Unedited History. Iran 1960-2014

Maxxi, Roma – fino al 29 marzo 2015. La mostra romana ricostruisce il periodo storico fra l’internalizzazione culturale avvenuta nel periodo dello Scià e i vari passaggi che portano all’Iran di oggi. Catherine David, Odile Burlureaux, Morad Montazami, Narmine Sadeg e Vali Mahlouli ridefiniscono questo percorso. In coproduzione fra Museo d’Arte Moderna di Parigi e Maxxi si ricostruisce “archeologicamente” più di mezzo secolo del passato culturale dell’Iran.

Behzad Jaez, Scuola di studi religiosi, 2001-02
Behzad Jaez, Scuola di studi religiosi, 2001-02

Unedited History raggruppa fotografie, video, dipinti, graphic design e mixed media. Gli anni dello Scià – all’insegna di un necessario incontro con i linguaggi d’avanguardia dell’Occidente – produce artisticamente incontri straordinari: Bob Wilson e la danza indiana, le musiche classiche iraniane e il drumming del jazzista Max Roach, il balletto della Nigeria e la musica modernista-elettronica di Xenakis. Il festival segna la necessità del dialogo fra ovest ed est e introduce la creatività di quest’ultimo in ambito internazionale.
La storia artistica dell’Iran è strettamente aderente alla sua storia politica e la ricostruzione porta in superficie le creatività che non hanno avuto modo di svilupparsi nei chiusi sistemi culturali dettati dalla politica; una creatività che oggi vediamo svilupparsi soprattutto attraverso il cinema con i nomi carismatici di Kiarostami, Makmalbaf, Farhadi, fino all’Orso d’Oro Jafar Panahi.

Manifesto del IX Festival delle Arti di Shiraz-Persepolis, 1970 - grafica Ghobad Shiva
Manifesto del IX Festival delle Arti di Shiraz-Persepolis, 1970 – grafica Ghobad Shiva

Il “processo della modernità” è continuato contro ogni limite imposto dallo Stato, producendo forme espressive di globale comunicazione, purtroppo spesso costrette alla diaspora in Europa o negli Stati Uniti, come Marjane Satrapi con le sue “graphic novel” e i suoi film in animazione, e Narmine Sadeg, di cui si presenta l’installazione Diverted Trajectories su un antico mito sulla società e la religione, mito che in maniera trasparente indica la necessità di una democrazia come forma sociale. L’indagine fotografica di Kaveh Golestan sul quartiere (oggi scomparso) a luci rosse mostra donne rappresentate con dignità in interni semplici e familiari e ha uno sguardo moderno e antimoralistico.

La rivoluzione politico-religiosa e la guerra Iran-Iraq schiacciano e ridefiniscono le strutture della politica come dell’arte, in un pressing fra linguaggi comunicativi di ogni tipo, in cui le arti visive perdono autonomia. Ma le foto di Bahman Jalali dimostrano il volto umano dei soldati, protagonisti e testimoni di una guerra da centinaia di migliaia di morti, a volte smarriti a volte determinati nel mezzo di una scatenata, intollerabile violenza. Gli anni fra monarchia e nuovo regime sono anche gli anni di uno straordinario sviluppo dei linguaggi grafici, una delle presenze che caratterizzano maggiormente la mostra attraverso la ricchezza d’impiego di stili aggiornatissimi ed efficaci; una forma espressiva che si riallaccia alla tradizione della sintesi del segno e del calligramma mediorientale e oggi una delle forme più contemporanee in Iran insieme al cinema. E i grafici sono Koroush Shishegagaran, Morteza Momayez e molti altri.

Mitra Farahani, Prendi la mia testa ma smettila di prendermi la testa, 2014
Mitra Farahani, Prendi la mia testa ma smettila di prendermi la testa, 2014

Le teste tagliate sono diventate l’orribile simbolo di quest’ultimo anno, e l’artista Mitra Faharani disegna figure di soldati o persone che portano in braccio la propria testa tagliata, simbolo della violenza con cui i gruppi di fanatici stanno facendo esplodere i rapporti con l’Occidente e all’interno delle stesse comunità islamiche. I grandi disegni fotografici Bigger than life della Faharani diventano così le Talking Heads, le teste parlanti in un contro-discorso sulla violenza e sulla paura, ma anche sul malinteso, sulla verità e sulla menzogna nei rapporti, dove il titolo stesso suona come una sfida ironica e senza paura: “Prendi la mia testa ma smettila di farmi venire il mal di testa”. Un video introduce questo gioco di ambiguità, ed è il celebre quadro di Caravaggio con Davide e Golia, riletto dall’autrice attraverso il montaggio delle spiegazioni degli studiosi che guidano le visite nel museo e in cui ognuno legge una realtà lievemente diversa. L’individuo e l’individuo decapitato formano una coppia come il ventriloquo e la sua “talking head”, e la testa separata dal corpo continua a parlare e dire verità indicibili.

Lorenzo Taiuti

Roma // fino al 29 marzo 2015
Unedited History. Iran 1960-2014
a cura di Catherine David, Odile Burluraux, Morad Montazami, Narmine Sadeg, Vali Mahlouji
MAXXI
Via Guido Reni 4a
06 39967350
info@fondazionemaxxi.it
www.fondazionemaxxi.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/40484/unedited-history/

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).