Splendori bronzei dell’Ellenismo. A Firenze

Palazzo Strozzi, Firenze – fino al 21 giugno 2015. Sono autentici tesori che emergono dalle profondità marine. Impigliati nelle reti di increduli pescatori, i bronzi antichi si sono conservati proprio grazie alla loro temporanea perdita. Oggi molti di essi sono esposti a Firenze in una mostra che lascia senza fiato.

Alessandro Magno
Statuetta di Alessandro Magno a cavallo, I secolo a.C., bronzo con intarsi in argento, cm 49 x 47 x 29. Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 4996

La prima opera che si incontra è una base di statua che reca ancora i solchi su cui poggiavano, in origine, i piedi di una scultura di Lisippo, che firmò la pietra. Del celebre artista si dice che avesse realizzato 1.500 pezzi in bronzo, nessuno dei quali ci è giunto intatto. Rimangono molte sculture in marmo e pietra di epoca antica, ma la maggior parte di quelle in bronzo, che le fonti testimoniano essere state le più numerose, è perduta: anzi, “riciclata”, perché il metallo è materiale prezioso e, da sempre, serve per fare le armi e le campane. Serve per fare la guerra e per nutrire lo spirito.
Una stima valuta in poche centinaia le sculture di grandi dimensioni, intere o frammentarie, esistenti nelle collezioni di tutto il mondo. Ora a Palazzo Strozzi, con la collaborazione del J. Paul Getty Museum di Los Angeles, della National Gallery of Art of Washington e della Soprintendenza Archeologica della Toscana, ne hanno messe insieme circa cinquanta, e ognuna di esse, come afferma, giustamente fiero, uno dei curatori, “varrebbe una mostra a sé”. Ma ciò che è straordinario è vederle tutte assieme, con le patine del tempo e della storia che sono passati sulla loro pelle, affiancate in un dialogo che ne rintraccia i modelli e le sintonie ma che dà anche luce a tutte le sfaccettate tendenze dell’arte ellenistica che spesso attingeva al passato – addirittura all’epoca arcaica – per realizzare opere assolutamente contemporanee.

Atena (Minerva di Arezzo). 300-270 a.C.; bronzo, rame; cm 155 x 50 x 50. Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. 248
Atena (Minerva di Arezzo). 300-270 a.C.; bronzo, rame; cm 155 x 50 x 50. Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. 248

L’ellenistica è un’arte (collocabile tra il 356 e il 31 a.C.) che nasce per celebrare il sovrano, da Alessandro Magno in poi: ricerca il fasto e la grandiosità per esaltare le imprese del monarca e dei suoi più stretti rappresentanti, ma dall’altro lato – superata la ricerca di una forma ideale e classica a cui tendere – vuole dare corpo alle emozioni, all’espressività dei sentimenti non controllati, dalla rabbia alla passione. Ecco allora il titolo di questa mostra, che nel “potere” e nel “pathos” trova le due strade parallele per osservare sculture oggettivamente bellissime e ancora ricche di intarsi policromi negli occhi e nelle labbra, per percorrere le tappe delle loro scoperte, per ricostruirne – dove possibile – i contesti per i quali esse sono state realizzate o quantomeno i luoghi del loro ritrovamento, spesso casuale.

L’esposizione, infine, è l’ultima impresa firmata James M. Bradburne, che da poche settimane ha lasciato per scadenza dei termini contrattuali la direzione della Fondazione Palazzo Strozzi. Dal 2006 a oggi, insieme a uno staff eccellente, ha cambiato il modo di fare mostre a Firenze, ha introdotto una prospettiva internazionale e una didattica all’avanguardia che conquista grandi e piccini, ha saputo dar vita a esposizioni che si sono meritate primati di qualità e un’ottima affluenza di pubblico. Ci auguriamo che il solco tracciato da Bradburne possa guidare i nuovi vertici dell’istituzione fiorentina, e non solo di quella.

Marta Santacatterina

Firenze // fino al 21 giugno 2015
Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico
a cura di Jens Daehner e Kenneth Lapatin
PALAZZO STROZZI
Piazza degli Strozzi
055 2645155
www.palazzostrozzi.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42995/potere-e-pathos-bronzi-del-mondo-ellenistico

CONDIVIDI
Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.