Declinare le distanze, fra Prato e Parigi

Lato, Prato – fino al 2 maggio 2015. Dodici artisti e tre curatori, due eventi espositivi e un programma di residenze incrociate, fra Italia e Francia. Arriva a Prato la prima fase di “Distances”, all’insegna dell’ibridazione dei percorsi non solo artistici, ma anche curatoriali.

Virginia Zanetti, Walking on the water. Miracle & Utopia, 2013 - photo Pamela Bralia - courtesy l'artista - photo IoGim
Virginia Zanetti, Walking on the water. Miracle & Utopia, 2013 - photo Pamela Bralia - courtesy l'artista - photo IoGim

A poco più di un anno di distanza, secondo step a Prato per il progetto 8+1. Tornano gli stessi otto artisti (più un curatore) dello scorso anno; torna quella caratteristica struttura rizomatica, che al principio si era espansa sfruttando il dialogo tra coppie di artisti, e che ora si arricchisce con altre quattro (più due) acquisizioni. Ma intanto è mutato il titolo (Distances) ed è cambiato soprattutto l’impianto curatoriale: non più latente, è divenuto immanente alla struttura concettuale del progetto, incentrato appunto sull’indagine delle “distanze”.
Ma la storia può essere anche capovolta. Può partire da The End, mostra curata da Deriva (Valeria Cetraro ed Edouard Escougnou) un anno fa a Parigi, che incontra in quegli stessi mesi il progetto di Matteo Innocenti, per scoprirvi un’affinità. Distances, quindi, nasce come un’esperienza ibrida: incontro e scambio tra artisti e curatori che ambisce a decostruire il caratteristico format dell’evento-mostra, esaltandone al contempo le potenzialità di momento aggregante. Il progetto si sviluppa così in un programma di residenze volte a stimolare un déplacement nei processi creativi, mentre l’esposizione germina fra Italia e Francia: dal 18 aprile, infatti, la troveremo anche presso la Galerie See Studio di Parigi. Non un semplice trasferimento, ma un’effettiva seconda fase, in contemporanea con le ultime due settimane a Prato (e oltre).

Serena Fineschi, Un'altra linea, 2015 - courtesy l'artista - photo Elena Foresto
Serena Fineschi, Un’altra linea, 2015 – courtesy l’artista – photo Elena Foresto

Il “tema” sviluppato dai dodici artisti (più tre curatori) è appunto la distanza. Nella mostra ospitata da LATO, questa emerge a più riprese come una tensione irrisolta, specie in quelle opere che ammiccano più esplicitamente a un futuro sviluppo parigino. Ma il concetto si offre spontaneamente a una miriade di interpretazioni, ed è quindi declinato nelle sue più diverse accezioni, interne all’elaborazione tecnica o emergenti sul piano concettuale, immaginativo o percettivo. Una simile fluidità agevola anche la ripresa di percorsi già compiuti, o la risemantizzazione di opere già realizzate in altri contesti. In tale prospettiva, il lavoro di curatela si configura ancor meglio come uno stimolo non vincolante, che fornisce struttura e supporto per i singoli percorsi di ricerca. E il suo successo si misura qui non tanto nella riuscita della mostra, quanto piuttosto nelle sue mancanze: in quei vuoti e tensioni concettuali che stimolano a completare la distanza, senza esaurire il progetto nella produzione delle opere, ma sviluppandolo nella prospettiva del dialogo.

Simone Rebora

Prato // fino al 2 maggio 2015
Distances
a cura di Matteo Innocenti e Deriva (Valeria Cetraro e Edouard Escougnou)
artisti: Emanuele Becheri, Jessica Boubetra, David Casini, T-Yong Chung, Serena Fineschi, Muriel Joya, Giovanni Kronenberg, Marco Andrea Magni, Audrey Martin, Pia Rondé e Fabien Saleil, Enrico Vezzi, Virginia Zanetti
LATO
Piazza San Marco 13
[email protected]
www.lato.co.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42740/distances/

CONDIVIDI
Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.