Charles Pollock: un secolo americano chez Peggy Guggenheim

Collezione Peggy Guggenheim, Venezia – fino al 14 settembre 2015. L’anno di Pollock organizzato dalla Guggenheim di Venezia rivela una sorpresa inaspettata: un artista di grande talento che è sopravvissuto al più noto fratello Jackson. Attraversando mode e tendenze, per sviluppare un discorso creativo variegato e coerente.

Charles Pollock, Vagoni ferroviari, 1934 ca. - inchiostro e acquerellatura su carta, Collezione privata - © Charles Pollock Archives
Charles Pollock, Vagoni ferroviari, 1934 ca. - inchiostro e acquerellatura su carta, Collezione privata - © Charles Pollock Archives

La retrospettiva su Charles Pollock (Denver, 1902 – Parigi, 1988) curata da Philp Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, è un vero saggio sulla storia dell’arte americana dal primo dopoguerra agli Anni Settanta.
Le carte d’archivio e la documentazione reperita nell’archivio personale della famiglia dell’artista mostrano un’inedita documentazione relativa alle relazioni tra i fratelli, tutti artisti e tutti legati nella loro prima produzione a Thomas Hart Benton, esponente del cosiddetto regionalismo americano.
Se Jackson inizia ad abbandonare il paesaggismo (Vagoni Ferroviari, 1934) in una fase abbastanza iniziale della sua produzione, la crisi di Charles nei confronti dell’arte figurativa arriva nel secondo dopoguerra, quando insegna design e tipografia all’Università del Michigan. Al 1950 appartiene infatti il primo dipinto non figurativo, Fuochi d’artificio (1950), inevitabilmente legato agli stilemi dell’Espressionismo astratto.

Charles Pollock, Senza titolo (Fuochi d’artificio), 1950 - guazzo su carta montata su pannello, Collezione private, Monaco
Charles Pollock, Senza titolo (Fuochi d’artificio), 1950 – guazzo su carta montata su pannello, Collezione private, Monaco

La svolta nella produzione artistica di Charles giunge in seguito a un viaggio in Messico, visitato nel 1956 – anno della scomparsa di Jackson – quando dipinge la prima corposa serie di dipinti astratti Charpala (1956).
La stabilità offerta dal lavoro di insegnante permette a Charles di viaggiare e prendersi un anno sabatico per studiare arte europea e italiana. L’artista americano parte per il suo personalissimo Grand Tour e, tra il 1962 e il 1963, entra in contatto con alcuni degli artisti italiani che in quel momento stanno rielaborando gli stilemi dell’arte tipicamente americana, tra i quali spiccano Piero Dorazio e Giulio Turcato. Da questo fecondo periodo di scambio e confronto prende corpo la serie Roma, nella quale si apprezza una fase ormai matura di utilizzo del colore in forma espressiva secondo i canoni del Color Field.

Jackson e Charles Pollock, New York, 1930 - © Charles Pollock Archives
Jackson e Charles Pollock, New York, 1930 – © Charles Pollock Archives

La mostra attraversa tutte le tappe creative dell’artista che ritroviamo, nella sua fase matura, ormai trasferito a Parigi, dove continua a dipingere su tela di canapa ampie campiture di colore fino alla fine della sua vita.
Grazie all’iniziativa Pollock365, la Fondazione Guggenheim ha meritoriamente offerto una ribalta a Charles Pollock, con una mostra intensamente curata e didatticamente ineccepibile. Aprendo di fatto nuove prospettive di ricerca storico-critica sulla figura di questo interessante artista che, va detto, non dev’essere considerato solo “il fratello di”.

Chiara Di Stefano

Venezia // fino al 14 settembre 2015
Charles Pollock – Una retrospettiva
a cura di Philip Rylands
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Dorsoduro 701
041 2405411
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42265/charles-pollock/

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Chiara Di Stefano
Chiara Di Stefano (Roma, 1984) è dottore di ricerca in Teorie e Storia delle Arti. Docente e curatrice indipendente, vive tra Udine e Venezia. Si interessa di storia della Biennale di Venezia, arte americana e nuove tecnologie applicate alla didattica museale. Attualmente collabora con Artribune, Giudizio Universale e NPR.