre alla Biennale di Venezia.

Cy Twombly, Untitled (Odalisca), 1988 - Cy Twombly Foundation
Cy Twombly, Untitled (Odalisca), 1988 – Cy Twombly Foundation

Fu così, probabilmente, che gli osservatori (europei) del tempo smisero di guardare all’America di Pollock e si concentrarono sulla “terza via” di Twombly: una pittura potente, che incorpora segni e scrittura, a volte delicata a volte molto forte. Era la sua arte nell’arte: riconciliare la tradizione della pittura europea a un nuovo linguaggio d’astrazione. Non è il caos a dominare le opere pittoriche di Twombly, anzi, a ben guardare si scova sempre la traccia reale cui sono legate; è la sua incomparabile creatività che rende temi universali, come l’amore, la bellezza e la morte, momenti unici e irripetibili, fissati, con toni caldi, nelle sue grandi tele.
Cinquantuno anni dopo la Biennale del ’64, i Musei Civici di Venezia dedicano una grande retrospettiva al maestro scomparso nel 2011 a Roma, Cy Twombly: Paradise. In mostra a Ca’ Pesaro, dalle pitture murali su legno del 1951 fino ai lavori realizzati nel 2011, l’anno della morte, con otto tele di gesti barocchi. La sua arte e la sua ricerca dell’antico furono i motivi per cui, gradualmente, si allontanò sempre più dai suoi contemporanei e dal gusto dei tempi. Per questo Twombly non trovò mai davvero una corrente di appartenenza e fu sempre difficile catalogarlo, e tanto bastò per essere trascurato; mentre correvano veloci, sulla linea principale dell’arte del Dopoguerra, Pollock e Warhol.
Dobbiamo aspettare il 1994, quando il Moma di New York gli dedica una retrospettiva: il riconoscimento in patria avviene da lì, quarantacinque anni dopo quel titolo della rivista Life.

Paolo Marella

Venezia // fino al 13 settembre 2015
Cy Twombly – Paradise
CA’ PESARO
Santa Croce 2076
041 721127
[email protected]
www.visitmuve.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/44258/cy-twombly-paradise/

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.