Rendering digitali per una pittura analogica. Avery Singer alla Fondazione Sandretto

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino – fino al 12 aprile 2015. In Italia, la prima personale di Avery Singer è a cura di Beatrix Ruf. Con una mostra che nasce in collaborazione con la Kunsthalle di Zurigo e opere inedite realizzate per l’uscita istituzionale.

Avery Singer – Pictures Punish Words - veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2015
Avery Singer – Pictures Punish Words - veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2015

Digitali o analogiche? Ecco il primo dubbio dinanzi alle grandi tele di Avery Singer (New York, 1987) approdate alla Fondazione Sandretto dalla Kunsthalle di Zurigo, di cui Beatrix Ruf ha da poco lasciato la direzione.
Tutte giocate sulle tonalità del grigio, le immagini di Singer sono create grazie a un programma freeware di modellazione 3d, riportate sulle tele con un proiettore, schermate con nastro adesivo e pitturate con un aerografo; un lavoro ossessivo, a detta dell’artista, che dà vita a spazi illusionistici su cui campeggiano piatti e geometrici protagonisti. Attraverso la pittura l’artista rielabora il sintetico mondo delle informazioni digitali la cui iconografia attinge a episodi di cronaca, richiami letterari e opere d’arte, come nella tela Gerty MacDowell’s Playbook (2014) in cui fonde una scena dell’Ulisse di Joyce alla performance Seedbed di Vito Acconci.
Con espedienti cinematografici e dense ombreggiature, si rendono vive forme spigolose e meccaniche che ricordano la forza scultorea dei dipinti di Fernand Léger e l’estetica di superficie delle avanguardie storiche donando, inoltre, presenza e concretezza a informazioni destinate a succedersi continuamente. I personaggi di Singer, principalmente femminili, celano un calore emotivo e un’ironia di fondo che si riversa sugli attuali schemi sociali: è il caso di Heidiland, in cui ritrae una novella Heidi in versione raver. Attraverso sequenze di close-up, fermi immagine e una luce da set, avvia una riflessione meta-artistica che parla del culto dell’artista e della creazione di un’opera (Director, 2014).

Avery Singer – Pictures Punish Words - veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2015
Avery Singer – Pictures Punish Words – veduta della mostra presso la Fondazione Sandretto, Torino 2015

Le tele, appese alle pareti, coinvolgono per la loro dimensione e per la vibrazione plastica donata dalle ombre e dai simboli che sfaccettano e umanizzano i personaggi ritratti che, visti da lontano, sembrano immersi in un flusso digitale di dati. Altre tele si succedono sospese nel corridoio attiguo alla sala espositiva, un percorso a zig zag che svela la vacuità del retro della tela e mette in scena la liquidità del sapere informatico.
Nonostante Avery Singer si serva dell’ottica cinematografica per rendere solide determinate informazioni, la loro natura simulacrale continua a essere rimarcata dal fatto che le sue figure godono di un’immobilità tuttavia resa vibrante dalla sovrapposizione di piani di colore che danno un contrappunto di profondità. Inoltre l’orizzonte atemporale su cui si stagliano e il loro continuo doppiarsi non negano il bisogno dell’artista di storicizzare episodi transeunti e di riflettere sul fare arte e sui cliché del suo mondo.

Martina Lolli

Torino // fino al 12 aprile 2015
Avery Singer – Pictures Punish Words
a cura di Beatrix Ruf
FONDAZIONE SANDRETTO RE REBAUDENGO
Via Modane 16
011 3797600
[email protected]
www.fsrr.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42248/avery-singer-pictures-punish-words/

CONDIVIDI
Martina Lolli
Curatrice e giornalista freelance nei settori di arte e musica. Dopo aver frequentato “La Sapienza” e l’Accademia di Brera (comunicazione e didattica per l'arte contemporanea) conclude la formazione con il corso per curatori CAMPO 14 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Attualmente redattrice per Artribune e OUTsider magazine, si dedica a progetti in cui arte, musica e scrittura si contaminano creando cortocircuiti estetici e favorendo una sensibilità allargata. Ha curato "Quello che rimane", prima personale del collettivo minimalista Minus.log al Museolaboratorio di Città S.Angelo (Pescara, 2016); "Our generation. Pittura emergente in Italia" con A. Zimarino (XVIII Biennale dell'Arte di Penne, Pescara, 2015); "Formazioni della luccicanza" con C. Fiasca a Palazzo Parissi di Monteprandone (Ascoli Piceno, 2015); "INCODEC" con I. D'Alberto, G. De Cerchio e M. Sconci al MUSPAC di L'Aquila (2015). Ha contribuito alla pubblicazione del volume "CORPO estraneo/straniero" (ed. Verdone) dedicato alla storia della performance art in Abruzzo con un capitolo sulla città di Teramo.