Medardo Rosso, la forma assoluta

GAM, Milano – fino al 30 maggio 2015. Il museo meneghino celebra il grande traghettatore della scultura nell’epoca del contemporaneo. Con un percorso significativo di opere, da personaggi come la “Ruffiana” alla spettrale “Madame X”, tra prestiti d’eccezione, confronti e una selezione di fotografie. È Medardo Rosso.

Medardo Rosso – La luce e la materia - veduta della mostra presso la GAM, Milano 2015 - photo Fabrizio Stipari-24 Ore Cultura
Medardo Rosso – La luce e la materia - veduta della mostra presso la GAM, Milano 2015 - photo Fabrizio Stipari-24 Ore Cultura

Più di Rodin, più del primo Matisse, Medardo Rosso (Torino, 1858 – Milano, 1928) è l’inventore della scultura contemporanea. La sua poetica è il trait d’union fra il tardo Ottocento, che ripensa radicalmente l’opera d’arte, e il Novecento, che porta a compimento tale ripensamento con un definitivo cambio di paradigma.
Il suo approccio irriverente ma amorevole verso la materia e la forma sfocia in una coscienza acutissima del rapporto fra realtà e rappresentazione, coniugando alla perfezione forma pura e politica della forma. In anticipo sulle avanguardie, tratta l’opera come autonoma, slegata da referenti obbligati; ma allo stesso tempo come inscindibile dal mondo – ed è il paradosso costitutivo dell’arte contemporanea.
La Galleria d’Arte Moderna, uno dei luoghi medardiani per eccellenza grazie alle sue opere esposte nella collezione permanente, propone una bella monografica a lui dedicata. L’esposizione non si limita ai lavori della collezione, ma col contributo di molti prestiti – tra l’altro dal Musée d’Orsay, dal Musée Rodin e dal Museo Medardo Rosso di Barzio – descrive un percorso significativo.

Medardo Rosso – La luce e la materia - veduta della mostra presso la GAM, Milano 2015 - photo Fabrizio Stipari-24 Ore Cultura
Medardo Rosso – La luce e la materia – veduta della mostra presso la GAM, Milano 2015 – photo Fabrizio Stipari-24 Ore Cultura

All’ingresso, l’accoglienza è affidata alla Ruffiana, esempio di come in Medardo la raffigurazione dei tipi sociali raggiunga una portata universale. Come un Messerschmidt aggiornato alle sfide incombenti di fine Ottocento-inizio Novecento. C’è già tutto o quasi in questo primo volto: il tragico inestricabile dal farsesco, l’interrogazione diretta rivolta dall’opera al visitatore, l’introduzione di una forma inedita di non finito, una lotta feroce con la materia che sembra interrotta a metà senza che per questo sia stato siglato alcun armistizio.
Proseguendo nella mostra si incontrano altri personaggi paradigmatici come il Bookmaker, il Birichino, il Sagrestano. Tocca poi a figure meno “mondane”: la Bambina ridente, il cui rictus fa sembrare incandescente la cera in cui è ricavato; le rappresentazioni dell’amore materno, in cui l’affetto si manifesta toccante e tragico (con Medardo la morte occhieggia nella vita, la dissoluzione nel trionfo della materia); la Grande rieuse, che sovverte tutti i canoni della scultura moderna fingendo di rispettarli; il Bambino ebreo, uno dei capolavori della mostra, anche se dall’impatto meno eclatante a un primo sguardo.

Fotografo non identificato, Medardo Rosso, Dopo una scappata ‐ Gavroche - Fondo Lamberto Vitali, L.V.921 - Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco - © Civico Archivio Fotografico, Milano
Fotografo non identificato, Medardo Rosso, Dopo una scappata ‐ Gavroche – Fondo Lamberto Vitali, L.V.921 – Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco – © Civico Archivio Fotografico, Milano

E poi ecco l’invitata d’onore, un’ospite quanto mai misteriosa e spettrale, la Madame X che arriva da Ca’ Pesaro, un volto in potenza oppure in disfacimento, di cui rimane poco o niente se non un accenno minimo di fattezze. Fino alla conclusione con gli Ecce puer e le Madame Noblet.
Oltre a quella di confrontare diverse versioni della stessa opera, la mostra ha anche l’intelligenza di affiancare alle sculture esempi della fotografia di Medardo Rosso. Una componente non marginale della sua opera, la sperimentazione di una perturbante, modernissima forma di “fotografia plastica”, già intesa come forma d’arte in sé e per sé.

Stefano Castelli

Milano // fino al 30 maggio 2015
Medardo Rosso – La luce e la materia
a cura di Paola Zatti
GAM – GALLERIA D’ARTE MODERNA
Via Palestro 16
02 54914
[email protected]
www.mostramedardorosso.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42316/medardo-rosso-la-luce-e-la-materia/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.